Morire per amore

Morire per amore

Commenti  di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione

Letture: Is 52,13- 53,12 Sal 30 Eb 4,14-16; 5,7-9 Gv 18,1- 19,42

Riflessione Biblica

“Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”. Due espressioni importanti: Gesù, il Nazareno; Gesù, il Re dei Giudei. La prima parte del “titulus” di Pilato ci ricorda la messianicità di Gesù: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret” (Gv 1,45). E anche se qualcuno tentenna il capo: egli è l’inviato di Dio per la nostra salvezza. Anzi, è il Figlio di Dio, donatoci dal Padre per salvare il mondo: “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio”. E Gesù è sulla Croce per noi e da quel trono di amore ci invita a la-sciarci conquistare dalla sua verità, che ci rende liberi (Gv 8,32): “Per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità” (Gv 17,19), dalla sua giustizia che ci rende santi: “Termine della Legge è Cristo, perché la giustizia sia data a chiunque crede” (Rom 10,4), dal suo amore che ci introduce nella gloria del Padre: “Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria” (Gv 17,24).

Sulla Croce “Gesù è il Re dei Giudei”; meglio: Gesù è il Re dell’Israele di Dio, a cui appartengono tutti coloro che credono. Pilato può anche condannarlo come “sovversivo”: per lui esiste solo l’imperatore di Roma; i Giudei potranno anche gridare insieme a Pilato: “Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare” (Gv 19,12). Gesù è il nostro Re: “Io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce” (Gv 18,37).

Egli è il buon pastore, che dà la propria vita per le sue pecorelle: “Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore”. Il suo regno non si basa sulla politica intrisa di menzogna o sul potere delle armi che procurano morte, ma sulla verità e sul comandamento dell’amore: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35).

“Teniamo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio” (Eb 12,2).

Lettura esistenziale

Oggi è il giorno consacrato alla contemplazione e ripercorrendo, nel silenzio del nostro cuore, tutte le scene della passione di Gesù, assistiamo alla gloria dell’amore, che non conosce la mortificazione. Gesù di fronte agli eventi va incontro alla morte, nella libertà e, per amore, vive la passione, non nel segno del sacrificio, ma della scelta di fare la volontà del Padre, di amare fino alla fine.

Gesù ci mostra che amare non è sacrificio o costrizione, è libertà, e noi , amando, necessariamente conosciamo la croce, perché apriamo lo sguardo sulla realtà e di fronte al male, lo affrontiamo in prima persona, lì dove lo Spirito ci chiama. Gesù è Signore, domina gli eventi, è protagonista e guidati dall’amore lo diventiamo anche noi, viviamo tutta la passione come una salita verso la Gloria. Guardando Gesù nel succedersi degli eventi, scopriamo che : è luce che illumina le spade dell’odio, nel buio della notte nel giardino; ferma il braccio di Pietro affinché nessuno sia strumento del male, perché non esiste violenza nell’amore e solo l’inganno del cuore la giustifica; abbraccia spontaneamente la croce e si avvia verso il Padre; proclama la Sua identità, il Suo nome, anche nel titolo dato da Pilato.

Gesù ci racconta con la croce l’amore che si fa dono, che vince la morte, che è relazione con il Padre e con tutti noi: dalla croce esprime il Suo desiderio, la sete di Dio, che è sete della nostra sete, perché si compia in noi il sogno di Dio; dalla croce affida la madre al discepolo amato ed alla madre il discepolo, consacrando una relazione d’amore che fonda la Chiesa; dalla croce effonde il Suo Spirito per tutti noi. La sua non è la morte disperata di un condannato, ma è andare al Padre dopo aver compiuto la Sua volontà, è rivelazione della gloria , dell’amore. Possiamo fermarci e contemplare, lasciarci provocare dalla verità che chiede a noi di essere riconosciuta ed offerta, consegnata. In quel giardino dove la luce incontra le tenebre, possiamo cercare Gesù per amore o perché vogliamo ucciderlo, possiamo assistere agli eventi, come passivi spettatori o immedesimandoci nel dramma, rivivere le emozioni dei protagonisti, come nostalgia di un evento. Ma solo guidati dallo Spirito possiamo contemplare la bellezza nascosta nella fatica e nel dolore, imparare a sentirci come Gesù, veri figli, che vivono tutto sotto il segno della Gloria, sotto il segno dell’Amore, vedere le cose come le vede Gesù, alla luce della risurrezione, in una prospettiva nuova.

Usciamo nella notte per incontrare Giuda, le tenebre che ci abitano, quelle del mondo, con la luce dei figli , per illuminare i fratelli e dire con Gesù: “Che cercate?”, certi che davanti alla verità la menzogna cade e non serve affilare le armi, perché non è la guerra a chi è il più forte. Gesù accanto a noi , non è solo un modello di vita, da imitare, diventa il fratello di cui possiamo fidarci, quello che proprio quando siamo nelle difficoltà è con noi, la madre che disapprova il male che compiamo, ma ci sostiene sempre, il padre che ci corregge e ci guida. Gesù è così non cerca di salvarsi, non vuole il suo vantaggio, ma solo ciò che è bene per noi , mettendosi in gioco fino in fondo veramente per noi, anche se lo stiamo uccidendo e proprio così ci rivela la sua verità, il suo amore senza confini.

La morte di Gesù non è solo una morte ingiusta, è il nostro oggi, che possiamo affrontare, vivere, attraversando il dolore, la fatica, la prova, con una prospettiva nuova, quella che l’amore vince ogni male. Ma nonostante questa certezza, la croce ci lascia senza parole, perché non ci propone subito la serenità assoluta, scorciatoie per approdare in un luogo tranquillo dove finalmente accomodarci e godere di ogni miracolo e beneficio. La croce ci ricorda in ogni istante che non possiamo girarci da un’altra parte, dobbiamo accoglierla per entrare nel mistero dell’amore di Dio, senza distrazioni, attenti e pronti a tutte le possibilità di bene che possiamo compiere, affrontando il male con una amore più grande, certi che attraverso la croce arriviamo tutti alla risurrezione.

Per risorgere, prima dobbiamo essere crocifissi, ma sappiamo che in quella croce c’è già la risurrezione, che . . non possiamo arrenderci al male, dobbiamo lottare prendendoci cura di tutti i fratelli e le sorelle che ci sono affidati, nella nostra quotidianità. Mi piace immaginare che da quella croce Gesù oggi ci stia dicendo “ adesso tocca a te, diventa con me una donna, un uomo capace di amare fino in fondo, combattendo il male in prima persona, entra nel mistero di nostro Padre, per vivere ciò che è essenziale adesso.” Contemplando la croce sentiamoci ancora di più fratelli, uniti come Chiesa, protetti dalla Vergine Maria e protagonisti con Gesù di questa nostra vita, assetati di Dio, liberi di amare, di vincere i subdoli inganni.

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