Pietre vive seguendo il Pastore

Pietre vive seguendo il Pastore

Commento di Fra Marcelo Buscemi e Tiziana Frigione

Dedicazione della Basilica di San Francesco.

Giovanni 10,22-30

Riflessione biblica

“Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”. È festa della famiglia francescana: siamo il gregge di Dio, radunato dalla parola di Gesù sotto la guida fraterna di Francesco di Assisi. È la festa della Dedicazione della Basilica, costruita in onore di S. Francesco: tutti noi, fratelli e sorelle, guardiamo a quel tempio, dove aleggia lo spirito di Francesco, e ci sentiamo coinvolti nella sua avventura di povertà per amore, di purezza che ci fa vedere Dio e obbedienza allo Spirito che guida il nostro cammino spirituale. Ed è per mezzo dello Spirito che ascoltiamo la voce di Gesù, lo seguiamo per le via maestra della santità. Ascoltiamo la voce del Signore: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23). Seguiamo lui, fondamento della nostra fede per divenire santi e camminare in santità di vita. Corriamo dietro lui con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, lui che è origine della fede e la porta a compimento (Ebr 12,1-2), lui che è la nostra guida nel compiere la volontà di Dio e che ci rende un solo corpo e un solo spirito. Lasciamoci guidare da Gesù, il nostro buon pastore, cantando insieme con giubilo: “Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l’anima mia, mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome” (Sal 23,1-3). Seguiamolo per contemplare la bellezza della sua verità, che conduce alla vita e ci rende liberi figli di Dio. Seguiamolo con amore, per imparare da lui la via della carità, che fa fratelli e sorelle dei poveri e di tutti coloro che hanno bisogno del nostro aiuto: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). Solo in loro conosceremo il volto di Gesù, nostro Maestro e Signore e compiremo i suoi gesti di amore: “Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” (Gv 13,14-15).

Lettura esistenziale

E’ inverno quando intorno ci troviamo dei nemici, che dicono male di noi e ci combattono, magari proprio ignorandoci, che è l’espressione massima di aggressività, facendoci fuori dalla vita. Noi, in Gesù, incontrando questa ostilità e questo rifiuto, sappiamo che dobbiamo affrontare la morte per poi attendere la Pasqua, rimanere nell’amore, per cercare in Dio tutto ciò che conta davvero e ci fa vivere in pienezza, pregandolo affinché le divisioni e le tensioni siano sanate. Così , con gli stessi sentimenti di Gesù, passeggiamo con lui, sotto il portico di Salomone nel tempio, circondati dai Giudei. Incontrare ed accogliere il mistero dell’altro, la sua verità, è un problema con il quale ci confrontiamo quotidianamente e fino a quando ci lasciamo condizionare da aspettative e preconcetti, ci illudiamo di incontrare veramente l’altro, mentre viviamo una illusione , perché proiettiamo solo quello che abita in noi e pretendiamo di farlo aderire alla realtà, rifiutando tutto ciò che non risponde ai nostri bisogni. In realtà conosciamo solo nell’amore, quando accogliamo l’altro per ciò che è e lo facciamo perché lo abbiamo già fatto con noi stessi, perché riconosciamo nell’altro ed in noi il divino che ci fa figli e fratelli. E’ questa la conoscenza che ci dona Gesù, grazie allo Spirito Santo, che ci fa riconoscere la nostra identità di figli, come lui è figlio e ci fa credere. Gesù ci dice:” Ma voi non credete, perché non siete le mie pecore.” E’ una verità che possiamo accogliere se sentiamo di appartenere veramente a lui , è una bestemmia se ci chiudiamo in noi stessi e viviamo in preda alle nostre emozioni volubili ed i nostri famelici bisogni. Tutta la vita di Gesù è un processo di rivelazione, fino al limite della croce, che è la rivelazione massima di Dio, che illumina il nostro cuore, alimenta il desiderio di seguirlo, ci rigenera nella gioia e ci rafforza nella consapevolezza di essere veramente figli di Dio. Gesù subisce il dramma di non corrispondere all’immagine che si erano costruiti i Giudei , alla funzione che gli attribuivano , perché quell’uomo Gesù che lava i piedi, che si fa servo dei discepoli, che dà la vita per chi lo crocifigge , esprime una umanità che tradisce l’idea del divino potente e forte che aspettavano. Quando anche noi viviamo da figli e seminiamo uguaglianza, rispetto, libertà, altruismo, suscitiamo l’odio di chi si aspetta privilegi, particolarità, potere, egoismo e con Gesù impariamo che bisogna sottrarsi alla logica della lotta, è un gioco che non ci appartiene, dobbiamo andare avanti, perché sarà lui a trovare nuove strade e nuove parole per portare comunque e sempre amore. Siamo chiamati tutti a vigilare sui condizionamenti interni che non ci permettono di accogliere il nuovo, per superare il bisogno di cercare solo ciò che è scontato e rassicurante. L’amore del Signore opera in tutto e trasforma, non è mai stagnante, fermo, uguale, ed anche se a volte costa fatica umanamente è la nostra unica realtà. Così incontrando il pastore buono, possiamo ascoltarlo e seguirlo, farci prendere per mano ed andare verso una vita piena, imparare a riconoscere il divino nell’umano ed amare come Gesù ci ha amati, fino in fondo, nei fratelli più anonimi e diversi, sentirci veramente UNO in lui: “Io e il Padre siamo una cosa sola”.

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