Terra Santa. Fra Francesco Patton: “Servizio del primato della Chiesa non presidenza di onore, ma di amore gratuito”

Terra Santa. Fra Francesco Patton: “Servizio del primato della Chiesa non presidenza di onore, ma di amore gratuito”

Il servizio del primato della Chiesa non è una presidenza di onore, ma è una presidenza di amore gratuito e fino al dono di sé. Amore concreto, che consiste nell’offrire ai fedeli un solido nutrimento dottrinale e sacramentale e nel guidarli con carità lungo il cammino della storia verso la meta del Regno”. A ricordarlo oggi è stato il Custode di Terra Santa, Fra Francesco Patton, durante la celebrazione nel santuario di Tabga, nella Festa del Primato di Pietro. Rievocando il brano dell’evangelista Giovanni, quello dell’ultimo incontro di Gesù Risorto con i suoi discepoli, a Tabga, sulle rive del lago di Tiberiade, Patton ha affermato che “ciò che viene chiesto a Pietro è ciò che prima di lui ha fatto lo stesso Gesù. Ciò che viene chiesto a Pietro è ciò che viene chiesto a ognuno di noi, cioè prenderci cura gli uni degli altri: preoccupandoci della salute spirituale e vocazionale gli uni degli altri, imparando a nutrirci reciprocamente della parola di Gesù e dei sacramenti che Lui ci ha lasciato, ma anche guidandoci reciprocamente per continuare a camminare sulla via di Gesù e – se necessario – anche correggendoci a vicenda”.

È alla luce di questo primato dell’amore verso Gesù, che “si traduce in primato dell’amore concreto verso i nostri fratelli e sorelle, comprendiamo anche il valore della nostra chiamata. A volte nelle nostre parrocchie e comunità, negli ambienti di Chiesa in genere, abbiamo l’idea che nella Chiesa ci siano chiamate importanti e altre che valgono poco, o che ci siano ruoli da cercare e altri da schivare. Gesù nel colloquio con Pietro ci ricorda che nella Chiesa il primato è dell’amore. Che chiunque è chiamato è chiamato a questo primato e dovrà imparare a servire e non a farsi servire. Chi è chiamato a questo primato dovrà ricordare che dovrà anzitutto vivere la propria vocazione, senza lasciarsi andare a confronti e paragoni che alimentano solo forme velate o esplicite di invidia, di gelosia e di ambizione”.

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