La fine del cattivismo salviniano

La fine del cattivismo salviniano

di Salvatore Di Bartolo – “Vedo la Lega in difficoltà, gli atteggiamenti di Salvini sono quelli di chi non sa come prendere questa situazione”, così il segretario del Pd, Enrico Letta, si era espresso qualche giorno fa per descrivere la posizione della Lega e del suo segretario dopo le critiche che il leader del Carroccio aveva indirizzato al premier Mario Draghi in merito al piano di riaperture.

“É impensabile- aveva scritto Salvini, – tenere chiusa l’Italia anche per tutto il mese di aprile”. Secca la risposta di Draghi, che aveva prontamente gelato il leader della Lega: “Che vuol dire pensabile o impensabile? Le chiusure sono pensabili o impensabili in base ai dati che abbiamo. Le misure prese nell’ultimo anno non sono campate in aria”.

Avanti su questa strada dunque, con zone gialle e riaperture che possono attendere, almeno fino al prossimo 30 aprile. Il primo vero scontro consumatosi all’interno dell’esecutivo a guida Draghi ha dato quindi il suo verdetto: Draghi uno Salvini zero. Verdetto, che contribuisce a mettere in discussione la mossa del “Capitano”, maturata in seguito alle forti pressioni esercitate dal vicesegretario leghista Giorgetti, di entrare a far parte del “governo dei migliori”. Mossa, che doveva servire, nei piani leghisti, a mettere politicamente in difficoltà il Partito Democratico e il MoVimento 5 Stelle. La scelta di Salvini, tuttavia, ad oggi, non solo non ha sortito gli effetti da lui sperati, ma ha anche finito per scoprire la Lega a destra, lasciando di fatto una prateria a Giorgia Meloni e al suo partito, nelle ultime settimane in costante crescita nei sondaggi, soprattutto tra i “leghisti delusi”.

Chi si trova in difficoltà è dunque lo stesso Salvini, che negli ultimi tempi non se la passa affatto bene, dovendo, suo malgrado, registrare un’emorragia di consensi in favore della Meloni e al contempo subire i continui richiami di Mario Draghi e la sempre più ingombrante presenza di Giancarlo Giorgetti all’interno del suo stesso partito.

Beh, da quando l’Europa non è più il “mostro” che per anni la Lega ha evocato, da quando i migranti non rappresentano più un pericolo per la tenuta sociale del paese, da quando insomma è venuto meno il nemico di turno a cui imputare le responsabilità di tutti i mali che affliggono il paese, Matteo Salvini sembra essersi sciolto come neve al sole.

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