Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce

Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce

Commenti di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione

Letture: At 4,32-37 Sal 92 Gv 3,7-15

Riflessione Biblica

Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito”. Immagine ricca di molti sensi spirituali: chi si lascia condurre dallo Spirito di Dio ha in sé un dinamismo interiore irrefrenabile, un fremito di libertà che permette di vedere la vita nella sua vera ricchezza, perché “dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà” (2Cor 3,17). Non siamo più schiavi della lettera della Legge o del Vangelo, ma docili all’azione dello Spirito Santo, perché “la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita” (2Cor 3,6). Lo Spirito opera in noi per accrescere la nostra fede in Gesù, “perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna” (Gv 3,15). Ancora: “In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio” (1Gv 4.2-3). Lo Spirito guida la nostra vita spirituale, per essere ed operare da figli di Dio: “Se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio” (Rom 8,13-14). Tale azione dello Spirito in noi non avviene in un solo momento, quasi per tocco magico, ma avviene progressivamente: “l’uomo interiore si rinnova di giorno in giorno” (2Cor 4,16).

Tutta la vita del cristiano è un processo continuo di crescita nello Spirito: “Noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore” (2Cor 3,18).

Allora, si avvererà in noi un cammino di gloria e di trasformazione interiore: “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati” (Rom 8,28-30). La nostra fede sia viva, carica di attesa e di sincero amore: a lui aspiriamo, a lui andiamo incontro, a lui gridiamo con desiderio: Maranathà, “Vieni, Signore Gesù” (1Cor 16,22).

Lettura esistenziale

Il dialogo tra Gesù e Nicodemo continua nella notte, suscitando meraviglia ed interrogativi, ma per conoscere la verità non serve la logica, è necessario un atteggiamento interiore aperto ad accogliere la testimonianza, a sperimentare la gioia di sapersi amati per guarire dalla menzogna. Sono le “cose della terra”, quelle che ci fanno sentire il respiro che rispecchia il nostro desiderio di vivere, al quale spesso rinunciamo, perché pensiamo che sia impossibile sentirlo profondamente e ci accontentiamo del fiato corto. Come dice Gesù, “voi non accogliete la nostra testimonianza”eppure siamo addirittura chiamati a conoscere le “cose del cielo”, a concepire l’amore, ad abbandonare i devo moralistici, che ci mantengono nella notte e vivere l’esperienza di rinascere, venire alla luce di noi stessi , riscoprire la nostra identità , essere figli e fratelli.

Nasciamo all’interno di una relazione, perché siamo tutti figli, la nostra vita è dono ed è bene accettare che tutti veniamo dall’altro, che le origini biologiche ci trasmettono una eredità genetica, affettiva , relazionale, a volte turbata da dinamiche delicate che ci segnano profondamente. Gesù ci dice che la fonte vera della nostra vita, è il Padre, è l’amore, che è anche Madre e per vivere in pienezza possiamo dire “si” e riconoscerci figli, concepiti dall’amore di Dio e generati da lui. Non abbiamo bisogno di sforzarci per salire al cielo, non dobbiamo conquistare il regno di Dio adempiendo ad obblighi religiosi, sacrifici, è già casa nostra, perché siamo figli del Padre.

E’ fondamentale però credere questo, per fondare la nostra esperienza di figli amati, generati in modo nuovo, dallo Spirito che è vita, che come il respiro ci accorgiamo quando manca, che rispecchia il nostro desiderio di amare come il Signore ci ama. L’alternativa è non accettare noi stessi come oggetto di amore, di essere amati dal padre e vivere nel vuoto, nella menzogna, nel buio, nella morte. Così “bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo”, ci dice Gesù, per comprendere chi è Dio, il nostro mistero, che si rivela sulla croce, dove tutto il male che facciamo, simboleggiato dal serpente, Gesù lo porta su di sé. Così ci ama, fino ad identificarsi col nostro male, senza accusarci, giudicarci, condannarci, lasciandosi uccidere.

Contemplando la croce sappiamo di essere amati, generati da questa ferita d’amore, nati dall’alto, liberi , per la prima volta, di esistere così come siamo.

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