Cristo, porta di una Chiesa in uscita

Cristo, porta di una Chiesa in uscita

Commento al Vangelo di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione
Letture: At 11,1-18; Sal 41 e 42; Gv 10,1-10
Riflessione biblica
“Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo”. Molte sono le funzioni della porta, ma nel nostro brano sono tre: entrare, uscire, custodire. Entrare per la porta: immagine dinamica di chi è padrone di casa, di un’ambiente di lavoro e anche dell’ovile che custodisce le pecore. Solo chi è padrone può “entrare e uscire” liberamente; gli altri lo fanno abusivamente o per rubare. Fuori metafora: il Signore è il pastore e il custode del suo gregge: “Il Signore è il tuo custode, il Signore è la tua ombra e sta alla tua destra. Il Signore ti custodirà da ogni male: egli custodirà la tua vita. Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri, da ora e per sempre” (Sal 121,5-8). Egli, il pastore d’Israele, “passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore; le condurrà in ottime pasture e il loro pascolo sarà sui monti alti d’Israele; là si adageranno su fertili pascoli e pasceranno in abbondanza sui monti d’Israele e le farà riposare” (Ez 34,12-15).
Gesù è la porta, che ci introduce nell’“ovile di Dio”. Inviato dal Padre e in suo nome, egli ci chiama alla salvezza, ci fa abitare nella Chiesa di Dio, ci custodisce dalla menzogna con la verità, ci protegge con la giustizia che ci rende santi, apre il nostro cuore alla sapienza dell’amore. Egli è “la porta del Signore: per essa entrano i giusti” (Sal 118,20), perché solo mediante Gesù “abbiamo accesso a Dio in piena fiducia mediante la fede in lui” (Ef 3,12).
Entrati nella Chiesa, “l’ovile di Dio”, in cui i fedeli ascoltano la voce del Signore, lo riconoscono come il Signore della vita ed entrano in intima comunione con lui. È una conoscenza che afferra tutto il nostro essere: mente e cuore sentono la voce di Gesù, il legittimo pastore, e ci lasciamo condurre per i pascoli della parola di Dio e dei sacra-menti della salvezza.
Saremo sempre attenti alla sua voce: “Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20) Rinvigoriti da Cristo e inviati da lui, diveniamo testimoni di verità, giustizia, amore e santità per il mondo: “Chiesa in uscita” per annunciare Cristo e il suo Vangelo di salvezza: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo” (Mc 16,15-16).
Chi entra nel recinto delle pecore, dalla porta dell’amore, le ha a cuore e desidera dare loro libertà, cibo e vita nuova. È il pastore, dice Gesù, ma chi vuole impossessarsi delle pecore e dire menzogne, per costringerle sotto il suo dominio e sfruttarle, è un ladro ed un brigante. Gesù è la porta, desidera portarci fuori dal recinto, darci la consapevolezza delle logiche dei briganti, non vuole schiavi e sudditi, ma donne e uomini liberi di amare: “io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. L’ostacolo più grande è dentro noi che, quando abbiamo un’immagine falsa di Dio e dell’uomo, non possiamo comprendere, perché siamo totalmente dentro la dinamica, vittima-carnefice , non importa se come vittima, o aspiranti dittatori e padroni, siamo condizionati, fuori dalla presenza dell’amore in noi. Gesù ci propone la libertà da tutti i recinti, da tante forme di schiavitù interiore, relazionale, ideologica e religiosa, è lui la porta, l’apertura tra uomo e Dio, verso la libertà, perché illuminandoci su chi è l’uomo, su chi è Dio, ci fa vivere nella nostra piena identità.
La natura intima delle pecore è la bontà, la mansuetudine, la docilità, il desiderio di essere gregge, che desidera seguire il pastore, essere dono l’uno per l’altro, libere nei pascoli e protette nei recinti. Tutti noi abbiamo un progetto nel cuore , quello di realizzare la nostra piena identità, di figli di Dio , per vivere da fratelli nel suo amore. La condizione nella quale viviamo, però, le proposte distorte e false del mondo , spesso, ci fanno rimanere chiusi nei recinti che altri hanno costruito, per illuderci di essere liberi, farci sentire il fascino delle proposte dalle quali siamo bombardati, dai tanti modelli e finiamo per crederli vincenti, tanto da escludere tutto ciò che è diverso, altro, nuovo, libero, assumiamo lo stile di vita che il mondo ci propone , senza neppure accorgercene. Diventiamo tutti merce senza nome, oggetto di uso e consumo, da sfruttare, opprimere, chiusi nell’ignoranza, nella dipendenza da qualcosa, spenti in ogni vitalità e progettualità.
E’ necessario imparare a raggiungere sempre di più la consapevolezza di chi è Dio nella nostra vita, di chi siamo noi, per cosa siamo destinati, per uscire dalle chiusure mentali e relazionali che ci imprigionano in una esistenza sterile e vuota di senso, ipnotizzati davanti a questi modelli stereotipati ed omologati che ci riducono a merce e calpestano la dignità umana e la divinità che c’è in ognuno di noi . Il Pastore bello ci attira a sé, sa che gli apparteniamo e che il suo amore è più forte della morte, vuol fare un solo gregge, ma non per omologarci in una aggregazione obbligata, oppure fare tanti ovili, in concorrenza tra loro, ma renderci tutti parte di un tutto, diversi, non divisi,ma collegati, connessi, tutti uniti per lo stesso scopo, quello di tenere viva la vita.
Lui ci chiama per nome , desidera guidarci, proteggerci, avere una relazione con ognuno di noi e per sua grazia, nel nostro cuore sappiamo riconoscerlo: “e le pecore lo seguono perché conoscono la Sua voce”. Il nostro cuore è veramente fatto per Dio! Chiediamo al Signore la Grazia di sentire e riconoscere nel nostro cuore la voce della Verità, di Dio, distinguerla dalle altre e seguirlo
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