Beati quando siamo testimoni credibili

Beati quando siamo testimoni credibili

Commento di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione.

Lunedì della X settimana del tempo Ordinario

Letture: 2Cor 1,1-7; Sal 33; Mt 5,1-12

Riflessione biblica

“Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”. Ciascuna beatitudine richiama tutte le altre. Così, tentiamo un cammino nuovo: la misericordia come chiave di lettura delle altre beatitudini. Tutta la parola di Dio ci manifesta il volto misericordioso di Dio: “Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature” (Sal 145,8-9). Anzi, tutta la storia della nostra salvezza ha origine nella misericordia di Dio: “Eravamo per natura meritevoli d’ira, come gli altri. Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati” (Ef 2,3-5). Bisogna riconoscerci “poveri e impotenti”, per gioire della misericordia che Dio ha avuto verso di noi e divenire solidali con tutti gli uomini, testimoniando la bontà e tenerezza di Dio: “Rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro” (Col 3,12). La misericordia, allora diviene vicinanza al fratello, che soffre e piange: “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile” (Rom 12,15-16). Istruiti da Gesù, impariamo da lui la mitezza (Mt 11,29) nel parlare e nel trattare con il prossimo: niente arroganza, ma misericordia: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Imparate che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mt 9,12-13). Niente ingiustizie e impurità, ma operiamo la giustizia che ci fa raggiungere nella misericordia la nostra santità: “Come avete messo le vostre membra a servizio dell’impurità e dell’iniquità, per l’iniquità, così ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia, per la santificazione” (Rom 6,19. Domini la pace nei nostri cuori, per essere figli di Dio, misericordiosi con tutti, anche con quelli che ci perseguitano: “Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene” (Rom 12,17-18.21). Ricordiamoci: “Il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà avuto misericordia”.

Lettura esistenziale

Gesù incontra le folle, in ognuno intercetta le condizioni interiori, le intenzioni del cuore, la realtà concreta, accolta, vissuta, amata, ed offre il suo insegnamento. Seduti sul monte, accanto a Gesù, ascoltiamo la Parola, attratti dalla sua pace, che arriva dritta al cuore, avvolti da una gioia piena, che è ascolto, vicinanza, unione, accoglienza reciproca. Oggi ci dice che possiamo attraversare ogni sofferenza e progredire sulla via della grazia, rivolgendoci al Padre, perché è lì che inizia il nostro cammino verso la beatitudine ed è già nella consapevolezza della mancanza che fiorisce la gioia di cercare tutto il bene possibile. Ascoltando Gesù pian piano diventiamo figli, conosciamo il volto del Padre, scopriamo che è il nostro stesso volto, illuminato dalla grazia di sentirci amati e pronti ad essere come lui. E’ un dono di guarigione che opera in noi, per renderci come Lui. Rimaniamo in silenzio, accanto a Gesù, senza far nulla, lasciamo che la sua Parola, il suo amore risvegli in noi la consapevolezza di chi siamo e ci trasformi. Da qui poi verrà tutto il fare, nasce l’uomo nuovo, attraverso lo Spirito. Siamo già beati se abbiamo la consapevole umiltà di essere figli, di non possedere nulla, perché riceviamo tutto da Dio e che vivere è relazione con l’altro, nella condivisione. Riconoscere questa nostra condizione di figli ci mette in cammino verso la consolazione, ogni condizione di mancanza, riceve pienezza nel Signore e non è, per noi, una passiva attesa della ricompensa, ma un agire nelle difficoltà per portare ovunque l’amore, insieme a lui. Così accade in noi che ci sentiamo figli amati, già beati. Gesù è come noi povero, nel pianto, affamato ed assetato di giustizia, perseguitato, insultato, vive le nostre sofferenze , e noi, come lui, guidati dallo Spirito, che è amore e verità, rispondiamo così come desidera Dio, perché la sua volontà coincide con la nostra, in lui abbiamo una nuova identità. Seguire Gesù è un cammino verso le beatitudini, ma seguirlo, crea in noi una sensibilità forte ed il male non ci può lasciare indifferenti, tocca profondamente il nostro cuore, ci fa intercettare maggiori difficoltà, fa aumentare in noi la sofferenza, che ci guida alla compassione. E’ in queste situazioni che facciamo esperienza della presenza del Signore, della forza, della vita nell’amore, scopriamo in tutte le cose, in tutti gli avvenimenti, in tutte le persone e dentro di noi, realizziamo la pace. La vita ci presenta infinite situazioni, alcune delle quali rischiano di scaraventarci nella disperazione, nella rabbia, nella paura. Gesù ci dice di riconoscere tutte le nostre emozioni, attraversarle con Lui, attingere all’amore che c’è in noi per guardare con occhi puri e scorgere che lui è presente e possiamo raggiungere insieme un bene più grande, vincere il male con l’amore. Gioiremo con Lui per ogni piccolo granellino di pace, di condivisione, di conversione, anche di dubbio, che ci porta a realizzare il Regno di Dio qui, adesso.

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