Sottile tentazione

Sottile tentazione

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura.

San Vincenzo de’ Paoli

Letture: Zc 8,1-8; Sal 101; Lc 9,46-50

Riflessione biblica

“Nacque poi una discussione tra loro, chi di loro fosse più grande” (Lc 9, 46-50). In verità, Luca non parla di “discussione” tra i discepoli, ma di una “sottile tentazione” che alberga nei nostri cuori: la ricerca dell’autoaffermazione sugli altri. E Gesù legge nei cuori e li smaschera mettendo dinanzi a noi un bambino. Doveva essere una tentazione abbastanza ricorrente tra i discepoli (e purtroppo lo è ancora), se Gesù alla fine della sua vita terrena ebbe ancora a dire: “I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve” (Lc 22,25-26). E sappiamo che “la madre dei figli di Zebedeo”, Giacomo e Giovanni, chiese a Gesù per i suoi figli due posti di rango nel Regno dei cieli. E scatenò lo sdegno degli altri discepoli, tanto che Gesù li ammonì: “chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo” (Mt 20,20-27). Il discepolo deve essere come il suo Maestro: “Io sto in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22,27). E nel Cenacolo lavò i piedi ai discepoli e insegnò ad essi: “Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi” (Gv 13,14-15). Ciò è l’inizio per comprendere che l’amore è accoglienza dei “piccoli” e dell’estraneo. In primo luogo, “accogliere i piccoli”: come Gesù, anche noi dobbiamo porre i poveri, i bisognosi, gli ammalati, i deboli nel corpo e nella mente vicino a noi. Di più: in essi dobbiamo vedere Gesù e prestare ad essi ogni aiuto e ogni comprensione, perché “tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. (Mt 25,35-40). Non basta accogliere i “piccoli” della nostra comunità, ma bisogna anche non escludere “gli estranei” alla comunità, specialmente se sono ben disposti a divenire discepoli di Gesù: “Quando ne abbiamo l’occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede” (Gal 6,10) e “comportiamoci saggiamente con quelli di fuori, cogliendo ogni occasione. Il nostro parlare sia sempre gentile, sensato, in modo da saper rispondere a ciascuno come si deve” (Col 4,5-6). Doniamo a tutti Gesù, e doniamolo con amore servizievole: l’amore si fa servizio e conquista, l’ambizione ostacola l’amore a Dio e al prossimo.

Lettura esistenziale

“‹‹Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi››. Ma Gesù gli rispose: ‹‹Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi››” (Lc 9, 49). Nessun uomo è detentore in modo esclusivo ed assoluto del bene o della verità, se non Dio. È vero la Chiesa possiede il deposito della rivelazione divina, questo però, lungi dall’essere un motivo di orgoglio, dovrebbe renderci più responsabili e grati per il dono che abbiamo ricevuto. Tuttavia lo Spirito Santo soffia dove vuole e può istruire nell’intimo della coscienza qualsiasi persona.

Il dialogo con i fratelli, siano essi cristiani o non cristiani, credenti o atei, portato avanti nel rispetto sincero è sempre arricchente e proficuo per tutti. Il fondamentalismo invece allontana gli uni dagli altri. Non mi riferisco solo al fondamentalismo di chi crede e vuole convincere gli altri ad abbracciare per forza la fede che professa, ma anche al fondamentalismo di chi non crede e non accetta che altri credano.

In sostanza ciò che è da promuovere è il dialogo umile, mite e pacifico, che rispetta il sentire diverso dell’altro. Dobbiamo metterci sempre nella disposizione d’animo, che in fondo è umiltà, di cogliere il bene presente nel prossimo e di imparare da tutti, e non solo dai fratelli e dalle sorelle, ma anche dalle piante e dagli animali. Francesco d’Assisi da ogni cosa traeva incitamento ad amare Dio e tutto per lui era un gradino che lo avvicinava di più al Signore.

La fede poi non si impone, si può solo testimoniare e non c’è evangelizzazione più vera, più bella e più efficace di questa: una vita che manifesta con le opere ciò in cui crede.

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