“E li mandò a due a due”: da Tusa in Inghilterra, la missione delle Sorelle Minori di S. Francesco

“E li mandò a due a due”: da Tusa in Inghilterra, la missione delle Sorelle Minori di S. Francesco

di FraPè – Quando si pensa a missionari in terra straniera, la prima immagine che viene in mente è quella di preti, frati o suore che abbandonano il loro Paese nativo per luoghi sconosciuti, lasciandosi alle spalle lingua, cultura, atteggiamenti del proprio ambiente, per acquisirne di nuovi; essi si allontanano dalle loro fraternità ben costituite per realizzarne un’altra, partendo da zero. Questo è stato vero anche per tre Sorelle Minori di San Francesco.

Ed è stato proprio cinque anni fa che queste Sorelle presenti sino a quel momento in diversi luoghi della Colombia e a Tusa in provincia di Messina, decidono di andare oltre Manica.

“Il nostro Istituto di Sorelle minori di san Francesco, qualche anno fa, ha fatto la proposta di aprirci alla missione: proposta che è stata accolta dal Cardinale di Londra, Vincent Nichols e da diversi cuori di noi sorelle. Dopo un anno di permanenza nella capitale inglese, la Provvidenza di Dio ci ha fatto dono di una casa a Birmingham, accolte in maniera molto paterna dall’Arcivescovo Bernard Longley. Raccontano Suor Irene, Suor Miriam e Suor Michela. Con loro all’inizio c’era anche Suor Agnese, richiamata in Italia perchè nominata dal Capitolo Generale del piccolo Istituto a guidare le suore come serva generale.

“Ci stiamo inserendo nell’attività parrocchiale, – continuano le suore – partecipando al corso biblico, visitando gli ammalati, realizzando il catechismo per i bambini della Prima Comunione e cercando di avviare un gruppo di giovani francescano. Più volte siamo state invitate dal responsabile vocazionale diocesano nella visita di qualche scuola per incontrare i ragazzi e parlare loro della nostra vocazione. Abbiamo partecipato a “Luci nella notte”, ad alcuni momenti di evangelizzazione per strada, abbiamo pregato davanti a una clinica abortista e preso parte alla Via Crucis inter-religiosa per le strade principali della città. Abbiamo ricevuto anche un invito dai Frati Cappuccini: partecipare alla missione cittadina di Oxford, che si terrà la prossima estate”.

Non mancano i contatti con gli italiani a Londra: “Abbiamo realizzato già due volte insieme a p. Francesco Buttazzo il corso di catechesi sui “Dieci Comandamenti” per i giovani, ideato in Italia da don Fabio Rosini. Abbiamo visto in questi anni tanti giovani trasformarsi perché toccati dalla Grazia di Dio e dalla sua Parola. Questo ripaga la fatica di affrontare un viaggio settimanale di tre ore: mettiamo a frutto il nostro essere italiane e siamo già pronte a ricominciare per questo nuovo anno pastorale”.

Ma prima di evangelizzare è opportuno adattarsi ad un ambiente totalmente diverso dal nostro: “Stiamo imparando a conoscere gli inglesi e possiamo dire che sono accoglienti, generosi e premurosi anche se in modo diverso dai noi italiani. In Inghilterra molte cose sono diverse: i modi di fare, pensare, relazionarsi, il clima, il cibo, la liturgia, per non parlare della grande sfida della lingua. L’ora dopo il pranzo è per noi uno dei momenti più personali per riuscire a distenderci e riposare un po’… non così per gli inglesi: per loro è l’ora più calda della giornata ed è il momento giusto per fare e ricevere visite, appuntamenti e riunioni. A volte ci manca il sole o comunque il clima mite della Sicilia. Il cielo inglese è quasi sempre grigio e piovoso. Quando è azzurro e privo di nuvole, siamo subito pronte a coprirci perbene: quello è il giorno più freddo!”

La fraternità con fratelli e sorelle di altre confessioni non manca: “Che sorpresa quando apriamo la porta a Gana, che fa parte della Chiesa Protestante o ad Alan e Beverly della Chiesa Metodista, venuti a trovarci con sacchetti colmi di spesa; o quando siamo per strada e alcuni, anche musulmani, ci fermano per chiederci spiegazioni sul nostro abito e per affidarsi alle nostre preghiere: questo in Italia non succede così spesso! Questi sono alcuni semplici esempi, ma le differenze che stiamo notando ci spingono a uscire dai nostri schemi, dai nostri concetti di “giusto e corretto” per accoglierne altri e scoprirci arricchite”.

“È davvero tanto quello che stiamo ricevendo da questa terra, da questo popolo rispetto al poco che stiamo cercando di dare”. Concludono con semplicità e con il sorriso tra le labbra suor Irene, Suor Miriam e Suor Michela

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