Maria guida nel nostro cammino

Maria guida nel nostro cammino

Commento di fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione
Beata Maria Vergine Odigitria
Luca 1, 46-56

Riflessione biblica

“Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome”. Due cose mi sembrano interessanti in questa celebrazione di Maria: il titolo e il Magnificat, che tale titolo illustra. Il titolo: Maria non è la via, ma la guida a Gesù, nostra “via, verità e vita” (Gv 14,6); è la guida nel nostro cammino per essere in comunione con Gesù: “dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20); è la guida per testimoniare Gesù nel nostro vivere quotidiano: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri” (Gv 15,16-17). Maria è la nostra guida nell’umiltà: esulta nel Signore, ma riconosce che Dio “ha guardato l’umiltà della sua serva”. Guardando Maria e Gesù nostra via, anche noi “rivestitiamoci tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili” (1Pt 5,5). Maria è guida e madre di misericordia, che ci insegna “a rivestirci di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandoci a vicenda e perdonandoci gli uni gli altri; come il Signore ci ha perdonato, così facciamo anche noi” (Col 3,12-13). Maria è la nostra soccorritrice nei bisogni: “Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: Non hanno vino. E Gesù le rispose: Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora. Sua madre disse ai servitori: Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,3-5). Se lei è la guida, anche noi dobbiamo avere gli stessi sentimenti verso coloro che hanno bisogno del nostro aiuto: “Amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore. Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell’ospitalità. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto” (Rom 12,10-11.13.15). Guardiamo a Maria e ricordiamoci che a Messina è chiamata “la pronta soccorritrice

Lettura esistenziale

Le immagini spesso si imprimono nel nostro cuore, più delle parole, perché seguono un registro emotivo ,piuttosto che razionale e così acquistano significato nella nostra vita di fede, non perché adoriamo una immagine, ma perché contemplandola rievochiamo più facilmente ciò che rappresenta.
Così nell’icona di Maria Odigitria, patrona della Sicilia, la madre di Gesù , con la mano destra , ci indica suo figlio e diventa la nostra guida, ci mostra la via, ci offre la sua protezione. In lei riecheggia il Sì a Dio, che esprime fede e totale disponibilità, trasformate subito in servizio. Proprio da questo Sì nasce la sua beatitudine ,che può essere la nostra, se facciamo come lei e lasciamo che le attese trovino compimento, perché come lei crediamo .
Allora la gioia si trasforma in canto, il nostro canto, iniziamo a guardare il mondo con gli occhi di Dio e possiamo solo dire bene, essere grati a lui per tutto, certi che anche gli ostacoli sono occasioni per sperimentare un amore più grande ed è così, basta crederci ed accade, nei nostri cuori, nella vita. Con gli occhi di Dio vediamo svanire tutto ciò che prima ci faceva paura, resta in noi il desiderio di cantare e danzare con lui, tutti i giorni, quando si compie l’amore e la gioia si trasforma in lode a Dio e non rimane chiusa nel narcisistico compiacimento per le parole di lode che Elisabetta o chiunque altro ci offrono. Quando amiamo qualcuno è naturale lodarlo, è inconcepibile l’invidia, viviamo l’altro come dono e la gioia di donarci a lui, creiamo nella lode , una comunione intima con l’altro che viene da Dio ,è preghiera.
Così Elisabetta loda Maria, ma lei non ha bisogno della lode come riconoscimento, così noi non ne abbiamo bisogno, ma della lode come espressione autentica della relazione d’amore sì. Il Padre non ha bisogno della nostra lode, ma quando lo lodiamo lo raggiunge il nostro amore e siamo in comunione con lui, viviamo la sua stessa gioia. Nella lode , vedendo la grandezza di Dio, del fratello, anche il nostro cuore si espande, perché siamo in sintonia con lui. È una percezione straordinaria di infinito che può venire solo da Dio. Allora cantiamo la sera, quando il giorno è concluso e siamo consapevoli del dono che abbiamo ricevuto .
Come Maria siamo visti da uno sguardo di amore ed abbiamo la consapevolezza che ci ha dato tutto, ma in particolare ci ha dato se stesso e noi con Maria possiamo dire il nostro Sì e far crescere nel nostro grembo il piccolo Gesù, per donarlo al mondo. Dio guarda la nostra realtà, ci vuole così come siamo, non ci ha chiesto di essere perfetti, ma di accoglierlo. Tanto più siamo poveri più lui si dona per colmarci di lui, e noi riconoscendoci poveri sentiamo di appartenere tutti a lui.
In questo amore ogni egoismo scompare, perché non viene da Dio, si autodistrugge, mentre chi è vero, chi è nella verità, è veramente vicino a Dio che sazia ogni nostra fame. Realizziamo la storia della salvezza, in ogni piccolo gesto di servizio , come Maria , e scopriamo il significato profondo anche nelle piccole cose.
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