Dacci oggi il nostro pane quotidiano

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

Commenti di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione

Letture: At 8,26-40; Sal 65;  Gv 6,44-51

Riflessione Biblica

Io sono il pane della vita”. Ogni pane dà vita, sia quello che viene dalla terra che quello che “viene dal cielo”. Entrambi sono alimento per la vita quotidiana e ci sostengono nella nostra fatica esistenziale. Il pane della terra: è tanto prezioso che ogni giorno diciamo a Dio: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano” (Mt 6,11). Ed è un dono necessario per noi e per coloro che hanno bisogno di aiuto: “Se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio” (Is 58,10). Diviene, così, occasione di crescita interiore: “Sapete in che modo dovete prenderci a modello: non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi. Anzi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi” (2Tes 3,7-10). Per quanto dono di Dio, esso sostiene solo la vita terrena. Il pane del cielo, la manna: miracoloso cibo per il popolo di Dio in cammino verso “la terra promessa”, ma alla lunga divenne un cibo indigesto: “I nostri occhi non vedono altro che questa manna!” (Num 11,6) e il popolo chiese: “Dacci da mangiare carne!” (Num 11,13). Anche la manna, cibo venuto dall’alto non era per la vita eterna. Gesù il pane di vita disceso dal cielo: esso non nutre la vita del corpo, ma è sostegno di tutto l’uomo e del suo vivere da figlio di Dio. Esso non è solo pane, ma “carne” di Cristo, “corpo e sangue di lui”, che si è donato per noi, per la nostra salvezza: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi; questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi” (Lc 22,19-20).

Nutriti da questo mistero di vita e risurrezione, “non viviamo più per noi stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro”. Non viviamo più secondo una legge di egoismo, ma secondo il comandamento del Signore: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15,12) Così, “Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore” (Rom 14,7-8), che ci ha assimilato a sé con il “pane di vita eterna”.

Lettura esistenziale

Nel cuore di ognuno di noi c’è un desiderio di assoluto, un’attrazione interiore alla verità, che è l’amore di Dio presente in noi. Seguire questa attrazione interna ci fa vivere in questo amore e lo Spirito Santo ci guida, ci istruisce, per comprendere con il cuore e vivere da figli di Dio. Gesù, assumendo la nostra condizione umana, un corpo reale, animato dall’amore del Padre, ha vissuto amandolo ed amando i fratelli, esprimendo la sua essenza di figlio, il senso di tutta la sua vita, che celebriamo nell’Eucaristia. L’Eucaristia è proprio la realizzazione di questa attrazione interiore, celebriamo il corpo suo dato per noi per amore, lo riceviamo, ed entriamo già adesso nella vita stessa di Dio. E’ necessario mangiare la carne, l’umanità di Gesù, il corpo, assimilarlo, conoscerlo intimamente per diventare come lui, capaci di amare come siamo amati. Così alimentiamo in noi il desiderio di lui, che non è solo pane , ma carne e sangue, siamo animati dallo Spirito di Dio e comprendiamo che tutta la vita di Gesù è Eucaristia, vivere per il Padre e per i fratelli. Crediamo proprio assimilando la sua carne, ascoltando la Parola di Gesù, che si fa avere i suoi criteri di valore e di giudizio. Avviene una trasformazione costante di tutto il nostro essere, che ci fa amare come ama lui, agire come agisce lui, essere oggi, adesso, pane buono che da vita e nella relazione con i fratelli siamo sempre vivi nell’amore di Dio, che non muore mai :“Chi crede ha la vita eterna”. Gesù ci rimanda alla concretezza della sua e nostra vita, ci dice “il pane che io darò è la mia carne”. Ci insegna che per essere la carne di questo amore bisogna accogliere la vita nella sua integralità, luci ed ombre, come ha fatto lui, vivere in pienezza, senza delegare, evadere, sfuggire da tutto ciò che è scomodo e ci procura frustrazione o sofferenza, perché la soluzione al dolore sta nel dolore.

Dio non si sostituisce a noi, non ci obbliga, non determina il male che accade, possiamo attraversarlo, mai negarlo, attingendo a quella fonte interiore inesauribile di amore, che ci fa entrare in intimità con tutto ciò che incontriamo, trasformandolo in occasione, per coltivare il bene ed esserne responsabili fino in fondo. Gesù è “carne”, uomo, nella sua fragilità e debolezza , un corpo animato dall’amore che vive amando il Padre ed i fratelli.

Nessuno può convincerci con argomenti particolari su Dio, è il desiderio di essere amati che ci fa essere figli, siamo tutti istruiti da Dio, da questo amore che ci guida, dallo Spirito Santo, e testimoniando la paternità di Dio, trasmettiamo la fede concretamente. Così entriamo con Gesù dentro questa vita, vivendo da risorti nell’amore, pronti ad offrirci al mondo ed il profumo di pane buono, l’amore di Dio in noi, attira tanti fratelli.

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