Le mie pecore ascoltano la mia voce

Le mie pecore ascoltano la mia voce

Commento al Vangelo di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione

Letture: At 11,19-26; Sal 86; Gv 10,22-30

Riflessione biblica

Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”. Ecco l’identikit del credente: uno che ascolta, che conosce Gesù, che segue Gesù. Ascoltare Gesù è necessario: per questo c’è bisogno di avere orecchie che sappiano ascoltare: “Chi ha orecchi, ascolti”. Senza l’ascolto, non possiamo conoscere Gesù; senza conoscere Gesù, non possiamo seguirlo; senza seguirlo, non possiamo avere la vita eterna: “Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” (Gv 5,24). Ma deve essere un ascolto attento e con lo sguardo rivolto a Gesù per essere in comunione con lui: “Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo” (Gv 12,47). Il credente è allora un uomo saggio: “Chi ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia” (Mt 7,24). E “La roccia è Gesù” (1Cor 10,4).

Dall’ascolto nasce la conoscenza: non solo la conoscenza intellettuale, che ci permette di comprendere il messaggio di Gesù, ma di una conoscenza del cuore, che ci rende saggi nella verità, operosi nella carità e aperti al futuro di Dio nella fede e nella speranza: “Il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui” (Ef 1,17). E tale conoscenza non ci viene dalle nostre capacità umana, ma dalla nostra disponibilità e docilità allo Spirito di Dio: “Dio vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati nell’uomo interiore mediante il suo Spirito” (Ef 3,16). E lo Spirito di Dio è stato infuso nei nostri cuori da Gesù stesso: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi” (Gv 14,16-17).

Ed è lo Spirito che ci insegna tutta la verità e ci dà la forza per seguire Gesù e la sua via di santità: “Noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, con parole non suggerite dalla sapienza umana, bensì insegnate dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali”.(2Cor 2,12-13).

Lettura esistenziale

Davanti a Gesù, lì dove ci aspettiamo una rivelazione, denunciamo la nostra incertezza, delegando a lui la responsabilità di risolvere il nostro bisogno di verità:“Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”. Gesù lo ha detto, lo ha mostrato e testimoniato, ma noi non abbiamo ascoltato, visto e riconosciuto ciò che accadeva ed accade, davanti a noi. Perché abbiamo agito ed agiamo così?: “Perché non fate parte delle mie pecore”. Vediamo e conosciamo, in base all’apertura del nostro cuore, alla libertà di accogliere ciò che accade e concepirlo, viverlo, amarlo, creando un legame, un’appartenenza all’altro che ci fa sentire tutto l’amore che ha per noi, infatti seguiamo sempre chi ci ama e lo ascoltiamo, proprio quando sentiamo che desidera il nostro bene. Credere è amare, incontrare ed accogliere il mistero dell’altro, la sua verità, liberi da aspettative e preconcetti, perché altrimenti la possibilità , più o meno inconsapevole, è quella di riconoscere solo ciò che già abita nei nostri pensieri e facciamo aderire la realtà, la costringiamo quasi a dare conferme soddisfacenti o rifiuti delusi. Su questa purezza dobbiamo vigilare, liberandoci da immagini e convinzioni, accogliendo il nuovo anche in ciò ed in chi pensiamo scontato, perché l’amore del Signore opera in tutto e trasforma.

Così incontrando il Pastore buono, possiamo ascoltarlo e seguirlo, farci prendere per mano ed andare verso una vita piena. Quando il nostro cuore è chiuso ed abitato dal desiderio di dominare e sottomettere i fratelli, come i Giudei, non possiamo riconoscere in Gesù il Messia e la Sua umiltà, il servizio ai fratelli, la compassione per gli ultimi, diventano solo segni di debolezza, umiliazione, stupidità. Il nostro campo visivo si restringe moltissimo o forse è proprio una cataratta, in questi casi! Riconoscere il divino nell’umano è la via per amare come Gesù ci ha amati, perché l’agire di Gesù è l’agire del Padre, sulla croce è Dio stesso che ci ha amati fino in fondo, nei fratelli più anonimi pulsa il cuore di Dio: “Io e il Padre siamo una cosa sola”.

Tutta la vita di Gesù è un processo di rivelazione, fino al limite della croce, che è la rivelazione massima di Dio, che illumina il cuore di chi vuole seguirlo, per donarci salvezza, libertà e vita. Gesù ci presenta l’uomo nuovo, libero dal male, dalla violenza, dalla rivalità, l’uomo che è fratello di tutti gli uomini, che abita lì dove è amato. Abitiamo veramente nell’amore e con il dono dello Spirito diventiamo figli che amano il Padre e i fratelli, tutti Uno in Lui.

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