Noto, a cinque anni dall’Amoris Laetitia Mos. Staglianò scrive alle famiglie della diocesi

Noto, a cinque anni dall’Amoris Laetitia Mos. Staglianò scrive alle famiglie della diocesi

Il  Vescovo di Noto, Monsignor Antonio Staglianò, nel giorno in cui ha celebrato il XII anniversario della sua Consacrazione Episcopale, ha fatto dono alle famiglie della diocesi di un messaggio dal titolo: “Dio Agape è dall’eterno Famiglia. Dal principio Dio-Famiglia al principio Famiglia-Spillover dell’umanità”.
La lettera è stata pensata in occasione del quinto anniversario della promulgazione dell’Esortazione Apostolica Amoris laetitia di Papa Francesco e nell’anno di riflessione dedicato alla famiglia (19 marzo 2021 – 26 giugno 2022).
Mons. Staglianò evidenzia “l’urgenza di tornare a meditare, con maggiore profondità di quanto non sia stato fatto da tutti finora, Amoris Laetitia” e il messaggio si propone di “costituire una pista di lettura” dell’Esortazione del Papa.
“Una meditazione integrale di Amoris Laetitia – scrive il vescovo di Noto – mostrerà come il ‘vangelo della famiglia’ sia la buona notizia che salva da ogni frattura, rigenera da ogni lacerazione, orienta a un futuro di felicità uomini e donne, bambini e ragazzi, giovani e anziani, tutti uniti dal vincolo dell’amore cristiano, ‘sacramento’ dell’amore che è Dio dall’eterno, perché ‘Dio è amore’ (1 Gv 4,68), dall’eterno Famiglia”.
 Il Pastore ricordando la pandemia ancora in corso, scrive che si tratta di “un cambiamento che frantuma le certezze, quelle con cui siamo cresciuti e con cui ci siamo confrontati finora. È una condizione inedita, con un impatto profondo su aspetti umani, sociali, economici, educativi, sanitari”. Inoltre questa situazione di precarietà ha determinato “un clima di sospetto” – si legge ancora nel messaggio – mentre “comportamenti che erano consueti diventano pericolosi, vanno evitati, e il rischio di essere infettati o essere contagiosi è mortifero”, con la conseguenza di una diffidenza nelle relazioni.
Monsignor Staglianò afferma quindi la necessità di “cambiare prospettiva”, l’urgenza di “una conversione seria, un nuovo cominciamento, attraverso un cambio di rotta a trecentosessanta gradi, cioè una metànoia salvifica”.
Cosa vuol dire questo cambio di direzione, lo spiega il vescovo: “Cambiare prospettiva è andare a ricercare le positività da valorizzare e su quelle ricominciare da capo”, abbandonando anzitutto “vittimismo, sensi di colpa”, costruendo “intimità” e “responsabilità per poi riandare al vero senso delle cose”.
Nel titolo del messaggio appare un termine coniato dal mondo scientifico: “spillover”, (traducibile letteralmente con “traboccamento”, “fuoriuscita”, “diffusione”), cioè un evolversi del virus per adattarsi alla novità dell’ospitante e dell’ambiente, trovando nuove possibilità di sopravvivenza e riproduzione.
Il vescovo applica questo termine alla famiglia che è chiamata in questo contesto così incerto a “ricominciare da capo, riadattandosi alle nuove condizioni relazionali, sociali, valutando punti di forza e di debolezza, prendendosi cura della famiglia umana, del pianeta Terra, con senso di responsabilità”.
“Le relazioni marito/moglie o genitori/figli – leggiamo ancora nel messaggio – ci pongono ed educano a queste dinamiche di attenzione all’altro. Sono dinamiche che alimentano la fraternità, nel rispetto dell’altro, con senso di responsabilità, nella gratuità e con coraggio”. Il fratello ha valore intrinseco: il bene che compio nell’altro e la gratuità con cui lo compio, realizza me stesso mettendoci la faccia, pagando di persona”.
Il messaggio insiste poi sulla necessità di comprendere la realtà profonda della famiglia, oltre il punto di vista morale, pedagogico o sociale. Qual è questa realtà? La vita coniugale e familiare è radicata in Dio Padre che è Amore: la sorgente eterna, la gratuità pura. A partire da qui si rivela agli sposi “la loro identità e vocazione”.
Il vescovo sottolinea poi il ruolo della famiglia nella pastorale della Chiesa, posta “in modo trasversale alle altre pastorali. E se la famiglia ha le caratteristiche per attuare questa trasversalità, dall’altra parte suggerisce un metodo relativamente nuovo, che è quello del progetto iniziale di Dio: il Principio Famiglia. Mette al centro l’uomo e la sua capacità di amare, che è sponsale e, dunque, famiglia. La sponsalità ha questa carica di azione e di metodo. Riconoscere il principio famiglia come centro unificatore della pastorale è possibile, perché la famiglia è coinvolta in ogni ambito sociale ed ecclesiale”.
Ecco dunque la sfida per il vescovo: “Ricominciare da capo per la famiglia, tornando all’origine di sé e del mistero che l’abita, assumere finalmente assumere il Principio Famiglia e la familiarità come metodo”.
Per tutto l’anno a venire – si conclude il messaggio – abbiamo la possibilità di leggere Amoris Laetitia, di meditarla, rilanciandone il messaggio straordinario sulla coppia e sulla famiglia, sull’amore. Leggiamola da soli, insieme ad altri, come gruppi e come comunità parrocchiali, con iniziative sgorganti dalla vostra generosa creatività”.
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