Hanno già ricevuto la loro ricompensa

Hanno già ricevuto la loro ricompensa

Commento di fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione.

Mercoledì della XI settimana del Tempo Ordinario

Letture: 2Cor 9,6-11; Sal 111; Mt 6,1-6.16-18

Riflessione biblica

State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro”. Un principio sapiente, tre applicazioni che investono la vita spirituale. Tutto ciò che facciamo è diretto alla comunione con Gesù e per dare lode a Dio. È principio sapiente, perché ci fa vivere con coerenza la fede che professiamo: amare Dio e il nostro prossimo, perché “questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello” (1Gv 4,21). Non possiamo disgiungere l’amore a Dio e al prossimo, altrimenti rischiamo l’ipocrisia: diciamo che facciamo tutto per Dio e poi non osserviamo il suo comandamento. Agire coerentemente è una necessità della fede. Così, fare l’elemosina per essere visti dagli altri non onora Dio e non onora il prossimo: è ipocrisia. Il credente sa che bisogna amare Dio aiutando i fratelli e sorelle che hanno bisogno: “Se uno ha ricchezze di questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come rimane in lui l’amore di Dio? Non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità” (1Gv 3,17-18). E questo dobbiamo farlo con gioia, non per donare qualcosa, ma per essere in comunione con il fratello che soffre: “Le varie membra abbiano cura le une delle altre. Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui” (1Cor 12,25-26). Pregare è una necessità dell’anima: chi prega non ha bisogno di mostrarsi agli altri, ma di essere in comunione con Dio. E, siccome la preghiera è come l’aria, bisogna “pregare ininterrottamente e in ogni cosa rendere grazie: questa è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi” (1Tes 5,17-18). Non c’è spazio per l’ipocrisia, c’è spazio solo per l’amore che investe la vita: “Sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio” (1Cor 10,31). Digiunare: non è questione di dieta, che purifica il corpo; ma di entrare in comunione con Dio, per essere purificati dalle nostre intemperanze, avere il domino su noi stessi, ma soprattutto per condividere i nostri beni con chi ha bisogno: “Non è questo il digiuno che voglio: dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire uno che vedi nudo?” (Is 58,6-7). Viviamo con coerenza la nostra fede, renderemo gloria al Padre che è nei cieli e la nostra ricompensa è amare con gioia Dio e i fratelli.

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