Santissima Trinità: tutto viene da te e tutto ritorna a te

Santissima Trinità: tutto viene da te e tutto ritorna a te

Commento di Fra Giuseppe Di Fatta

Santissima Trinità (anno B)

Letture: Deuteronòmio 4,32-34.39-40; Salmo 32; Lettera ai Romani 8,14-17; Matteo 28,16-20

Un caro saluto a tutti voi di serenità, gioia e pace.

Questa domenica dopo la Pentecoste è la solennità della Santissima Trinità. Per cinquanta giorni abbiamo cantato Alleluia, espressione della fede e della gioia che proviene dal Signore risorto. Abbiamo ricevuto lo Spirito Santo che è pienezza del mistero pasquale e inizio del cammino della Chiesa. Adesso è come se la liturgia ci invitasse ad alzare lo sguardo per contemplare Colui dal quale è venuta a noi tutta questa grazia e la salvezza e così innalzargli il nostro ringraziamento: il nostro Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo.

A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Il Figlio Gesù ha ricevuto tutto dal Padre, ha compiuto la missione dal lui ricevuta, si è nutrito della sua volontà che è stata come il suo cibo. Ha ricevuto il suo stesso potere, che non è il dominare sugli altri, ma l’esercizio della sua forza d’Amore per la salvezza di tutti. Questo potere è confessato e accolto da chi lo riconosce Signore della propria vita: solo così si sperimenta l’obbedienza della fede, l’adesione totale a Lui, l’abbandono fiducioso nelle sue mani, che non diminuisce la nostra libertà, anzi la esalta e la rende possibile nella verità.

Andate e fate discepoli tutti i popoli. Inizia la missione della Chiesa che fondamentalmente è annunziare il Vangelo della salvezza, celebrare i sacramenti della salvezza, testimoniare questa salvezza con gesti e opere di carità. Perché tutti, ma proprio tutti, diventino discepoli: è lo statuto fondamentale del cristiano, essere discepolo, cioè seguace di Gesù. Anche se fossimo molti, ma non tutti, siamo ancora in pochi! L’offerta di salvezza che Dio fa attraverso l’agire molteplice della Chiesa, è veramente per tutti i popoli, per tutte le genti, per tutta l’umanità.

Battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. In questa brevissima Parola, frutto dell’esperienza liturgica della prima comunità cristiana, troviamo l’essenza del mistero che celebriamo: riceviamo il Battesimo, che come tutti gli altri sacramenti, è dono del Padre, per mezzo di Gesù Cristo, nella pienezza e nell’unità dello Spirito Santo. Tre persone divine distinte, eppure un solo Nome. Cioè una sola natura, una sola divinità, una sola essenza.

Insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Gesù lo aveva detto: Chi mi ama osserva i miei comandamenti. (cfr Gv 14,20) Francesco di Assisi lo ripeterà ai francescani nel consegnare la forma di vita: La Regola e la vita è osservare il Vangelo. In questo caso osservare non è un termine giuridico che impone una norma da rispettare: la Regola è la vita! Una vita regolare, una Regola di vita.

Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. L’ultima consegna di Gesù è una parola di incoraggiamento e di fiducia, di compagnia e amicizia, di sostegno e di certezza della sua costante presenza. È asceso alla destra del Padre ma non ci lascia orfani, non ci lascia soli, non ci abbandona.

Sono con voi: veramente Gesù è l’Emmanuele, il Dio con noi. L’efficacia della missione della Chiesa non si basa sulla bravura dei discepoli, ma si fonda su questa promessa di Gesù: Lui resta con noi, cammina con noi, è con noi. E sostiene con la sua grazia ogni opera di bene. Una parola certa che dà il coraggio di intraprendere il cammino cristiano con gioia ed entusiasmo.

Davanti al Mistero della Santissima Trinità, cari fratelli e sorelle, noi siamo chiamati non tanto a cercare di capire, di riflettere e discutere, col rischio di confonderci… ma soltanto a ringraziare e adorare!

La preghiera più bella che nel canto al Vangelo la Chiesa oggi ci consegna è: Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Questo possiamo dire: Gloria a te, Signore! Che sei Padre, che sei Figlio, che sei Spirito Santo e sei l’unico nostro Signore. Con il mistero pasquale celebrato, possiamo entrare nella SS Trinità, anche se solo in punta di piedi: il Padre ha mandato il Figlio, fino alla Croce e alla Risurrezione per la nostra salvezza, poi ha inviato e continua ad inviare incessantemente lo Spirito Santo per la nostra santificazione, a Lui restituiamo ogni nostro amore e il rendimento di grazie. Davanti al Mistero grande di Dio che ci salva, ci ama, che ci è vicino, che non ci abbandona mai, possiamo dire soltanto: Grazie! Grazie, Signore! Grazie che ci hai amati, che ci ami, ci benedici e ci salvi.Grazie anche per quello che sei! Non sei un Dio solitario, monolitico… Dio non è single, per usare un termine moderno: Dio è comunione di Persone, è comunità.

Possiamo dire che Dio in sé è famiglia: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo in unità. Adoriamo il Mistero della santissima Trinità e rendiamo grazie a Lui per il dono della salvezza che ci è dato: un Padre che riconosciamo come Creatore di tutto ciò che esiste, un Figlio che riconosciamo Redentore perché ci ha salvato col suo sangue, uno Spirito che riconosciamo come l’artefice di santificazione e i tre che sono, insieme, l’unico e indivisibile Signore: noi siamo chiamati ad adorare. Un Mistero così grande che non possiamo investigare, comprendere appieno.

Si racconta, per esempio, nella vita di sant’Agostino, che passeggiava lungo la spiaggia del mare cercando di capire come fosse possibile un Dio Trino e Uno; era un uomo intelligentissimo, di grande cultura, e si sforzava di capire… Si dice che incontrò un bambino (era Gesù, sotto quelle sembianze) che cercava di mettere l’acqua del mare dentro un bicchiere. E allora sant’Agostino gli chiese cosa stesse facendo; e il bambino: Sto cercando di mettere tutta l’acqua del mare dentro questo bicchiere. Rispose il santo: ma bambino, questo non è possibile! Il bambino allora si voltò e gli disse: E tu vuoi capire la Trinità? Vuoi far entrare questo mistero così grande dentro la tua testa?

È il Mistero di Dio! Ma se non possiamo capirlo, possiamo almeno immaginarlo…

Vi voglio presentare alcune metafore della Trinità, non per comprendere, ma per sfiorare il mistero… per accennarlo appena…  immagini tratte dalla nostra esperienza, riconoscendo che Dio è molto più di quello che noi possiamo dire.

Il primo esempio l’ho tratto da san Bonaventura:

  • Se Dio fosse Agape, il Padre sarebbe l’amante, cioè colui che ama, il Figlio sarebbe l’amato,lo Spirito sarebbe il compiacimento, insieme, tutti e tre, sarebbero l’Amore, e noi, viviamo nella Trinità, perché siamo figli amati.

Un esempio più semplice:

  • Se Dio fosse un’abitazione, il Padre sarebbe l’architetto, il Figlio sarebbe il progetto, lo Spirito sarebbe le fondamenta, insieme sarebbero la casa, e noi questa casa la abitiamo
  • Se Dio fosse un’opera letteraria, il Padre sarebbe l’autore, il Figlio sarebbe il protagonista, lo Spirito sarebbe l’inchiostro, insieme sarebbero il libro, e noi i lettori.
  • Se Dio fosse luce,  il Padre sarebbe la legna, il Figlio sarebbe il fiammifero, lo Spirito sarebbe la fiamma, insieme sarebbero il fuoco, e noi da questo fuoco siamo purificati, illuminati e riscaldati.

Il prossimo esempio mi piace molto…

  • Se Dio fosse armonia musicale, il Padre sarebbe il musicista,il Figlio sarebbe lo strumento musicale, lo Spirito sarebbe lo spartito, insieme sarebbero la melodia, e noi cantiamo il canto nuovo.

E l’ultimo, tratto dal Vescovo teologo Bruno Forte:

  • Se Dio fosse un regalo, il Padre sarebbe infinita gratuità, il Figlio sarebbe infinita gratitudine, lo Spirito sarebbe infinito grazie, insieme sarebbero infinito dono, e noi il nulla amato che riceve l’infinito tutto.

PREGHIAMO:

A Chi è sorgente di Paternità, al Generato dal seno di Lui, a Chi procede dall’Uno e per l’Altro,                  gloria e onore nella Chiesa e nel mondo oggi e sempre, per l’eternità. Amen.

Una buona e santa domenica a voi!

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