Un Cuore che ci mette a nudo e ci provoca

Un Cuore che ci mette a nudo e ci provoca

Commento di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione.
Sacratissimo Cuore di Gesù
Letture: Os 11,1.3-4.8-9; Salmo (Is 12,2-6); Ef 3,8-12.14-19; Gv 19,31-37

Riflessione Biblica

“Uno dei soldati con una lancia gli colpì il costato, e subito ne uscì sangue e acqua” (Gv 19,31-37). Non sono tanto le parole che ci importano, ma ciò che la nostra fede legge in queste parole sulla morte di Gesù. I soldati non spezzano le gambe di Gesù: essi costatano solo che egli è morto, ma la fede vi legge l’adempimento della Scrittura Santa: a Gesù, vero Agnello di Dio, sacrificato per noi, “non è stato rotto alcun osso” (Es 12,46). Lo si deve consumare integro, per entrare in comunione con lui: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv 6,56). Non dividiamo Cristo con le nostre discordie (1Cor 1,11-13), ma “poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo” (1Cor 10,17). Il soldato colpì il costato di Gesù: la sua intenzione era quella di arrivare al cuore e costatarne la morte effettiva; e in effetti Gesù, “nel tempo stabilito, morì per gli empi. E Dio dimostrò il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rom 5,6).
È certezza della nostra fede: “Cristo morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù” (Rom 6,10-11). “E subito ne uscì sangue e acqua”: il soldato colpì il costato di Gesù, e inconsapevole aprì la porta della vita, che ci fa penetrare nel cuore di Cristo, “in cui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza” (Col 2,3), della verità e della grazia (Gv 1,17); e in lui, “rivestiamo l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità” (Ef 4,24).
“Uscì sangue”: “In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia” (Ef 1,7).
E “il sangue di Cristo – il quale, mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio – purificherà la nostra coscienza dalle opere di morte, perché serviamo al Dio vivente” (Ebr 9,14).
“Uscì acqua”: segno del battesimo, perché “se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3,5). Così, “accostiamoci a Gesù con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura” (Ebr 10,22).

Lettura esistenziale

Oggi contempliamo il fianco di Gesù, ferito dal nostro egoismo, trafitto dal nostro bisogno di far tacere la verità, perché ci inquieta, ci mette a nudo,ci provoca. Possiamo fermarci ancora, cedere le armi, smettere di difenderci, risvegliare in noi la consapevolezza, abbandonarci con fiducia e riconoscere altro. Proprio qui scopriamo che dal fianco di Gesù esce sangue ed acqua, nasce la vita, il mistero più grande, perché dal male più atroce inizia la vita nuova. Gesù ci mostra che solo l’amore può interrompere uno schema che si ripete, che perpetua il male e possiamo imparare a comprendere l’amore di Dio, a rispondere a questo amore con tutto l’amore di cui siamo capaci. Il nostro male gratuito, un gesto crudele , contro chi è inerme, ha come risposta vita ed amore, doni dall’eternità, desideri intensi di unità e pace, che Gesù ci lascia guardare fino a quando sapremo contemplare la nostra possibilità di nascere, di essere donne ed uomini nuovi, liberi dagli automatismi piccini e feroci della violenza, della vendetta, consapevoli di essere figli di Dio, destinati ad altro. Dalla morte Gesù coglie l’occasione per mostrarci che guardando con i suoi occhi possiamo andare oltre la cattiveria, l’insulto, la bestemmia, trovare in noi stessi la sua stessa capacità di amare. Solo l’amore vede, crede e può testimoniare la verità, dare così la vita, quella possibilità altra che viene da Dio di rinnovarci, trasformando il nostro cuore.
Accogliendo l’altro siamo coinvolti nell’amore, non rifiutandolo e partecipiamo al miracolo della vita nuova, non siamo semplici spettatori esaltati dalla grandezza di ciò che accade fuori di noi, siamo piuttosto protagonisti attivi, destinati a vivere la stessa grandezza. Contempliamo il fianco di Gesù e riconosciamo che Dio non protegge il figlio dalla morte, non protegge noi dalla morte, anche se crediamo, ma non perché ci abbandona alla cattiveria di chi è lontano da lui, al male del mondo, piuttosto ci ama profondamente, ci tiene stretti a sé per darci coraggio e forza, per non lasciarci vincere dal male e rilanciare il desiderio di amare con maggiore tenerezza chi non conosce la bellezza dell’amore, chi non riesce ancora a vivere da figlio e fratello.
Allora rimaniamo a contemplare la ferita di Gesù, la nostra ferita, con gli occhi di figli, in silenzio, tutto il tempo necessario e piano piano impariamo a distinguere nel nostro cuore , tutto ciò che viene dal nostro Io e ciò che ci rivela l’amore di Dio.
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