Nel nome del Padre

Nel nome del Padre

Commento di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione
Letture: At 20,17-27; Sal 67; Gv 17,1-11
Riflessione biblica
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo”. Se la vita eterna consiste nel conoscere il Padre e il Figlio, conoscere “il nome” del Padre è essenziale per vivere da figli di Dio e da veri discepoli di Gesù. La conoscenza di tale “nome” sprigiona nella nostra mente e nel nostro cuore quelle forze portatrici di salvezza che solo Dio, nel suo amore infinito ci concede con la sua grazia e la sua misericordia: “Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce” (1Pt 1,3-4). Egli è sempre presente nella nostra vita quotidiana con tanti suoi benefici di Padre: “Mi ricordai della tua misericordia, Signore, e dei tuoi benefici da sempre, perché tu liberi quelli che sperano in te e li salvi dalla mano dei nemici” (Sir 51,8). Riconoscere che Dio opera potentemente nella nostra vita è riconoscere che il suo “nome glorioso” opera prodigi in noi, ma soprattutto crea un legame di parentela tra noi, suoi figli, e lui, nostro Padre, stabilito in noi da Gesù: “Io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro” (Gv 17,26). Conoscere il “nome” del Padre è conoscere la sua natura, la sua santità e il suo amore: “Siate santi, perché io sono Santo” (Lev 19,2) e ancora: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48). Solo in Gesù possiamo “conoscere il nome del Padre” e il suo operare in Gesù: “Il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita” (Gv 5,37.39-40).
Insieme a Gesù, il nostro operare diviene testimonianza di amore, che rende gloria Dio: “Sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio” (1Cor 10,31). Investiti dalla gloria di Dio, che risplende nel volto Gesù, risplenda la nostra vita di luce di verità e di amore, “perché gli uomini vedano le nostre opere buone e rendano gloria al Padre nostro che è nei cieli” (Mt 5,16).
Lettura esistenziale.
Gesù adesso chiede al Padre, sorgente di tutto, di saper rivelare l’amore estremo con la Croce: “è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te”. Questa forma di amore, che va al di là di tutto ed è solo dono, viene da Dio e noi uniti a lui possiamo amare come lui. Lui infatti non possiede, ma dà tutto al Figlio e noi siamo l’oggetto del dono di Dio, come fratelli, generati nell’amore, tutti unici, diversi, fatti per la sua Gloria, ma in relazione, uniti, una cosa sola in lui. Gesù sa che solo la conoscenza, la consapevolezza del Padre, ci rende come lui, ci fa vivere in pienezza e così ci rivela ancora chi è il Padre e fa assistere i discepoli, e noi, al loro dialogo, che esprime lo splendore, l’essenza della loro relazione, riflesso della nostra con lui.
Conosciamo Dio solo attraverso Gesù, che ce lo ha rivelato facendosi nostro fratello, qualunque altra immagine è frutto di qualcos’altro e sappiamo che impariamo a conoscerlo vivendo in relazione costante con lui ed in pienezza tutto, proprio tutto quello che incontriamo, senza escludere niente e nessuno, come fa lui con noi. Lui è in noi e vive nelle relazioni d’amore che viviamo, dove grazie al dono dello Spirito, facciamo un’esperienza divina: conosciamo la nostra origine, ci riconosciamo figli e fratelli, viviamo la vita stessa di Dio. Nell’amore viviamo la gioia di essere tutti diversi ed al tempo stesso uniti, uno nel cuore dell’altro e viceversa.
Gesù ci ha preceduti, dopo averci mostrato tutto il suo amore e rivelato la verità, così noi tutti, dopo essere stati inviati, compiamo lo stesso cammino verso il Padre. Possiamo alzare gli occhi al cielo, certi di poter dialogare con lui, ascoltare la sua risposta, che realizza il nostro amore per lui, la gloria, la capacità, che in lui abbiamo, di far trionfare il bene sul male, di mostrare al mondo chi è il Padre e chi siamo noi. Possiamo rivelare l’amore di Dio nel mondo, amando i fratelli, proprio nelle situazioni più improbabili, quando l’orgoglio, il pregiudizio, il moralismo, alzano muri altissimi, che separano e cancellano l’altro e che solo la conoscenza che abbiamo di Dio, il suo amore estremo, può abbattere, per renderci veramente fratelli e figli dello stesso Padre.
Il nostro cuore è la più bella creazione di Dio, la sua casa, il luogo dove lo accogliamo, ed è necessario entrare in noi stessi per conoscere lo Spirito Santo che agisce in noi , la verità, tutto il movimento, la vita, che gli avvenimenti esterni mettono in moto, toccando la profondità della nostra esistenza.
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