Non crediamo in un’idea, ma in un persona

Non crediamo in un’idea, ma in un persona

Commenti di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione

Letture: At 3,11-26 Sal 8 Lc 24, 35-48

Riflessione biblica

“Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: Pace a voi!”. Le apparizioni si moltiplicano: alle donne, a Maria Maddalena, ai due di Emmaus, eppure ci vuole tanta fede per riconoscere la risurrezione di Gesù. Oggi appare agli Undici, a Simone e agli atri apostoli: “Apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta” (1Cor 15,5-6). Essi sono i testimoni: hanno visto Gesù nella sofferenza della passione e croce, ora lo vedono nella gloria della sua risurrezione. La loro testimonianza fonda la nostra fede in Gesù risorto: “Se Cristo non è risorto, vuota è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato il Cristo mentre di fatto non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono” (1Cor 15,14-15). Ma Cristo è risorto, e Pietro, gli apostoli e gli altri discepoli proclamano insieme a tutta la Chiesa: “Cristo è risorto! Veramente è risorto!”.

Non crediamo in un fantasma, ma in Gesù, che “apre la nostra mente per comprendere le Scritture e ricordarci il mistero del suo amore misericordioso: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme” (Lc 24,45-47). Non crediamo in un’idea, ma in un persona, Gesù che ci mostra le sue mani e i suoi piedi, ma soprattutto che ci dona se stesso come cibo di vita eterna: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv 6,54-56).

In comunione con lui, sentiremo la sua presenza tra noi e avremo pace nei nostri cuori: “Pace a voi” ((Lc 24,36).

Lettura esistenziale

Mentre condividiamo le nostre esperienze di amore, concrete, vere, dove riconosciamo la gioia che viene dall’amore, lui è presente, “stette in mezzo” a noi, perché è parlando che rendiamo presente la persona che amiamo e se lui è al centro della nostra vita e viviamo relazioni basate sull’amore il segno della sua presenza è proprio il senso interiore, profondo della pace. Siamo parola e pane. Siamo parola, perché esprimiamo tutti ciò che portiamo dentro il cuore, parole di vita e speranza, se siamo abitati dal suo amore, parole di divisione e morte se siamo abitati dalla menzogna. E’ nella parola che conosciamo una persona e ci facciamo conoscere e se la parola è vera, tocca sempre il cuore dell’altro e viceversa, non ci possono essere finzioni, perché neppure un attore o attrice protagonista può toccare il cuore, se non è autenticamente nella verità. Siamo pane e nelle relazioni esprimiamo come ci doniamo all’altro, quanto siamo pane buono da offrire con generosità o veleno per distruggere l’altro e possiamo vivere il nostro corpo con lo spirito di Dio o con quello della divisione. Con il corpo sentiamo, facciamo esperienza dell’incontro con il Signore, con i fratelli. Ci vuole tempo per comprendere ed è il tempo dell’ascolto, dell’incontro che ci coinvolge interamente, della condivisione , ed attraverso la parola lui agisce in noi , ci apre la mente, per fare memoria di lui , fino a renderci testimoni del perdono. Non basta leggere la Parola, ma viverla entrando in questa logica dell’amore, credere veramente che è l’unico modo per vivere da esseri umani, da fratelli, da figli. E’ un modo sempre nuovo di vivere, di uscire dagli automatismi istintivi per creare nuovi modi di rispondere a tutto ciò che incontriamo sul nostro cammino e la parola ogni giorno ci comunica come vivere, è una dimensione interiore, che piano piano impariamo a costruire, che entra nel nostro turbamento, lo libera da tutte le angosce e ci fa toccare concretamente la verità, ci tocca interiormente, ci scuote a volte, ci risveglia.

Proprio in quei segni dei chiodi, nelle nostre ferite, Gesù, vuole essere riconosciuto, ed è lì che si manifesta l’amore, perché è attraverso la croce che possiamo risorgere, facendo sì che il bene, nel quale crediamo fermamente, entri nel male più profondo, che inevitabilmente incontriamo, per espandersi ed annullarlo, per offrire un amore più grande del male. Questo è il perdono che possiamo testimoniare nel mondo , vivendo nel suo amore e non siamo solo canali nei quali fluisce l’amore e circola nel mondo, vivendo del suo amore, nei nostri cuori si rigenera un’energia infinita costantemente. Oggi Gesù appare agli apostoli riuniti, a noi, ancora turbati e dubbiosi, ancorati alle categorie mentali, che in Lui vedono un fantasma e la prima parola che pronuncia è “Pace”. Un dono fondamentale che purifica il nostro cuore dal tumulto di emozioni che ci impediscono di sentire la pienezza della presenza del Signore, di lasciare che sia l’Amore a guidarci. Poi Gesù lascia che sia il suo corpo a parlare e che i discepoli facciano un’esperienza concreta, fisica di Lui risorto: i loro corpi si parlano, si ascoltano, si toccano, si guardano, insieme mangiano.

Esperienza che non è solo spirito o solo corpo, perché tutti noi possiamo vivere pienamente il nostro essere corpo e spirito, perché tutti i nostri sensi sono vivi in noi e coinvolti nell’incontro con il Signore e con i fratelli. Il corpo con Gesù è tempio di Dio, le Sue mani ed i Suoi piedi feriti, sono espressione dell’Amore che va fino alla fine, che risorge, noi con Gesù, siamo tempio di Dio. E’ l’Amore il centro della nostra esistenza e nella vita concreta ci giochiamo il nostro corpo, quando ci facciamo pane spezzato per le sorelle ed i fratelli e donandoci viviamo in maniera evangelica. Le donne e gli uomini che raggiungiamo con le nostre cure e il nostro amore, ci rivelano il risorto e rinnovati, trasformati, nell’Amore , possiamo portare nel mondo la luce.

Oggi questa luce è più importante che mai, così la creatività, che viene dall’Amore, dal dono dello Spirito Santo che apre la nostra mente ed il nostro cuore, affinché dalla nostra Gerusalemme che ascolta ed accoglie il progetto di Dio , possiamo portare il Suo amore nel mondo e fare insieme esperienza del risorto.

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