Tace il Signore nel grembo della terra, morto per produrre molto frutto

Tace il Signore nel grembo della terra, morto per produrre molto frutto

Commenti di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione

Vangelo secondo Giovanni (19,38-42)

Dopo queste cose, Giuseppe d’Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma in segreto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di poter prendere il corpo di Gesù, e Pilato glielo permise. Egli dunque venne e prese il corpo di Gesù. Nicodemo, che in precedenza era andato da Gesù di notte, venne anch’egli, portando una mistura di mirra e d’aloe di circa cento libbre. Essi dunque presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in fasce con gli aromi, secondo il modo di seppellire in uso presso i Giudei. Nel luogo dov’egli era stato crocifisso c’era un giardino, e in quel giardino un sepolcro nuovo, dove nessuno era ancora stato deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, perché il sepolcro era vicino.

Riflessione biblica

“Nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, là posero Gesù” (Gv19,41-42). Il silenzio del sepolcro genera il silenzio della liturgia. Tace il Signore nel grembo della terra: umile chicco di grano, caduto in terra, morto per produrre molto frutto (Gv 12,24). Tace il Signore: il suo silenzio ci fa riflettere sulla nostra identità cristiana e ci scuote nell’intimo: “Svégliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà” (Ef 5,14). Sollecitati da Cristo, “per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rom 6,4), Siamo stati “immersi nella morte di Cristo”, “siamo stati sepolti con Cristo”: immagine di una morte totale e definitiva al peccato, per vivere nella giustizia e santità di Dio: “Liberati dal peccato e fatti servi di Dio, raccogliete il frutto per la vostra santificazione e come traguardo avete la vita eterna” (Rom 6,18).

Così, dal sepolcro di Cristo sorge la vita nuova nello Spirito. Nasce la nuova creatura: “Siamo stati lavati, siamo stati santificati, siamo stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio”. Così, il sepolcro di Cristo diviene il punto di partenza della vita nuova, del cammino nello Spirito di Dio, che tutto rinnova.

Condotti dallo Spirito, la nostra esistenza umana diviene “vita per Dio”, “sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è il nostro culto spirituale” (Rom 12,1). Abbandoniamo radicalmente l’uomo vecchio, sepolto con Cristo nel sepolcro, e “rivestiamo l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità”

Lettura esistenziale

In un giardino c’è l’albero che ci dà la vita ed una stanza nuova, che profuma di cento libbre di mirra e aloe, di amore e di vita, dove entra lo Sposo e si unisce all’umanità, sua sposa, e riposa, in attesa del risveglio. Lo Sposo è appena entrato , questo è il tempo dell’attesa, il tempo della preparazione, tra il venerdì santo e il mattino di pasqua , è il sabato. Eppure questo momento lo identifichiamo solo con la morte , la stanza nuova diventa sepolcro e lo vediamo come luogo della separazione, della lontananza, della fine di tutto. Con questa rappresentazione trascorriamo la vita nella paura della morte , nella insensatezza, perché, se tutto finisce lì , vivere non ha più significato. Eppure , proprio nella morte , Gesù si fa uguale esattamente a noi, perché nella vita è su un altro livello, è un modello straordinario, che ci affascina e ci stupisce continuamente. Da vivo compie la vita stessa di Dio e , con sincera umiltà, è bene ammettere che siamo tutti distanti migliaia di anni luce. Non dobbiamo mortificarci per questo, ma avere questa consapevolezza che ci fa desiderare di diventare , ogni giorno un po’ di più , come lui, vivere del suo stesso amore . Lui arriva proprio lì, nel sepolcro, muore come noi. Non è facile parlare di morte, perché ci terrorizza tutti, più o meno consapevolmente , la rimuoviamo, perché abbiamo paura. Ma è impressa in noi la memoria della morte, non possiamo negare addirittura i segni del tempo, illudendoci di essere sempre giovani. Peraltro la moda ci propone questa immagine senza età e vestiamo a 60 anni come i nostri figli ventenni. E’ una riflessione sincera, solo per evidenziare che la società, in tutte le sue espressioni nega la morte ed il corpo, nella loro autentica verità. Due tabù che si incistano e non è facile elaborare, entrarci in confidenza, relazionarci, per viverli nella loro sorprendente verità.

Psicologicamente la risposta alla perdita, al lutto, alla mancanza, quando non è sufficientemente elaborata è di due tipi: maniacale, euforica, che nega il lutto, sublima il dolore, cerca nuovi interessi sostitutivi o piuttosto depressiva, che vede nella mancanza la fine di tutto, la perdita di senso, che si fissa sul vuoto del sepolcro, per rivivere nell’assenza la presenza.

Il lavoro sul lutto, sulla perdita, sul trauma, esige un tempo nel quale è necessario ritirarsi dal mondo, accogliere il dolore nel silenzio, per fare memoria dell’oggetto che non c’è più, perché l’esperienza esiste e lascia una traccia, che non può essere negata, ma è nel luogo dell’assenza che può rinascere il desiderio di investire nel nuovo, risignificando ciò che accaduto, trasformandolo in una nuova forma, che prende vita da ciò che è stato, che ospita in sé anche la ferita, la innalza alla sua dignità . Il corpo di Gesù è risorto con tutte le sue ferite e lacerazioni, non ha recuperato la sua integrità, restaurandosi.

La ferita è la condizione della risurrezione, della ripartenza e tutto il corpo è strettamente connesso con la morte, la ferita, la incarna e la esprime materialmente, racconta tutta la vita, i suoi segni, la sua eredità, conserva la memoria di chi ci ha preceduti. E’ con il corpo, narrazione viva di Dio, che Gesù risponde a chi lo trafigge, dando sangue e acqua, vita e spirito, rende visibile l’invisibile, è il segno dell’amore estremo. Il suo corpo lì nel grembo della madre terra, da dove veniamo e torniamo, unisce la terra al cielo e la parola creatrice di Dio fa fiorire la vita, rende questa realtà, questa memoria piena della luce, di amore , che vince la paura.

Indipendentemente dal tempo che trascorreremo su questa terra, sapere che andiamo incontro a lui riempie di senso la vita, lo incontriamo nel nostro cuore, nel sepolcro nuovo, com’è nuovo il nostro modo di vivere e di morire, vivendo da figli di Dio,rinnovandoci costantemente, trasformando la memoria di morte in memoria di comunione e di vita.

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