Siamo tutti un po’ Giuda e Pietro

Siamo tutti un po’ Giuda e Pietro

Commenti di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».

“Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà”. Il tradimento ferisce il cuore del Signore e vi sono diversi modi di tradirlo. C’è quello di Giuda, che si fa travolgere dall’ingordigia del denaro, ingannando se stesso e gli altri, facendosi paladino dei poveri: “Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si è dato ai poveri? Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro” (Gv 12,4-6). Com’è vero: “Per amore del denaro molti peccano” (Sir 27,1). Di più: “Quelli che vogliono arricchirsi, cadono nella tentazione, nell’inganno di molti desideri insensati e dannosi, che fanno affogare gli uomini nella rovina e nella perdizione. L’avidità del denaro è la radice di tutti i mali; presi da questo desiderio, alcuni hanno deviato dalla fede e si sono procurati molti tormenti” (1Tm 6,9-10). Povero Giuda, deluso dalla sua ingordigia, tradì il Signore: “Giuda, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e degli anziani, dicendo: Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente” (Mt 27,3-4).

C’è il tradimento di Pietro, generoso a parole, ma fragile nel tradurle nei fatti. E il gallo cantò: pianse amaramente e il suo cuore sussultò quando il suo Maestro per tre volte gli chiese: “Pietro, mi ami tu?” (Gv 21,15-17). C’è il tradimento dei discepoli: si guardano spesso con sospetto gli uni gli altri, invece di usarsi misericordia e comprensione: “Col metro con cui giudicati sarete giudicati”; spesso magari usano violenza per difendere verità e giustizia, dimenticando la parola di Gesù: “Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno” (Mt 26,52). Le armi del cristiano sono la fede, la parola e l’amore verso tutti. Ma ciò che è ancora più grave: nel momento della prova “tutti lo abbandonarono e fuggirono” (Mc 14,50). Molti fuggono, perché non sanno seguire Gesù nella via dell’umiliazione e dell’accettazione della volontà di Dio.

Lettura Esistenziale

Oggi siamo invitati a riflettere e riconoscere che il male più grande è rifiutare l’amore, non saperlo vivere in concreto. Fissiamo lo sguardo su Gesù che ha accanto a sé Pietro, Giuda ed il discepolo amato, proseguiamo nel cammino necessario ad ogni discepolo, fino a “chinarci sul petto di Gesù” chiedere “Signore chi è?”, con nel cuore lo stesso amore di Gesù, verso chi è perduto, il desiderio non di svelare il traditore, ma rivelargli il suo amore. Gesù, nel suo cuore, sente il turbamento ed il pianto, ma per il male che Giuda fa a se stesso rifiutandolo, lo sente perché lo ama e lo ama di più , proprio perché è rifiutato. Compie un gesto che solo chi ama può comprendere: offre il pane della comunione proprio a Giuda che vuole tradirlo.

Entra in lui con quel boccone , che immerge e dà direttamente, come segno di amicizia, di amore incondizionato, di salvezza. Nel gesto di amore verso chi lo tradisce si rivela la gloria di Dio, cioè amare chi tradisce, il perduto, che proprio per questo può essere salvato. In Giuda è entrata la luce e quando satana entra in lui è già lì, perché Gesù è in comunione con chi gli fa del male, così è vinta ogni menzogna, Giuda fa esperienza del vero volto di Dio. …E’ necessario accogliere questo amore che salva, non chiudersi nei sentimenti di colpa che trionfano sulla fragilità e ci annientano. L’amore di Dio ci raggiunge nella nostra situazione e ci fa entrare in comunione con lui, nel pane della comunione, proprio perché perduti, proprio perché ne abbiamo bisogno, non è un premio che meritiamo , ma la cura necessaria per il nostro male.

Riconoscerci peccatori ci fa celebrare veramente l’Eucaristia, che è il dono gratuito dell’amore di Dio, è amare come Lui ci ha amati, non solo un rito. Guardando Gesù scopriamo che per glorificare Dio non possiamo rifiutare chi ci rifiuta, ma fare il contrario , solo così realizziamo l’amore vero, facciamo esperienza di lui. Il desiderio di seguire Gesù è dei discepoli, è desiderio di vita, di Dio, che è pienezza di vita e di gioia, ma non basta, perché a volte siamo come Pietro, presuntuosi, crediamo di essere bravi, vogliamo sostituirci a Dio. Anche noi non accettiamo la gratuità dell’amore, mentre la salvezza non è morire per Dio, la salvezza è che Dio muore per noi.

Riconoscere che siamo come Pietro e Giuda, ci permette di fare la loro esperienza, ci fa comprendere che siamo salvati, perché amati gratuitamente, non perché siamo bravi. Siamo imperfetti, come tutti, ma lui ci ama senza condizioni, infatti la nostra sicurezza è che il Signore è fedele nel suo amore. Gesù ci indica come fare a soddisfare la ricerca di Dio, a compiere questo desiderio di incontrare il Signore, ci comanda di essere come Lui che è Amore, non è un obbligo, è un dono. È un comando nuovo perché, dopo aver sperimentato come Lui ci ama, abbiamo un cuore nuovo , capace di amare. Noi vivendo l’amore reciproco, viviamo la vita stessa di Dio, se non c’è questo amore nelle relazioni c’è la morte. Il signore ci mette accanto dei fratelli e delle sorelle da amare, così come sono , grazie a loro possiamo sperimentare la gloria di Dio.

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