Monreale. “Gesù è vivo ed è ancora tra noi” Messaggio per la Pasqua di Mons. Pennisi

Monreale. “Gesù è vivo ed è ancora tra noi” Messaggio per la Pasqua di Mons. Pennisi

Il Vescovo di Monreale Mons. Michele Pennisi augura a tutti i fedeli della sua diocesi una buona Pasqua con un messaggio che ha per titolo “Cristo è vivo ed è ancora con noi”.

“Gesù è risorto, è vivo ed è ancora con noi”. È questo l’annuncio gioioso di Pasqua che da due millenni la Chiesa proclama davanti al mondo, annuncio antico, ma sempre nuovo, che torna a squarciare la notte oscura – oggi ancora di più a causa del coronavirus – di un mondo che vive momenti drammatici col suo bagaglio di morte, malattie, paure, insicurezze economiche, incertezze per il futuro.

Un’antica omelia definisce la Pasqua: «Festività comune di tutti gli esseri, invio nel mondo della volontà del Padre, aurora divina di Cristo sulla terra, solennità perenne degli Angeli e degli Arcangeli, vita immortale del mondo intero, nutrimento incorruttibile per gli uomini, anima celeste di tutte le cose» (Anonimo Quartodecimano, sec. II).

Alla luce della Pasqua di Cristo vogliamo gridare a tutti che la nostra vita, anche se attraversa momenti difficili, non è oppressa dalla mancanza di speranza. Noi cristiani abbiamo la consapevolezza che Dio è presente nella storia, anche quando la sua presenza non viene percepita. Cristo risorto non ha tolto il male dal mondo, ma lo ha vinto alla radice, opponendo alla prepotenza del male, l’onnipotenza del suo Amore.

La resurrezione di Cristo è l’inizio della “nuova creazione” che apre una vita profondamente nuova, irradia nuova luce sul nostro presente e sul nostro futuro; la sua forza è in continuo crescendo: «Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» (Rm 8,22).

Nell’annuncio della resurrezione di Gesù hanno una particolare missione gli angeli. Da loro è comunicato alle donne e dalle donne è arrivato agli Apostoli ed anche a noi, attraverso una catena ininterrotta di testimoni autorevoli. Anche noi cristiani abbiamo ricevuto la missione di “angeli”, messaggeri della resurrezione di Cristo, testimoni della sua vittoria sul male e sulla morte, portatori del suo amore divino. La speranza cristiana che scaturisce dalla Resurrezione di Cristo deve essere testimoniata nella vita di ogni giorno, caratterizzata dalla gioia, dall’amore, dall’umiltà, dalla mitezza, dalla capacità di perdono e di misericordia.

Come Vescovo, successore degli Apostoli che videro il Risorto e come “angelo” della Chiesa di Dio pellegrina in Monreale, sento forte l’imperativo di trasmettere la gioia che pervase il cuore dei Dodici e di confermare nella fede pasquale quanti il Signore mi ha affidato, perché alimentino il fuoco della carità e vivifichino la speranza nel compimento delle promesse di Dio.

L’annuncio che Cristo è risorto, al cui ritmo batte perennemente il cuore della Chiesa, ci dà la garanzia che i nostri peccati sono perdonati, le nostre lacrime sono asciugate, la nostra solitudine esistenziale è superata, la nostra noia mortale è vinta.

Oppressi e angustiati da tanti problemi, personali e mondiali, da promesse illusorie, abbiamo bisogno di una speranza che non delude. Se Gesù Cristo non fosse risorto, la speranza umana resterebbe una speranza povera e le ingiustizie, le violenze, l’illegalità, la corruzione e la morte continuerebbero a

dominare inesorabili.  La nostra speranza non è un’utopia ma è una Persona: il Signore Gesù che riconosciamo vivo e presente in noi, nella Chiesa e nel mondo.

Nella Pasqua, Cristo ci riconcilia con Dio nostro Padre ricco di misericordia, con il nostro prossimo, con il creato, di cui siamo chiamati a rispettare e a valorizzare le risorse a servizio dell’uomo.

La notizia della risurrezione di Gesù, apre orizzonti sul senso ultimo della nostra vita e sul destino dell’universo. Dobbiamo scrollarci di dosso la tristezza e la rassegnazione, per aprirci al coraggio della speranza e lavorare nella concordia per il bene comune. Tutto questo esige novità di vita. Se rimaniamo ancora nei nostri peccati, Cristo per noi è morto invano e non è ancora risorto: per noi non è Pasqua e non serve scambiarci gli auguri.

Per leggere alla luce della Pasqua il tempo che stiamo attraversando, mi piace ricordare quanto scritto dal servo di Dio don Luigi Giussani: «Gli uomini, giovani e non più giovani, hanno bisogno ultimamente di una cosa: la certezza della positività del loro tempo, della loro vita, la certezza del loro destino. “Cristo è risorto” è affermazione della positività del reale; è affermazione amorosa della realtà. Senza la Risurrezione di Cristo c’è una sola alternativa: il niente. Cristo si rende presente, in quanto Risorto, in ogni tempo, attraverso tutta la storia. Lo Spirito di Gesù, cioè del Verbo fatto carne, si rende sperimentabile, per l’uomo di ogni giorno, nella Sua forza redentrice di tutta l’esistenza del singolo e della storia umana, nel cambiamento radicale che produce in chi si imbatte in Lui e, come Giovanni e Andrea, Lo segue».

In questa Pasqua lasciamoci rinnovare dalla certezza della misericordia di Dio: possa irrigare come fiume i deserti del nostro mondo e renderci messaggeri di questa misericordia per far fiorire la giustizia e l’amore.

Auguro che la luce di Gesù Risorto illumini la vita di ogni membro della nostra Chiesa diocesana e porti la speranza di un futuro di libertà, giustizia e pace al mondo intero”.

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