Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo

Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Esaltazione della Santa Croce

Lettura Nm 21,4-9; Sal 77; Fil 2,6-11; Gv 3,13-17

Riflessione biblica

“Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (Gv 3,13-17). Festa di gioia: per mezzo della Croce di Gesù abbiamo sperimentato l’amore di Dio per noi; siamo stati segnati dalla salvezza di Dio Padre, che “ci ha amato tanto da darci il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). Non celebriamo la croce, strumento di dolore e di ignominia, ma la Croce di Gesù, strumento di salvezza, di liberazione e di rinnovamento del nostro essere creature amate da Dio: “Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo, (perché ciò che conta) è l’essere nuova creatura” (Gal 6,14-15). Nel battesimo, siamo stati segnati dalla Croce di Gesù: i nostri occhi, per vedere le meraviglie che Dio ci ha dato e, riempiti di gioia, elevare con Maria la nostra lode a Dio, nostro creatore e nostro salvatore; le nostre orecchie per accogliere la Parola di Dio, Gesù, “in cui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza” (Col 2,3) e che “solo ha parole di vita eterna” (Gv 6,68); le nostre labbra, per testimoniare dinanzi a tutti, più con la vita che con le parole, che “la croce di Gesù è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio” (1Cor 1,18). Ma soprattutto “annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio” (1Cor 1,23-24). E, nell’annunciarlo, facciamo memoria dell’amore di Gesù, che “portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siamo stati guariti”. Innalzato sulla Croce, Gesù ci ha attirati tutti a sé, ci ha resi partecipi del suo amore infinito ed eterno.

Lettura esistenziale

“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (Gv3,16). Ascoltando questo brano evangelico viene spontaneo pensare che Dio abbia proprio “perso la testa” per l’uomo, a tal punto da dare il Suo Figlio unigenito. Colmi di stupore dovremmo esclamare insieme al Salmista: “Signore, che cos’è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato” (Sal 8, 5-6).

La nostra preghiera di lode dovrebbe trovare motivi inesauribili per ringraziare e benedire il Signore perché “Dio ha abbondantemente riversato la sua grazia su di noi con ogni sapienza e intelligenza” (Ef 1,8). Il rischio talvolta è di non coglierle questa grazia o di farci l’abitudine e piuttosto che ringraziare, invece, lamentarci e brontolare.

Quante volte durante il giorno rivolgiamo al Signore una piccola, semplice, spontanea lode? Educhiamoci alla lode, al ringraziamento, a benedire Dio per il dono della vita e per tutti gli altri doni di cui ogni giorno ci ricolma.

Dio ti ha scelto, mi ha scelta, per annunciare con la vita le opere meravigliose del Suo Amore, chiediamogli la grazia di potergli rendere questa testimonianza: tutto in noi parli di Lui, i nostri occhi, le nostre mani, il nostro cuore. Il cristiano, infatti, non è chiamato a “dimostrare” Dio, ma a “mostrarlo” con tutto il suo essere e operare.

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