La vostra tristezza si cambierà in gioia

La vostra tristezza si cambierà in gioia

Commento di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione
Letture:  At 18,1-8; Sal 97; Gv 16,16-20
Riflessione biblica
“Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete”. La curiosità ci afferra! Desideriamo comprendere il pensiero di Gesù. Lui non ci pone un enigma, ma un mistero di comunione, di vita vissuta insieme a lui. Tale mistero può provocare “tristezza o gioia”. E va compreso su diversi livelli: sul piano storico, escatologico, spirituale.
Sul piano storico, Gesù conferma l’imminenza della sua passione, morte e risurrezione: “Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno” (Mt 16,21). Forse, con Pietro non comprendiamo bene il mistero di morte e risurrezione, non entriamo nel senso di quel “poco” che ci ha procurato la salvezza: “non pensiamo secondo Dio, ma secondo gli uomini!” (Mt 16,23). Ma Gesù ci svela il mistero di quel “poco” salvifico: “Io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32).
Per questo, Gesù ci invita ad approfittare del tempo presente: “Ancora per poco tempo la luce è tra voi. Camminate mentre avete la luce, perché le tenebre non vi sorprendano; mentre avete la luce, credete nella luce, per diventare figli della luce” (Gv 12,35). È l’aspetto escatologico del “poco”: come Gesù anche noi “andiamo al Padre”, siamo orientati alla patria celeste: La nostra cittadinanza è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso” (Fil 3,20-21). Egli ci precede per prepararci un posto: “Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi” (Gv 14,3).
Nell’attesa, dobbiamo vivere la dimensione spirituale del “poco”: “Sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone” (Mt 25,21.23). Per questo, bisogna camminare con cuore integro, rimanendo fedeli al progetto di Dio: “Quanto è buono Dio con gli uomini retti, Dio con i puri di cuore! Ma io per poco non inciampavo, quasi vacillavano i miei passi, perché ho invidiato i prepotenti, vedendo il successo dei malvagi” (Sal 73,1-3).
Ma Dio rimane fedele, anche quando sbagliamo: “In un impeto di collera ti ho nascosto per un poco il mio volto; ma con affetto perenne ho avuto pietà di te, dice il tuo redentore, il Signore” (Is 54,8). Rinnoviamo la nostra fede e “il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù, egli stesso, dopo che avrete un poco sofferto, vi ristabilirà, vi confermerà, vi rafforzerà, vi darà solide fondamenta” (1Pt 5,10).
Siamo chiamati a sperimentare nella nostra vita il passaggio pasquale , dalla croce alla gloria, dal dolore alla gioia di rinascere come donne e uomini nuovi nell’amore. Il tempo della sofferenza ci appare infinito, senza speranza, quando guardiamo solo con gli occhi. Ma è proprio dentro la sofferenza che troviamo la via di accesso a quella realtà interiore che si trasforma in gioia eterna. Vivere pienamente il mistero è attraversare questo tempo, vivere la paura, l’ignoto, il silenzio, senza assumere l’inganno che sia un fallimento, piuttosto aprirci alla speranza, all’attesa feconda, imparando da Maria e dalle donne del sabato, fino a compiere pian piano il passaggio al tempo della trasformazione e della rinascita, quando, guardando con gli occhi del cuore, raggiungiamo un’altra consapevolezza.
Nel momento della croce, non comprendiamo tutto l’amore di Dio, perché un amore così è inconcepibile per noi, non crediamo di valere tanto per lui e ci sentiamo disperati, non lo vediamo lì nel sepolcro, ci sentiamo abbandonati per sempre. Croce e sepolcro, sono due tempi difficili, che si ripropongono nella nostra vita, quando sperimentiamo le prove e siamo proprio dentro questo mistero, dove tutto si oscura e sembra che Dio non esista, ma proprio nel silenzio lui si manifesta e raggiungiamo il mattino di Pasqua.
Gesù ci dice che è “poco tempo” ma a noi sembra un’eternità! E’ un soffio che passa, il tempo della sofferenza, della tristezza, dell’ingiustizia, del dolore, se lo guardiamo nel modo giusto, con gli occhi del cuore, perché è il cuore che ama , che vede e capisce. Non possiamo evitare le ferite, le malattie, i tradimenti e quando soffriamo, sosteniamo la lotta che ha sostenuto Gesù, è l’occasione per testimoniare la pienezza di vita, l’amore, diventando donne ed uomini nuovi e , realizzando in noi l’amore , dimentichiamo le sofferenze, impariamo a portare il dolore, che ci rinnova nella nostra identità di figli. Il tempo del silenzio di Dio dura fino a quando ignoriamo quel che lui dice. E’ la Parola, che ci rivela l’amore e ci conduce a capire poco alla volta, prendiamo coscienza di ciò che già c’è, nella nostra esistenza, comprendiamo il significato della vita ed ogni prova diventa una prova positiva.
E’ bellissimo dire a Gesù con i discepoli “non comprendiamo”, interrogarci, imparare a governare e predisporre il vuoto, necessario per accogliere e generare il nuovo. Con Gesù nel cuore possiamo vivere tutta la vita come mistero, l’altro come mistero, stupirci per ogni creazione e testimoniare la vita e l’amore nel dolore, attraverso le difficoltà, per nascere come figli di Dio.
Contemplando la Croce possiamo dare un significato alle sofferenze, comprendere il senso della vita, che diventa tempo di gestazione, di fecondità, che si fa strada nel dolore, perché nulla ostacoli la vita, il venire alla luce di noi stessi ed intanto le parole di Gesù risuonano nel nostro cuore: “la vostra tristezza si cambierà in gioia”.
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