Testimoni di Cristo Risorto

Testimoni di Cristo Risorto

Commento al Vangelo di Fra Giuseppe Di Fatta

III Domenica di Pasqua

Letture: Atti degli Apostoli 3,13-15.17-19; Salmo 4; Prima Lettera di san Giovanni 2,1-5a;

Luca 24,35-48)

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».  Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma.

Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho».
Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?».
Gli offrirono una porzione di pesce arrostito;
egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Un caro saluto di gioia e pace a tutti voi! Il Vangelo di questa terza domenica di Pasqua ci presenta lo stesso episodio ascoltato domenica scorsa, ma attraverso la penna e il racconto dell’evangelista Luca.

Gesù entra nel Cenacolo dove sono riuniti i discepoli e comunica loro lo Shalom pasquale, il dono della Pace e di ogni benedizione. Era stato il canto gioioso degli angeli a Betlemme, ora viene donato pienamente dal Risorto a tutta la comunità riunita.

Luca scrive preferibilmente per i cristiani che non provengono dal giudaismo, in particolare per i greci, i quali consideravano dal punto di vista filosofico come irragionevole la stessa idea di risurrezione.

Per questo il vangelo insiste molto sulla fisicità dalla risurrezione: Gesù in persona venne in mezzo a loro…

Mostra le mani e i piedi…

Dice: Sono proprio io… Invita a guardare e toccare, a sperimentare e verificare che non è una visione, ma un uomo in carne e ossa.

E se questo ancora non bastasse, si siede a tavola e consuma davanti a loro un’ottima porzione di pesce arrostito. I discepoli, che pensano di vedere un fantasma, un’ombra, vengono esortati a superare i turbamenti e i dubbi del loro cuore che rallentano e indeboliscono la fede. Gesù non è un’idea, un concetto astratto, un’immagine virtuale. La sua risurrezione non è come quella di Lazzaro che torna alla vita di prima, sapendo che poi, magari dopo tanti anni, morirà di nuovo!

Infatti qualche teologo, per parlare di ciò che avviene in Lazzaro, del suo essere redivivo, non parla di risurrezione, ma di risuscitamento. Una semplice differenza linguistica per far notare la differenza sostanziale: Lazzaro torna indietro, alla vita precedente, Cristo va avanti, in quella che l’autore della lettera agli Ebrei chiama: una migliore risurrezione (11,35), cioè una vita nuova!

Lazzaro è il segno. Cristo è la realtà!

Paolo dirà: Cristo risorto dai morti, non muore più, la morte non ha più potere su di lui. (Rm 6,9) Gesù non risorge spiritualmente, ma nella sua carne, nel suo corpo, nel suo fisico. Una nuova corporeità, un fatto inedito, una storia umana e divina insieme, una carne e una vita nuova, una nuova fisicità, non uguale a quella precedente, eppure con la stessa identità personale: Sono proprio io! Ancora, dopo più di 2000 anni, non è facile nemmeno per noi capire il significato di questa verità.

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi».  Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni.

È il Signore che apre la mente dei discepoli e dà loro un’intelligenza spirituale che va oltre il ragionamento umano. È Lui che spiega la Parola, cioè ne toglie le pieghe, e la fa intendere nel suo vero significato. È Lui che ancora oggi infonde lo Spirito Santo su di noi e ci fa comprendere il vero senso delle sue parole e degli eventi della storia, alla luce della sua Pasqua.

L’amara profezia di Isaia che presentava il Libro di Dio incomprensibile e illeggibile perché sigillato (29,11-12), adesso viene superata dall’Agnello in piedi e immolato, cioè morto e risorto, che è degno di prendere il Libro e di aprirne i sigilli (Ap 5,9).

Tutto l’Antico Testamento è stato una grande preparazione alla venuta di Cristo. Le pagine dell’antica alleanza, in modo diretto o implicito, parlano di Lui e l’evento della sua morte e risurrezione è stato visto in anticipo e annunciato da uomini e donne chiamati a questo compito, consegnandoci pagine dal significato profetico. La Pasqua di Cristo dunque è la chiave di lettura di tutta la Bibbia, anzi è il punto di partenza per capire e comprendere la storia dell’umanità e gli eventi della vita di ogni uomo.

In questo senso, anche noi, oggi, siamo testimoni del Signore Risorto. Sembra un’assurdità, perché non abbiamo visto, né sentito nulla e siamo distanti dai fatti che ascoltiamo. Come possiamo dire di essere testimoni di eventi in cui eravamo assenti?

Per comprendere questo vi voglio raccontare come me lo ha spiegato anni fa fra Nicola Verga

Prendo una penna, la metto davanti al mio volto e dico: Vedo una penna. A nessuno che osserva questa scena verrebbe in mente che sto sbagliando o sto mentendo… Perché la penna la vedono anche loro! Ma se riflettiamo bene, a dire “Vedo una penna” è la mia bocca, che non vede nulla, e a vederla sono i miei occhi, che non possono dirlo! La bocca può dire “Vedo una penna” perché si fida della testimonianza degli occhi: questi la vedono, ma non sono in grado di esprimerlo. Il tutto è possibile perché avviene nell’unità del mio corpo, della mia persona, che sovraintende alle attività delle varie membra che fra di loro interagiscono. La stessa cosa avviene nella Chiesa, che è il corpo di Cristo. Gli occhi sono gli Apostoli che hanno visto Cristo risorto, ma non possono più annunziarlo. La bocca oggi siamo noi, che realmente possiamo dire: “Abbiamo visto il Signore vivo, lo abbiamo toccato, abbiamo mangiato con lui”. Lo diciamo perché, nell’unità del corpo mistico, ci fidiamo della testimonianza credibile e affidabile degli occhi, che sono gli Apostoli. Il tutto è possibile perché di questo corpo il capo è Cristo.

Insomma, io fra Giuseppe, nel 2021 posso tranquillamente dire: Ho visto il SIGNORE RISORTO, e con gioia ve lo annunzio. E se anche i miei occhi non hanno visto nulla, la mia bocca lo può gridare: È RISORTO!!! E se volete, e ne avete il coraggio, potete farlo anche voi! E allora: Buona domenica dei testimoni di Cristo risorto!

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