Non sprecate parole

Non sprecate parole

Commento di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione

Giovedì della XI settimana del tempo Ordinario

Letture: 2Cor 11,1-11; Sal 110; Mt 6,7-15

Riflessione biblica

Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole”. È una premessa forte: la preghiera è relazione di vita con Dio, non esercizio di convincere Dio dei nostri bisogni. La preghiera ci fa entrare in comunione con il Padre, che “sa di quali cose abbiamo bisogno prima ancora che gliele chiediamo” (Mt 6,8). In fondo, la preghiera del “Padre nostro” rispecchia il comandamento dell’amore; e l’amore si sa è relazione intima con una persona, di cui ci fidiamo senza limiti e senza interessi. Così, la prima parte della preghiera di Gesù ci immette in comunione con Dio. Egli è il Padre, noi i suoi figli. Per noi cristiani tale nome non è un titolo, ma la realtà intima di Dio che Gesù ci ha rivelato per farci conoscere il mistero profondo di colui che ci ha amati dall’eternità: “Per noi c’è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui; e un solo Signore, Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo grazie a lui” (1Cor 8,6). Egli ci ha amato tanto, che ci vuole “santi come egli è Santo” (Lev 19,2). Per questo, dobbiamo “santificare il suo nome” lasciandoci plasmare dal suo Spirito “per essere santi e immacolati al suo cospetto nell’amore” (Ef 1,4). Compiere ogni giorno la sua volontà, perché egli regni nella nostra vita e portare a compimento il suo progetto di amore: la nostra santificazione (1Tes 4,3). Pertanto, non è questione di moltiplicare parole, ma di “pregare incessantemente” (1Tes 5,17) per essere in comunione con lui e rendergli gloria: “Sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio” (1Cor 10,31). La relazione con Dio ci apre alla relazione voluta da Dio: “Amerai il tuo prossimo come te stesso” (Lev 19,18). Non chiediamo a Dio il pane quotidiano solo per le nostre esigenze individuali, ma perché egli provveda con benevolenza ai nostri bisogni e per mezzo nostro lo faccia arrivare a chi ha bisogno: “proviamo la sincerità del nostro amore con la premura verso gli altri” (2Cor 8,8). Non solo premura per i bisogni materiali, ma anche per vivere in pace con tutti: “Siate benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo” (Ef 4,32). E agiamo sempre nell’amore per sentirci figli di Dio: “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (1Gv 4,10).

Lettura esistenziale

Gesù ci guida nella preghiera, ci fa comprendere che per pregare bisogna raggiungere un luogo di grazia nel profondo del nostro cuore, lì dove siamo solo figli suoi, liberi da tutti i condizionamenti ed i rumori del mondo e sentiamo la presenza di Dio, in un silenzioso ascolto reciproco, dove non sono le parole a dire, ma il cuore a gioire della sua presenza, della fiducia piena, che ci fa conoscere la sua volontà ed inevitabilmente desiderare i suoi doni, non pretenderli, ma accoglierli, consapevoli che lui desidera il meglio per noi. La preghiera è conoscenza di Dio e di noi stessi, soli con lui sentiamo la gioia di essere figli , il desiderio di vivere da figli. Come l’amore è per l’altro, altrimenti sarebbe egoismo, la preghiera è ricerca di Dio. E’ una relazione profonda e tenera, perché Gesù rivelandoci che Dio è nostro Padre e noi siamo figli, ci libera da tutte le diverse rappresentazioni di Dio e ci incoraggia ad affidarci totalmente a lui. Essere presenti a noi stessi, consapevoli, è essere in questo luogo, alimentandoci del suo amore, che ci fa essere così come lui ci vede.

Gesù ci dona la preghiera del Padre nostro che ha in sé la chiave per essere in relazione profonda con Dio e vivere in pienezza: un Padre che è nella trascendenza , altissimo e nostro al tempo stesso (Padre nostro, che sei nei cieli), al quale possiamo chiedere di farci sperimentare chi è veramente Lui (sia santificato il tuo nome), e dalla grazia di questa conoscenza volere veramente e chiedere di vivere la vita nuova che Gesù ha portato nella nostra storia, il regno di Dio che ci è stato promesso , che non è di questo mondo, ma che possiamo vivere in questo nostro tempo, nella nostra storia (venga il tuo regno). Chiedere che si compia, si realizzi, il desiderio di Dio per noi, che possiamo raggiungere la consapevolezza, per aderire alla volontà di Dio di vivere da figli, nel dono reciproco (sia fatta la tua volontà), come è per lui così anche noi qui sulla terra, contro ogni ostacolo, per vivere la pienezza dell’amore, il divino nell’umano (come in cielo così in terra). Insegnandoci a pregare Gesù ci indica quali doni chiedere al Padre per vivere il dono di Dio stesso.

Chiediamo al Padre il pane che è la vita, è la Parola che ci nutre e da senso alla vita, che è nostro perché è condivisione, è gesto concreto che dà la vita e ci coinvolge in ogni istante nel progetto d’amore di Dio(dacci oggi il nostro pane quotidiano). Chiediamo di sperimentare la bellezza del suo perdono che ci trasforma e si compie quando il perdono che riceviamo, passando attraverso noi, raggiunge gli altri e noi consapevoli del perdono di Dio, perdoniamo i fratelli (rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori) e possiamo chiedere di aiutarci a superare le prove, che inevitabilmente incontriamo, perché Dio ci salva nelle prove e di essere liberati dal potere del male ( e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male).

Guidati dallo Spirito Santo, scopriamo in ogni parola la profondità della relazione d’amore con Dio e viviamo la grazia della sua presenza nella preghiera, nel silenzio di quel luogo segreto, nascosto nel nostro cuore, piccolo, che nell’amore diventa infinito.

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