Figlio di Davide

Figlio di Davide

Commento di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione

Venerdì della IX settimana del Tempo Ordinario

Letture:  Tb 11,5-17; Sal 145; Mc 12,35-37

Riflessione Biblica

Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?”. Ancora una disputa: essa ha come centro la messianicità di Gesù, ma allo stesso tempo anche la sua figliolanza divina. Gesù è il Messia, ma allo stesso tempo anche il Figlio di Dio. Non è, quindi, un insegnamento che interessava solo i Giudei del suo tempo, ma riguarda anche il contenuto profondo della nostra fede: “Noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio” (1Gv 4,14-15). L’affermazione è chiara: Gesù è il Messia, inviato da Dio per la nostra salvezza; e, in quanto Messia, essendosi fatto uomo (Gv 1,14; Fil 2,6-7), appartiene alla discendenza di David: “annunciamo il Vangelo di Dio, che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore” (Rom 1,3-4). Ma Gesù, anche come Messia, è Figlio di Dio: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4,4-5). Gesù è Figlio di Dio dall’eternità, figlio di David nel tempo e secondo la promessa di Dio: “Il Signore ha giurato a Davide: «Il frutto delle tue viscere io metterò sul tuo trono!” (Sal 132,11). Ancora di più: “David, poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione” (At 2,30-31). Anzi, “Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: ‘Gesù Cristo è Signore!’, a gloria di Dio Padre” (Fil 2,9-11).

Così, David può chiamare Gesù suo figlio in quanto Messia, ma allo stesso tempo sa che Gesù è il suo Signore, perché dall’eternità è il Figlio di Dio. Da parte nostra, noi crediamo in Gesù Figlio di Dio e lo accogliamo come il Messia inviato di Dio per la nostra salvezza: “A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome” (Gv 1,12).

Lettura esistenziale

Gesù insegna nel Tempio e dopo aver dialogato con lo scriba “Nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo”. Il mistero della Sua morte fa calare il silenzio, la comprensione umana fatica, perché nell’ascolto il coinvolgimento è totale e si apre, pian piano, un oltre sconosciuto ed impensabile. Gesù continua ad insegnare e pone l’attenzione sulla questione messianica, rende viva ed attuale la scrittura, per arrivare fino a sè, raccontarsi con semplicità, affinchè tutti possano comprendere chi è lui. Il Suo insegnamento è nuovo, è già una relazione, nella quale la verità non va somministrata ed accettata passivamente, imposta, ma interrogata, approfondita, interiorizzata, perché sia pieno e consapevole il desiderio di seguirlo, libero da tanti pregiudizi. Gesù desidera ampliare gli orizzonti umani che catalogano un uomo, valutando di chi è figlio, perché il mistero e la vocazione di un uomo sono sempre aldilà delle sue radici e Lui ha in sé una doppia nascita, umana e divina, viene da Dio e da Davide, figlio unigenito del Padre e di Maria, vero Dio e vero uomo. L’una racchiude in sé l’altra. Idealizzare o svalutare un uomo, costruirsi una sua immagine, perché risponda alle nostre aspettative, è negare la presenza di Dio in Lui, che apre verso l’infinito, rende relativa ogni cosa ed orientata ad un bene superiore, nel quale tutto ha un senso. Gesù è Signore , ma lo costruiamo secondo le nostre idee di dominio e potere, è destinato al Regno di Dio, ma è un regno capovolto rispetto alle logiche umane, dove si esalta la povertà anziché la ricchezza, la debolezza anziché la forza, il servizio anziché la schiavitù, l’amore anziché il dominio. Gesù parla dal profondo del suo mistero e lo rivela con semplicità, parla bene di Dio, perchè Dio abita in Lui, trasmette verità ed amore, tocca il cuore di chiunque lo ascolta e ne causa un cambiamento intimo, attraendo irresistibilmente a sè. Entriamo con Gesù nel mistero di ogni uomo, liberi da pregiudizi ed aperti all’infinito nell’amore, imparando a conoscere ed amare sempre più Gesù, rimanendo anche noi , lì, in mezzo alla ” folla numerosa (che) lo ascoltava volentieri”.

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