Ma voi chi dite che io sia?

Ma voi chi dite che io sia?

Commento di Fra Giuseppe Di Fatta

XXIV domenica del Tempo Ordinario 

 Letture: Is 50,5-9; Sal 114; Giac 2,14-18; Mc 8,27-35

Un caro saluto di gioia e pace a tutti voi!

Ascoltiamo la prima parte del Vangelo di Marco, in questa 24° domenica del tempo ordinario.

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti». In questo episodio Gesù interroga gli apostoli e fa loro una specie di intervista, ponendo delle domande. Nella prima chiede loro quale opinione la gente si è fatta di lui. E i discepoli, da buoni osservatori, gli rispondono: alcuni pensano che tu sia Giovanni il Battista, che era già stato ucciso da Erode; altri pensano che sia il profeta Elia, che secondo la profezia di Malachia, sarebbe dovuto ritornare per preparare la venuta del Messia; altri ancora ti considerano uno tra i tanti Profeti. Alla luce di queste risposte, possiamo affermare che la gente ha compreso in qualche modo la missione straordinaria di Gesù, ma non è arrivata a cogliere il mistero fondamentale della sua persona; resta per loro una figura legata al passato, senza riuscire a coglierne l’assoluta novità.

Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. Quel ma con cui inizia la seconda domanda è altamente rivelatorio: tradisce la vera intenzione di Gesù che era di considerare questa domanda la più importante. È come se dicesse: che la gente non abbia compreso pienamente la mia persona e la mia missione, è tutto sommato giustificabile. Ma voi? Voi che non siete come la gente, presenti solo per per un po’ di tempo, ma in qualità di amici condividete con me le ore del giorno e della notte; voi che avete lasciato tutto per seguirmi e siete testimoni di tutte le parole e gli eventi che io compio; voi ai quali in privato spiego alcune parabole per renderle più chiare e avete accesso più intimamente alla comprensione della mia parola…

Voi, chi dite che io sia? La prima domanda era propedeutica alla seconda. La prima era, per così dire, indolore, perché si trattava di riferire semplicemente opinioni altrui. La seconda invece è compromettente, perché interpella i discepoli e li spinge a prendere posizione personale nei confronti di Gesù. Ad uscire allo scoperto.

E se alla prima è facile che rispondano tutti, alla seconda è solo Pietro a dare la risposta: Tu sei il Cristo. Cioè il Messia. Colui che attendavamo. L’atteso da Israele e, anche se inconsapevolmente, da ogni uomo. Quando l’evangelista Matteo racconta questo stesso episodio, aggiunge dei particolari interessanti. Oltre a riconoscere Gesù come Messia, Pietro dirà che è anche il Figlio di Dio. E Gesù gli risponderà che è beato perché questa verità non è frutto della sua intelligenza, ma è un dono di Dio. Caro fratello, cara sorella, queste domande oggi Gesù le pone a noi. Dopo più di 2000 anni ci si può chiedere ancora chi è Gesù per la gente, per la società, per l’uomo di oggi. Un grande uomo religioso, un maestro di verità e di altruismo, un esempio di vita, di solidarietà e di moralità. Risposte diverse da quelle che abbiamo ascoltato nel Vangelo, ma in fondo riconducibili allo stesso principio: cogliere la straordinarietà di questo personaggio, ma non arrivare all’atto di fede che lo riconosce il Salvatore personale e il Signore dell’universo. Anche a noi oggi Gesù pone la seconda domanda: chi sono io per te? Il Vangelo di questa domenica chiede a ciascuno di noi di prendere posizione nei confronti di Gesù e di dichiarare apertamente e confessare sinceramente che è il nostro Signore. Siamo invitati a dare la nostra personale risposta di fede, non ripetendo meccanicamente formule imparate a memoria, ma rinnovando con tutto il cuore la nostra adesione a lui, ponendolo al centro della nostra esistenza. Si tratta in fondo di decidere se come cristiani vogliamo far parte genericamente della gente, o appartenere gioiosamente e responsabilmente al gruppo dei suoi discepoli.

Credo che tutti ci accorgiamo come ci possono essere dei fratelli cristiani che si accontentano delle briciole della fede e vivono alla periferia della comunità: partecipano alle funzioni religiose (termine obbrobrioso!) come semplici spettatori e vanno in parrocchia con la stessa mentalità con cui si va dal fruttivendolo o all’ufficio postale: usufruire di servizi religiosi, senza coinvolgimento personale, e vantare diritti perché ne ho pagato la tassa… Oggi invece il Signore mi chiede: Ma tu, chi dici che io sia per te? Ognuno dia la propria risposta.

Una santa e serena domenica a tutti!

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