Pace, il dono che è in noi

Pace, il dono che è in noi

Commenti di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione

Letture: At 14,19-28; Sal 144; Gv 14,27-31

Riflessione biblica

 “Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore”. È facile dirle, queste parole. Più difficile è viverle nel quotidiano. Eppure, se ci riflettiamo bene, ne abbiamo proprio bisogno. Quante ansie, quanti problemi, quanti contrastanti dentro noi: dubbi, incertezze di sbagliare, contraddizioni nei nostri pensieri e comportamenti, e con gli altri: in famiglia, nella società; in una parola, le parole di Gesù sembrano fuori del mondo. Ma Gesù è stato chiaro: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv 14,27). La pace di Gesù scaturisce dalla relazione che abbiamo con lo Spirito di Dio, con Gesù e con Dio. Non è di questo mondo: “Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33). Infatti, “se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia”. Per questo, ci ha dato un aiuto: “lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi”. Opera nel nostro cuore e ci ricorda continuamente che siamo figli di Dio: “Voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio” (Rom 8,15-16).
Solo nella docilità allo Spirito, la pace di Cristo regnerà nel nostro cuore: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo”. È lui che ci farà comprendere che solo in comunione con “Gesù, nostra pace” (Ef 2,14), la pace regnerà nei nostri cuori, perché ad essa siamo stati chiamati in un solo corpo” (Col 3,15) e per essere costruttori di pace: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).
Dio è la sorgente della nostra pace, perché “Dio non è un Dio di disordine, ma di pace” (1Cor 14,33). Viviamo in Dio, insieme a Gesù e nella gioia dello Spirito: “Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi” (2Cor 13,11). Di più: “La pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù” (Fil 4,7).
Gesù ci fa un altro dono: la sua Pace. E’ un dono che possiamo ricevere solo nel cuore, che esprime la presenza del suo amore in noi. Gesù non si manifesta a tutti, ma a noi che osserviamo la sua Parola e lo portiamo nel cuore . Lo incontriamo, perché il Signore viene in noi se lo amiamo e gli diamo un posto nel mondo, lasciandolo dimorare in noi. Lui ci raggiunge nella nostra quotidianità, perché Gesù condivide la nostra vita, è presente e lo riconosciamo dalla pace e dalla gioia che mette nei nostri cuori. “Non come la da il mondo io la do”.
Le inquietudini e la tristezza che viviamo all’interno delle nostre relazioni, spesso spostano il nostro centro dal cuore all’esterno, in un’ossessiva ricerca di risolvere lì i problemi, di allontanare un malessere, fino a raggiungere l’anestesia dell’indifferenza, un’apparente pace che ha smarrito le origini del vero desiderio e confuso lo scopo ultimo. Chiamiamo pace la tranquillità, la sicurezza, cerchiamo fuori di noi soluzioni possibili, adattandoci alle circostanze, magari tra un evitamento e l’altro, fino a perdere l’orientamento ed il senso delle cose.
La Pace di cui parla Gesù è un suo dono, non la troviamo fuori di noi, ci fa rimanere vivi nell’amore, quello che passa attraverso la croce, che è più grande di tutto. La sua Pace ci fa essere presenti a noi stessi, limpidi e lucidi nella consapevolezza, abbandonati allo Spirito presente in noi, che ci fa compiere anche follie, che ci fa attraversare tutto ciò che accade, anche l’inevitabile turbamento di fronte al male, la puntuale e sincera sofferenza, nel riconoscimento delle mani e dei piedi feriti. Dall’amore estremo fluisce la pace e se siamo nella Pace, siamo in relazione intima con lui, altrimenti siamo altrove, nel turbamento e bisogna che ci ritroviamo.
La vita è dono d’amore eterno, non è a caso, per questo è bene avere un atteggiamento consapevole, rimanere nel suo amore, non temere il male, ma attraversarlo con lui ed illuminare le tenebre. Risvegliati dal suo dono, possiamo seguirlo, sperimentare che dimora in noi, che la sua nuova presenza è quella dell’amore. L’amore è Dio e noi amandolo lo conosciamo, siamo generati da Dio e vediamo con il cuore, manifestiamo gli effetti della sua presenza.
Foto:Raffaella Nardone

 

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