Essi non capivano queste parole

Essi non capivano queste parole

Commento di Fra Giuseppe Di Fatta

XXV domenica del Tempo Ordinario

Letture: Sap 2,12.17-20; Sal 53; Giac 3,16-4,3; Mc 9,30-37

Un caro saluto di gioia e pace a tutti voi. Ascoltiamo il Vangelo secondo Marco in questa 25° domenica del tempo ordinario.

Gesù diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. È la seconda volta che il Signore preannunzia la sua passione. La prima volta non viene capito da Pietro e Gesù lo rimprovera aspramente. Adesso sono tutti a non capirlo e addirittura a non avere il coraggio di chiedergli spiegazioni. Sinceramente ci viene difficile capire il non capire dei discepoli… Erano in contatto diretto con il Maestro e avevano accesso a un chiarimento più profondo delle sue parole; avevano la possibilità di confrontarsi con lui e fra di loro sul significato di alcuni suoi insegnamenti e dei segni che compiva. Eppure non capiscono… Non significa che fossero poco intelligenti, ma che la parola di Dio non basta capirla con la testa. A volte più che la testa, bisogna interrogare il cuore. E soprattutto la vita. Quante parole del Signore sono chiare alla nostra intelligenza, ma poi siamo ben lontani dal metterle in pratica?

Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno. La passione del Signore è un evento, un avvenimento della vita di Gesù che noi crediamo abbia significato e valore di salvezza per tutti noi. Per le sue piaghe noi siamo stati guariti… (cfr 1Pt 2,24) Ma la sua passione e morte è anche una scuola di vita, una palestra di amore e di servizio, un libro da sfogliare , ci insegna Santa Chiara. E questo libro lo sfogliamo molto raramente. Anche coloro che abbiamo la grazia di fare quotidianamente la lectio divina sul Vangelo del giorno, non ci fermiamo quasi mai sui capitoli della passione, perché liturgicamente vengono letti solo la domenica delle Palme e il venerdì santo, e sono molto lunghi. Mi permetto di suggerire che nella vita almeno una volta possiamo prendere la decisione di fermarci sulle pagine della passione del Signore per leggere, ruminare, assimilare, interiorizzare, pregare e ringraziare Lui, per l’amore che ci ha donato e per come ci ha amato.

Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». Tacevano per paura di essere scoperti, sapendo che Gesù non avrebbe approvato i loro discorsi. Soltanto sfogliando il libro della Passione, ascoltando quella che Paolo chiama la parola della Croce (1 Cor 1,18), che è via di povertà, umiltà, minorità e servizio, diventiamo capaci di comprendere che la cosa più importante della vita non è desiderare di superare gli altri, ma se stessi; non è trafficare per essere considerati i migliori, ma impegnarsi a diventare migliori; non è guardare gli altri dall’alto in basso, magari anche quando facciamo l’elemosina, ma gioire nel mettere a disposizione degli altri le nostre capacità, il tempo, tutta la nostra persona. Chiediamo al Signore di inviarci lo Spirito Santo e di aprirci la mente alla comprensione delle Scritture (Lc 24,45), di capire la sua Parola e soprattutto di metterla in pratica.

Il Signore ci benedica e ci dia di trascorrere una santa e serena domenica.

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