I peccatori, gli amati da Dio

I peccatori, gli amati da Dio

Commento di Fra Marcello Buscemi e Tiziana Frigione
Venerdì della XIII Settimana del Tempo Ordinario
Letture Gen 23,1-4.19; 24,1-8.62-67; Sal 105; Mt 9,9-13

Riflessione biblica

“Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”. Ecco la missione di Gesù: essere vicino ai peccatori e usare loro misericordia. È vicino a Matteo, un esattore delle tasse, pubblicano, e in quanto tale impuro perché si sporcava con il denaro iniquo, imbroglione per arricchirsi, succhiasangue dei poveri, collaborazionista con il potere oppressivo dei Romani. Nonostante ciò, “Gesù vide un uomo”: lesse nel suo cuore e nella sua vita. “Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori, per dare a ciascuno secondo la sua condotta, secondo il frutto delle sue azioni” (Ger 17,10). E così Gesù incontrò Matteo in quanto uomo, segnato dalla sua miseria e dal peccato e ne assunse le miserie e le debolezze, per formare di lui uno “scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, che estrasse dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt 13,52). Il suo Vangelo è frutto di una conversione sincera, che lo trasformò in un annunciatore della misericordia di Dio verso il suo popolo, verso il nuovo Israele di Dio. Non più solo “alle pecore smarrite della casa d’Israele”, ma a tutti coloro che credono nel Vangelo di Gesù: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,19-20). Così, per mezzo di Matteo, Gesù fu conosciuto da “molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli” (Mt 9,10). È il grande festino messianico, a cui tutti i popoli sono invitati a partecipare: “Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. E il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l’ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra. E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza” (Is 25,6.8-9).
Rallegriamoci per la sua misericordia, che non solo ci chiama ad essere in comunione con lui, ricevendo il suo corpo e il suo sangue, ma ci invita ad “essere santi ed immacolati al suo cospetto nell’amore” (Ef 1,4).

Lettura esistenziale

Seguiamo Gesù perché il nostro cuore gli appartiene, non perché siamo perfetti, non lo saremo mai, è bene accettarlo. E’ lui che ci chiama a seguirlo così come siamo, imperfetti, pubblici peccatori e non possiamo resistere. Desidera stare con tutti noi, entrare nel nostro male e non farci sentire condannati, giudicati, ma perdonati, desidera farci vivere l’esperienza vivificante dell’amore , della misericordia, che ci rimette in piedi, che ci salva. Quando, bloccati nel peccato, giudicati dal mondo, siamo visti e chiamati, riceviamo un dono infinito, ci sentiamo dei privilegiati, accolti ed amati, possiamo seguirlo, non per le nostre capacità, ma perché è lui a volerlo. Seguendo Gesù iniziamo ad essere pian piano consapevoli del male che ci abita, impariamo ad accoglierlo, comprenderlo, trasformarlo.
Di fronte al male, nostro o altrui, spesso mettiamo in atto meccanismi di negazione, di proiezione, perché il bisogno di sentirci bravi e giusti, alimenta il giudizio, il rifiuto di quelle parti che giudichiamo negative. Come i farisei ci scandalizziamo nel concepire che pubblicani e peccatori stanno insieme, che in noi coesiste il bene ed il male, che siamo costantemente contaminati e contaminiamo. Gesù non ci esclude, sta con noi, ci da il coraggio di vedere il nostro male, perché lì lo incontriamo e, come un medico, ci cura, sperimentiamo la grazia della sua misericordia, il desiderio di Dio di donarsi a noi. Non vuole sacrifici, né ci obbliga a far nulla, perché la relazione con lui esiste nell’amore, nella libertà, nella gioia.
Ci hanno abituati a credere che ci salveremo se ci comporteremo bene, se andremo a messa, se osserveremo i comandamenti, ma fino a quando sarà un “devo” a guidarci , ci convinceremo di meritare la salvezza per ogni nostra azione, in realtà non esiste alcun merito, è tutto dono, siamo figli di Dio e solo amandolo ,come lui ci ama, impariamo a desiderare di compiere il bene, di vivere una relazione intima con lui celebrando l’Eucaristia, vivendo in pienezza. Interroghiamoci: perché Matteo si alza e senza dire una parola lo segue?
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