Chi è il più grande?

Chi è il più grande?

Commento Fra Marcello e Tiziana Frigione

San Filippo Neri

Letture: Sir 36,1-2.5-6.13-19; Sal 78; Mc 10,32-45

Riflessione biblica

Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”. Si rimane stupefatti: Gesù annuncia sofferenze, derisioni e persino morte violenta, e i discepoli pensano a posti di onore, di prestigio e di superiorità sugli altri. E, pur di ottenere tutto ciò, ammettono di poter soffrire con lui: “Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: Lo possiamo” (Mc 10,38-39). Ma sappiamo come hanno partecipato alla sofferenza di Gesù al Getsemani: “Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono” (Mc 14,50). Non si impazientisce Gesù dinanzi alla “fragilità” dei suoi discepoli, ma li istruisce con spirito di sapienza. La vera comunione con Gesù non è condividere la sua gloria e potere divino, ma il suo amore, che si fa servizio e dono di vita. Come lui, ogni discepolo deve imparare l’amore e il servizio ai fratelli: “il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10,45). Solo così, il discepolo partecipa alla missione redentrice e salvifica di Gesù e compie il progetto di amore di Gesù, È nel servizio ai fratelli che si misura il nostro impegno di amore e di donazione agli altri e la nostra adesione al messaggio di Gesù: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti” (Mc 9,35). Meglio: seguiamo Gesù, che “pur essendo nella condizione di Dio, svuotò se stesso assumendo la condizione di servo, diventando simile agli uomini; umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2,6-8). Vivere con Gesù significa accogliere non solo la sua promessa di gloria e di vita eterna, ma soprattutto abbassarsi con lui fino a donare la propria vita per i fratelli: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la propria vita per i propri amici” (Gv 15,13). È condividere il suo progetto di amore, che libera il cuore dall’egoismo e dagli interessi e si dà al servizio di coloro che hanno bisogno: “Voi, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Ma questa libertà non divenga però un pretesto per la carne. Mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso” (Gal 5,13-14)

Lettura esistenziale

Mentre saliamo con Gesù a Gerusalemme, ci purifichiamo dalle nostre rappresentazioni distorte, che ci fanno desiderare di sedere vicino a lui nella sua gloria. Il problema è che immaginiamo la gloria come un potere fatto di conquiste materiali, quando non siamo capaci ancora di comprendere che la sua gloria è dare e servire in umiltà . Siamo “sgomenti”, impreparati, nel sapere che se vogliamo amare come Gesù, incontriamo ogni forma di mortificazione e dobbiamo morire a noi stessi per risorgere. Allora la condizione più bella è quella di desiderare sempre di più di comprendere , con Gesù accanto, riconoscendoci ciechi, per essere da lui illuminati, per accedere ad una consapevolezza nuova che ci fa osservare le nostre resistenze, quelle che ci mantengono nel buio e rallentano l’esperienza dell’amore. Quando scopriamo che esiste qualcosa che è oltre questo mondo superiamo tanti attaccamenti, e portiamo nel mondo altro , qualcosa che non è del mondo. Gesù ci sta aiutando a conoscere il Padre, a realizzare in noi la consapevolezza che il potere del Signore è il potere di dare la vita, è il potere di amare, con lo stesso amore che Dio ha per noi, che ogni decisione spetta a lui. Pensiamo di poter compiere le stesse cose che compie Gesù, ed è così, è l’unico modo per fare esperienza del divino in noi, non servono parole , insegnamenti , accade in noi se riusciamo a realizzarlo dentro quelle piccole cose che noi facciamo, che sono qui, adesso. E’ un cambiamento che può avvenire solo dall’interno, che ci libera dal male, nella misura in cui scopriamo l’amore e la solidarietà, liberi dall’egoismo, realizziamo il suo amore che è la gloria di Dio e ci abbandoniamo finalmente alla sua volontà. Interroghiamoci oggi: Qual è la gloria che vogliamo? Lottiamo per il potere, perché in fondo vogliamo tutti sottomettere gli altri, essere grandi? Siamo già grandi , perché c’è una grandezza che viene da Dio, che si realizza senza alcuno sforzo, lotta, strategia, nella consapevolezza che siamo figli, che tutto ciò che ha valore non è di questo mondo e solo lui può darlo. Gesù ci indica che la vera grandezza è quella di Dio, che è essere servo: “Il più grande tra voi si farà servo”. E noi servendo nel suo nome siamo liberi e grandi. Sull’esempio di San Filippo Neri, rivolgiamoci ai giovani per portarli al bene e realizziamo pienamente nel servizio ai poveri la nostra vocazione.

 

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