Chi è senza peccato scagli la prima pietra

Chi è senza peccato scagli la prima pietra

Dal Vangelo secondo Giovanni(8,1-11)
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adultèrio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adultèrio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Riflessione Biblica di Fra Marcello Buscemi

“Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?” . Meraviglioso! “Donna”, non peccatrice o titoli ancora più degradanti. Non solo la difende, ma gli restituisce la sua dignità di essere umano, di figlia di Dio. “Donna”: e Gesù rimane solo con lei e, a differenza di farisei e scribi, instaura una relazione umana di comprensione e di tenerezza, un dialogo di vero amore. “Nessuno ti ha condannata?”: gli osservanti della Legge mosaica stavano trasgredendo quella legge che volevano applicare a questa povera creatura: “Quando un uomo verrà trovato a giacere con una donna maritata, tutti e due dovranno morire: l’uomo che è giaciuto con la donna e la donna. Così esterperai il male da Israele” (Dt 22,22).

Gesù tace e scrive a terra la loro condanna: portano la donna dinanzi a Gesù per indurlo a condannarla, ma non portano l’uomo che ha abusato di lei. Gesù non è venuto per condannare, ma per salvare: “Andate ad imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mt 9,13). A loro si possono applicare le parole di Gesù: “Vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. E non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza” (Gv 5,42.45). A differenza di loro, Gesù non si fa giudice di questa donna, ma con misericordia la invita a farsi conquistare dall’amore di Dio: “Neanche io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”.

Queste parole non sono solo un invito alla donna, ma a tutti noi a non giudicare: “Tu, perché giudichi il tuo fratello? E tu, perché disprezzi il tuo fratello? Tutti ci presenteremo al tribunale di Dio e ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio. Non giudichiamoci più gli uni gli altri; piuttosto fate in modo di non essere causa di inciampo o di scandalo per il fratello” (Rom 14,10.12-13). Di più: dobbiamo aprirci all’amore misericordioso, che non condanna, ma cerca di recuperare il fratello o la sorella che sbaglia: “Noi, che siamo i forti, abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi. Ciascuno di noi cerchi di piacere al prossimo nel bene per edificarlo. Accogliamoci perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse noi, per la gloria di Dio” (Rom 15,2.7)

Lettura esistenziale di Tiziana Frigione

Gesù scrive con il dito di Dio una nuova legge nei nostri cuori, che non condanna o punisce, ma salva. Contemplando questa scena del Vangelo di oggi, con umiltà e sincerità, possiamo riconoscere che in noi si giocano vari ruoli, in una dinamica che con Gesù, ci fa comprendere che siamo uomini e donne fatti per l’amore e che la nostra vita dipende da come affrontiamo il male. Non possiamo fingere, negare, identificarci con il male e vivere la rabbia, perché Dio vede nei nostri cuori ed è il bisogno di verità che ci libera e ci fa andare incontro alla vita. Con Gesù impariamo che in noi bene e male coesistono e possiamo riconoscere ed attraversare il male, lasciando che sia il bene a trionfare. Siamo tutti scoperti in flagrante, almeno davanti a Dio, poi i più furbi si accontentano di non farsi scoprire dagli altri e coltivano i vizi, quel male sotterraneo al quale è difficile rinunciare e proprio perché nascosto prolifica e sembra non nuocere a nessuno.

In noi Scribi e Farisei, come un Super Io severo giudicano e condannano , alimentando sensi di colpa e vergogna, la paura della punizione. In noi però c’è l’amore , che si abbassa, si china per non farci paura, di fronte alla nostra fragilità, non giudica, non condanna, ascolta e scrive nella nostra terra parole di tenerezza. L’amore sa che la paura genera menzogna, crea mostruosi e minacciosi fantasmi , che paralizzano. Gesù, l’amore in noi, allontana la paura, con la verità scuote l’ipocrisia, smaschera la menzogna. Ecco il male adesso possiamo metterlo al centro, guardarlo, dargli un nome e lasciar cadere quelle pietre , perché non dobbiamo lapidarci, farci del male, ma consegnare a Gesù le nostre ferite, le ombre, le debolezze, senza negarle e nel nostro spazio interiore , luci ed ombre inizieranno a dialogare. Impariamo così ad amarci di più, a perdonarci per andare oltre il male. Il peccato ferisce soprattutto noi stessi, ci separa dall’amore di Dio, ci toglie la libertà di vivere in pienezza. Gesù oggi ci invita ad aver cura di noi stessi, di quella parte interiore fragile che ci ostacola, possiamo consegnarla a Lui perché la porti alla luce e la guarisca. Gesù è l’unico senza peccato, l’unico a poter giudicare , ma non lo fa, riconosce il male, senza identificarlo con questa donna, che sicuramente tremante, impaurita , umiliata, tradita, rimane da sola con lui e finalmente si sente accolta, amata, salvata.

La relazione esclusiva , intima e vera , proprio questo amore le cambia la vita. Questa verità abbatte anche tutta l’ipocrisia, “chi è senza peccato scagli la prima pietra” perché i moralismi, una falsa etica , quell’apparire vuoto, senza cuore verso i fratelli, che identifica il peccatore con il peccato , crea capri espiatori per esibire spietati esempi che calpestano la dignità della persona, senza magari approfondire le storie che ci stanno dietro . Gesù ci mostra che proprio nel male dobbiamo amarci di più ed amare di più i nostri fratelli , non puntare il dito o farli fuori, escluderli . Si perché saper stare accanto, essere intimi ed amare proprio conoscendo la verità dell’altro, come fa Gesù, ci rende fratelli. Conoscere la nostra verità e lasciare che l’amore ci purifichi, ci rende liberi per vivere in pienezza.

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