«La mia missione in Thailandia, con la gente e per la gente»

«La mia missione in Thailandia, con la gente e per la gente»

Padre Alessandro Brai, semplicemente p. Alex per chi lo conosce, non aveva mai pensato di trovarsi a vivere in un tempio Buddista insieme con giovani thailandesi ed altri missionari Saveriani come lui. Sono passati quasi 10 anni da quando la missione dei Saveriani in Thailandia è iniziata. Padre Alex è stato uno dei primi ad arrivare. Oggi sono sette i Saveriani presenti in questa regione del mondo, provenienti da 4 nazioni e 4 continenti diversi.

«Fin dall’inizio abbiamo scelto di vivere insieme con la gente – racconta Brai -, una baraccopoli di Bangkok ci è sembrato il posto ideale per iniziare la nostra nuova missione in Tailandia».

La missione dei Saveriani a Bangkok è tutta speciale: missionari preti e religiosi vivono insieme con giovani thailandesi laici, condividendo insieme la vita comunitaria.

«L’idea di vivere insieme con giovani tailandesi è nata da un’esigenza pratica di conoscere il luogo e la cultura – ci dice Brai – ma poi con il tempo è diventato un vero e proprio nuovo stile di vita ed un nuovo modo di vivere la missione».

Per di più, la comunità si trova all’interno del complesso di un tempio buddista, a pieno contatto con la vita del tempio e dei monaci, oltre che della gente che vive nella baraccopoli. La società thailandese è radicata nel buddismo e quasi il 99% della popolazione professa questo credo.

«Noi siamo a pieno contatto con buddisti quotidianamente – racconta il missionario -, visitiamo circa 800 famiglie nella baraccopoli tra cui soltanto una dozzina sono cristiane».

Il carisma dei Saveriani consiste del far conoscere Gesù a coloro che ancora non lo conoscono con l’obiettivo di fare del mondo una sola famiglia. Quello che caratterizza i Saveriani è il volto umano e la capacità di entrare in dialogo con la cultura, le tradizioni e la vita delle persone nel luogo in cui si è inviati.

Da quando la pandemia ha colpito anche la Thailandia, i Saveriani si rivolgono soprattutto a provvedere cibi in scatola, gel igienizzante e mascherine per le persone della baraccopoli.

«Sono gli stessi abitanti della baraccopoli, buddisti, che ci danno una mano per la distribuzione», commenta Brai.

Inoltre, prima della pandemia, i Saveriani svolgevano anche altri lavori, tra cui la visita agli ammalati e l’animazione con i giovani della baraccopoli, aiutandoli ad uscire dalla strada e provvedendo educazione e reinserimento nella società.

Ma non sono tutte rose e fiori, dopo solo dieci anni la missione dei Saveriani a Bangkok rischia di chiudere perché già da tempo il governo thailandese minaccia di rimuovere la baraccopoli e farne un centro turistico a causa della sua vicinanza con il porto.

Tuttavia, questo progetto non è semplice perché si dovrebbero sfrattare migliaia di persone che rimarrebbero senza alloggio. A quel punto sarebbe un problema ancora più grande da affrontare per il governo. Per di più, a causa della povertà nei villaggi nelle zone rurali, “sempre molte più persone stanno facendo la scelta di vivere in città”, ci racconta Brai, “e questo accresce la popolazione delle baraccopoli incrementando i problemi che sono già presenti”.

«Però noi ci siamo – conclude padre Alessandro con il suo entusiasmo che lo caratterizza -, siamo qui per la gente e con la gente e resteremo con loro anche affrontando insieme questa difficile situazione». (fonte Terra e missione)

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.