Cibo senza scadenza

Cibo senza scadenza

Commenti di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione

Letture: At 6,8-15; Sal 118; Gv 6,22-29

Riflessione Biblica

“Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato”. In verità, la fede non è “un’opera”, ma fidarsi totalmente di Dio, che ci ha dato Gesù come Salvatore del mondo: “Questa è la volontà del Padre mio: chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6,40); è donarsi pienamente a Cristo e vivere in lui, con lui e per lui: “non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Per chi crede, non sono importanti “le opere” (rosari, messe, coroncine, ecc.) che mi rendono giusto dinanzi a Dio, ma che io le compia in Gesù e mi affidi totalmente a lui: “Ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio. Ora, il termine della Legge è Cristo, perché la giustizia sia data a chiunque crede” (Rom 10,3-4). Credere in Gesù è l’unica ed essenziale risposta che dobbiamo a Dio, che “ci ha amato fino a donarci il suo Figlio, perché chi crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). Credere è obbedire a Gesù e alle sue parole di vita eterna: “Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui” (Gv 3,36). Credere è sperare di crescere nell’essere figli di Dio: “Noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro” (1Gv 3,2-3).

Credere è operare nell’amore a Dio e ai fratelli: “Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato” (Gv 3,23). Credere è rimanere in comunione con Gesù e in lui portare frutti di vita eterna: “Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,4-5).

Credere è nutrirsi di Gesù, della sua parola e del suo corpo e sangue: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6,51).

Lettura esistenziale

L’incontro con Gesù, la bellezza del suo amore, riaccende in noi la vita, sposta nei nostri cuori il centro di una dinamica infinita, che ci fa essere donne e uomini rinnovati, ogni giorno, nel Suo Amore. Cerchiamo Gesù perché ci ha dato un pane del quale abbiamo una fame infinita, che è segno di qualcos’altro, dell’amore che realizziamo nelle relazioni, quando comprendiamo che da questo dipende la vita, perché nella condivisone c’è l’amore del Padre, c’è l’amore dei fratelli e c’è la vita eterna. Non sappiamo spesso comprendere il pane e ciò che proviamo ci orienta a volte nella ricerca di un piacere spirituale, che soddisfa probabilmente il nostro ego spirituale, così seguiamo Gesù in tanti santuari, aderiamo ad altre religioni, a gruppi di preghiera chiusi al mondo reale, cercando le sensazioni su Dio, un certo senso di benessere emotivo, esaltazioni mistiche, chiediamo ciò che ci deve dare. Per questo, incontrando Gesù, facciamo la domanda sbagliata, senza chiederci il significato del pane: “quando sei venuto qui?”. Gesù però, risponde alla vera domanda , su come trovare il senso della vita, che va oltre il pane, ci propone la vita da figli , che celebriamo nell’Eucaristia, condividendo con i fratelli il cibo che non perisce, segno dell’amore del Padre per tutti i figli, segno del suo corpo donato a tutti i fratelli, della nostra vita condivisa. Ci diamo tutti un gran da fare per il cibo che perisce, ansiosi di accaparrarci qualcosa per ottenere visibilità e potere, fino a vedere nei fratelli dei rivali, essere competitivi, nel lavoro, in famiglia, con gli amici, persino nei servizi di volontariato, guastiamo le relazioni per questo pane che perisce, che avvelena la nostra esistenza. No, non è questo il senso , sono le relazioni di fiducia tra noi e lui, tra noi fratelli e sorelle, il rapporto d’amore che ci rendono come lui , liberi, veri, figli e fratelli, capaci di donarci gratuitamente, senza interessi di altro genere.

E’ il mistero della fede cristiana, che si manifesta nella responsabilità di vivere autenticamente il rapporto con i fratelli, di condurre una vita evangelica, con un atteggiamento di cura ed attenzione verso chi ha più bisogno, verso i poveri in particolare, perché è nel modo in cui viviamo il pane che ci giochiamo la vita, nel modo in cui viviamo la Parola. Nei nostri cuori Dio ha già messo il desiderio di vivere nella verità, nella libertà, nella condivisione, nell’amore , lo ha già fatto perché siamo suoi figli e possiamo compiere la sua stessa opera, ascoltando la Parola che riattiva in noi il desiderio di vivere da figli e fratelli, che ci fa chiedere in ogni istante: “Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?”. Così crediamo a Gesù che ci parla del cibo che rimane per la vita eterna, che apre la nostra consapevolezza ad una dimensione senza limiti, non più chiusa nei confini dei bisogni materiali, quelli che durano il tempo di essere soddisfatti. Impariamo, ogni giorno un po’ di più, a vedere i “segni” dell’Amore del Padre, scopriamo che Dio è dentro ogni cosa, che accogliendo il Suo Amore , siamo mossi nel profondo da Lui, siamo parte di un tutto.

Come S. Francesco d’Assisi, nel cantico delle creature, possiamo respirare questa grandezza, avere la Grazia di sentire l’amore infinito di Dio in ogni cosa, stupirci e contemplarlo, perché siamo tutti sue creature. Rimanere nell’Amore del Signore ci matura ogni giorno nella fede e quando la concretezza dei nostri bisogni rimpicciolisce il nostro orizzonte, possiamo recuperare il contatto con questa fonte interiore. “Datevi da fare”, dice Gesù: rimaniamo concentrati sull’amore, viviamolo, doniamolo, partecipiamo alle opere di Dio e, quando subentra la tentazione di preferire altro, facciamo memoria della nostra rinascita in lui, della gioia che proviamo quando siamo con lui. Cerchiamo tutti il Signore, veniamo da ogni parte, lo troviamo quando siamo nel posto giusto, lì dove si vive del pane condiviso, lì dove c’è l’amore tra i fratelli, quello sincero, autentico, profondo, non di facciata, perché è un sentire l’amore del Signore che non può essere camuffato, perché vivendolo stiamo celebrando veramente l’Eucaristia.

Crediamo in Gesù, cercandolo in ogni istante, vivendo intensamente la vita che ci viene data, così portiamo il suo amore nel mondo, nella gioia di essere tutti una cosa sola in lui.

 

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