Una Via da seguire

Una Via da seguire

Commento di Fra Marcello Buscemi e di Tiziana Frigione

Letture: At 13,26-33; Sal 2; Gv 14,1-6

Riflessione biblica

“Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. È il messaggio di Gesù risorto: rimanere saldi in lui, senza tentennare nella fiducia e senza turbare il cuore. Saldi in lui: per avere la vita; perché la linfa vitale scorra sempre in noi, come per i tralci che rimangono uniti alla vite. Lui è la vite che dona la sua vita: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13). Noi siamo i tralci che vivono in lui per le sue parole di vita eterna: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio” (Gv 6,68-69); per il suo corpo e sangue che alimenta la nostra comunione a lui: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv 6,56); per lo Spirito che ci ha donato come guida per comprendere le sue parole: “È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita” (Gv 6,63).

Rimanendo in lui, il nostro cuore è saldo nella pace, perché “Lui è la nostra pace” (Ef 2,14). In lui, non saremo turbati nelle prove e nelle croci del vivere quotidiano: “In Gesù, ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rom 5,3-5).

In Gesù, non si turberà il nostro cuore per le nostre fragilità, perché ci basta la sua grazia: “Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 12,9-10). Nessuno cosa ci potrà turbare, perché “nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore” (Rom 14,7-8). In tutto ciò, abbiamo una certezza di fede: Gesù è la via che ci conduce alla verità su noi stessi e alla vita eterna: “Verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi” (Gv 14,3), e alla sua gloria immortale: “Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria” (Gv 17,24).

Lettura esistenziale

Gesù si prepara alla passione, sa a cosa andrà incontro, a quale terribile spettacolo assisteranno i suoi discepoli, che già sono turbati, ed è necessario far comprendere tutto quel dolore, aprire il loro cuore alla contemplazione, che va oltre il significato umano degli eventi . Di fronte al turbamento Tommaso identifica il bisogno di comprendere, ma per entrare nella logica di Dio, dell’amore, è necessaria prima di tutto la fede, in Dio ed in Gesù. Con nel cuore la fede possiamo comprendere che attraverso la via dell’amore scopriamo la verità di noi stessi e viviamo in pienezza e vedere che il ritratto di Gesù è fatto di parole , azioni, opere e segni che rimandano al Padre. Noi , come i discepoli, siamo turbati, temiamo la separazione da Gesù, abbiamo già visto la forma del suo amore, nel servizio che un fratello, una sorella ci ha donato, persino nel boccone offerto a Giuda, che profuma di amore e perdono e siamo trasformati da questo amore. Gesù colma con la sua tenerezza questo vuoto e spiega cosa significa il suo andarsene: è presente in un nuovo modo , nella fede in lui e nell’amore. In questo nostro tempo, non godiamo della presenza fisica di Gesù, ed è fondamentale comprendere il suo andarsene, ascoltare le sue Parole, la sua eredità per noi. Innanzitutto lui si sintonizza sullo stato d’animo dei discepoli, sul nostro oggi, conosce le nostre fragilità, riconosce il turbamento, lo ha vissuto anche lui e ci indica che possiamo vincerlo solo con la fiducia nel Padre ed in lui, una fiducia che ci dà il coraggio .

L’eredità più importante è la fede, che ci rende come lui, ci rivela che abbiamo tutti un posto nel Padre, perché siamo figli e mediante l’amore, anche noi abitiamo nel Padre e il Padre in noi. Quindi il morire di Gesù ci dona la nostra identità : l’amore che il Padre ha per noi. La nostra dimora: l’amore che ci ha mostrato, perché abitiamo lì dove amiamo. “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore…Vi prenderò con me e così sarete anche voi dove sono io”.

Con Gesù seguiamo la via dell’amore, compiuto nella realtà della nostra esistenza, che ci fa essere vivi in pienezza: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”. Con Gesù impariamo ad attraversare tutte le vie possibili che si percorrono nell’amore, trasformando il turbamento in occasione per crescere nella fede, diventiamo creature che si prendono cura della vita umana in tutte le sue forme, vivendo la relazione con i fratelli e le sorelle nella tenerezza, nella consolazione , nella speranza e nell’amore, come fa una madre , per essere Chiesa viva nel Mondo. Adesso tocca a noi, rendere visibile Dio nel mondo ed è dal nostro cuore che si libera la luce del suo amore, che fa belle tutte le cose.

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