Non bastano le foglie

Non bastano le foglie

Commento di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione

Venerdì dell’VIII settimana T.O

Letture: Sir 44,1.9-13; Sal 149; Mc 11,11-25

Riflessione biblica

“Ebbe fame. E avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa, ma non trovò altro che foglie”. La composizione di Mc 11,11-25 ci permette di comprendere meglio il senso profondo dei gesti di Gesù: Gesù maledice il “fico sterile” ma pieno di foglie, scaccia i profanatori del tempio, catechesi sul fico seccato. La cornice è il “fico sterile”: immagine di una fede che languisce e si esprime in cerimonie, ma che non porta alla comunione con Dio: “Come potete dire: “Noi siamo saggi, perché abbiamo la legge del Signore”? A menzogna l’ha ridotta lo stilo menzognero degli scribi! I saggi restano confusi, sconcertati e presi come in un laccio. Ecco, li mieto e li anniento; non c’è più uva sulla vite né fichi sul fico, anche le foglie sono avvizzite” (Ger 8,8-9.13). Dove la fede non rimane fedele al progetto salvifico di Dio, diviene un suono di parole: “Curano alla leggera la ferita della figlia del mio popolo, dicendo: “Pace, pace!”, ma pace non c’è” (Ger 8,11) e uno sfoggiare di riti che non scaldano il cuore di amore: “Questo popolo si avvicina a me solo con la sua bocca e mi onora con le sue labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e la venerazione che ha verso di me è un imparaticcio di precetti umani” (Is 29,13). Alla luce di tutto ciò, il gesto di Gesù è un gesto profetico e messianico di purificazione: “Ecco, io manderò il mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate. Egli è come il fuoco del fonditore e come la liscivia dei lavandai. Siederà per fondere e purificare” (Ml 3,1-3). Ma egli è venuto soprattutto per purificare i nostri cuori, per professare con sincerità e coerenza la nostra fede; per praticare un culto, che non sia spettacolo, ma adorazione del Dio vivente e santo e, nutriti del corpo e sangue di Gesù, cammino di santità nella potenza dello Spirito; per agire con quella carità, che sa riconoscere nel fratello e sorella il volto di Cristo e ne asciughi le lacrime e ne lenisca i dolori. “Camminiamo nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore” (Ef 5,2).

Lettura esistenziale

Siamo con Gesù a Gerusalemme solo da ieri e ciò che Gesù vede lo fa reagire, perché vede tradito l’amore di Dio: il fico non sazia la sua fame ed il tempio non è più la casa del Padre. Quando manca l’amore verso Dio e tra noi fratelli, negandogli questo amore lo condanniamo sull’albero della croce e diffondiamo nel mondo una immagine di Dio che genera divisione e morte. Un albero bello che non fiorisce per portare frutto è maledetto e secca, così un tempio colmo di gente che non cerca Dio è solo un mercato, che vive di apparenze. Gesù ci mostra la pochezza della vita che non riusciamo a scorgere se non cerchiamo di avere gli occhi di Dio, perché tante cose possono apparirci belle , ma essere vuote di amore, tutti possiamo impegnarci in attività religiose, ma essere mercanti che cercano di comprare Dio , imbrogliare il prossimo e apparire brave persone . Come il fico siamo chiamati a portare frutto, in qualunque stagione, come figli di Dio siamo chiamati ad amarci . Gesù oggi ci mostra che non possiamo rimanere indifferenti di fronte ad un albero che non dà niente, che non realizza se stesso, di fronte al tradimento dell’immagine di Dio. Bisogna vedere anche il male, riconoscerlo, per vincerlo, per non spargerlo nel mondo , ostacolando il libero fluire dell’amore. Ma cosa è bene? Seguire i nostri bisogni, apparentemente buoni , che ci fanno sembrare alberi belli e frondosi, ma incapaci di nutrire veramente chi ha fame? Oppure assidui frequentatori del tempio, che comprano il bisogno dei fratelli, mostrando una immagine distorta di Dio? Il male è non amare, usare Dio per il proprio interesse. Così il fico rimane secco, i cambiavalute sono cacciati via, ed è quello che accade anche a noi che, senza amore, siamo destinati alla sterilità e che vivendo da mercanti falliamo la possibilità di essere tempio di Dio e gioire della sua presenza, della relazione bella con i fratelli e le sorelle che lui ci mette accanto. Con Gesù possiamo portare ogni maledizione e risorgere nell’amore, quello assoluto, che ci ha mostrato sull’albero della croce, per dirci quanto valiamo per lui.

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