Chiamati ad amare per essere Figli

Chiamati ad amare per essere Figli

Commento di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione

Martedì della XI  settimana del Tempo Ordinario

Letture: 2Cor 8,1-9; Sal 145; Mt 5,43-48

Riflessione biblica

“Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”. Qualcuno dice: impossibile! Altri: è difficile! Se non cambiamo la nostra logica umana, difficilmente possiamo comprendere la logica evangelica di Gesù. Tale logica si legge già nell’Ottava Beatitudine: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Mt 5,11-12). Forse, a livello personale giungiamo a tale esultanza, in quanto ci sentiamo in comunione con Gesù crocifisso, che dalla croce perdonò quelli che lo insultavano e maledicevano: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Ma spesso ci facciamo prendere dai risentimenti, allora il prossimo diviene un “nemico”, termine che non dovrebbe esistere nel vocabolario cristiano, dato che tutti siamo figli dell’unico Padre celeste e tutti noi siamo fratelli: “Poiché quelli che Dio da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli (Rom 8,29). E proprio perché siamo stati scelti da Dio, dobbiamo operare alla stessa maniera di Dio, che “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” (Mt 5,45). Tale benevolenza deve risplendere nei nostri cuori: “Siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo. Fatevi imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore” (Ef 4,32-5,2). Guardiamo il nostro Padre celeste e ascoltiamo l’invito del Vangelo: “Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli” (Mt 5,48). E in conseguenza, “rivestiamoci di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandoci a vicenda e perdonandoci gli uni gli altri” (Col 3,12-13) e preghiamo che Dio cambi i nostri cuori e ci renda simili a Gesù, miti e umile di cuore.

Lettura esistenziale

Avere lo Spirito di Dio è quel dono straordinario che ci fa amare proprio chi ne ha più bisogno, chi è incapace di avere relazioni positive, perché non conosce l’amore. Dietro la violenza, la malvagità, c’è il fallimento del progetto di amore che Dio ci ha affidato e siamo chiamati a riconoscere il disperato bisogno di aiuto. Chi ci sta accanto, ci è vicino, condiziona inevitabilmente la nostra vita, può arricchirci o piuttosto essere un fastidio, ma queste due situazioni ed infinite altre, rimandano alla possibilità che diamo all’altro di esistere nella nostra vita. Se cerchiamo solo di soddisfare i nostri bisogni e l’altro lo consideriamo come qualcuno che può darci delle cose, che esiste fino a quando è utile, poi lo eliminiamo, allora non abbiamo amore per l’altro, per ciò che è, non abbiamo un rapporto disinteressato, è altro. Tutti abbiamo bisogno di essere amati in modo disinteressato, per capire cos’è l’amore, per poterci amare così come siamo e non dover fingere o sforzarci di piacere, per conquistarci un po’ di affetto. Proprio amando chi ci è nemico, chi ci ostacola in tutti i modi, ci ferisce, non fa nulla per conquistare il nostro cuore, impariamo innanzitutto che possiamo amare senza che l’altro ci dia nulla, che siamo liberi dal male, perché non condiziona il nostro amore. Comprendiamo che un legame invisibile ci unisce anche a chi ci perseguita, un fiume di energia bella che si fa preghiera, ci fa essere insieme nel Signore. E’ un dono dello Spirito Santo, perché umanamente non è affatto facile, di solito seguiamo la pancia, le regole sociali, i tanti automatismi che ci costringono ad una vita piccola, arida, che non evolve verso il cielo. Mantenere viva la consapevolezza di essere figli e fratelli, vivo l’ascolto del comandamento, ci riporta all’amore, scopriamo che l’amore è una scelta profonda e libera, non solo un sentimento, è un altro sentire…un sentire altro. Il male diventa luogo della conoscenza più profonda dell’amore di Dio, di quell’amore più grande di cui abbiamo bisogno per essere più liberi, non più schiavi, per sentirci amabili, non perché siamo bravi, ma perché siamo figli suoi, siamo l’amore che lui ha per noi e non dobbiamo mendicare niente a nessuno. Colmi del suo amore, vivendo di questo, impariamo, ogni giorno un po’ di più, che nessuno può esserci nemico, nessuno può toglierci l’amore che Dio ha per noi, in qualunque momento, ma proprio amando i nemici, ci realizziamo noi come figli. Non è solo un bene per il nemico, ma per noi ed arriviamo a benedire tutte le persone moleste, che ci hanno fatto soffrire, perché accompagnati dal Signore, grazie a loro, superiamo i nostri limiti. Proprio il male fa uscire il bene maggiore! Dio dà a tutti il suo amore senza giudizi o premi speciali, è Padre e desidera che tutti possiamo vivere la gioia di essere figli, così la nostra vita è una continua scoperta dei doni che riceviamo e, mentre in noi cresce la gratitudine e la gioia, scorgiamo la luminosità del legame invisibile che ci fa essere tutti figli e fratelli, dono gratuito l’uno per l’altro.
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