Risollevatevi e alzate il capo

Risollevatevi e alzate il capo

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Giovedì della XXXIV settimana del Tempo Ordinario

I Lettura Dn 6,12-28; Salmo (Dn 3); Vangelo Lc 21,20-28

Riflessione biblica

“Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina” (Lc 21,20-28). Luca accenna alla distruzione di Gerusalemme ad opera dell’esercito romano, guidato dall’imperatore Tito nell’anno 70 d. C.. In ogni caso, non è l’evento che è importante, ma il senso che esso suggerisce in vista della salvezza. Nella distruzione della città si è compiuto il giudizio di Dio, perché essa non ha ascoltato la voce che l’invitava alla conversione: “Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!” (Lc 13,34). L’ammonimento storico di Gesù è un invito anche per noi alla conversione del cuore e a non lasciarci turbare, ma a guardare quel momento come evento di speranza e di liberazione. “Risollevatevi”: è invito alla conversione e andare incontro prontamente al Signore; tutta la nostra vita deve mirare all’incontro esaltante con il Signore che viene per introdurci nel suo Regno di pace e di amore: “A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa” (Mt 25,6.10). “Levate il capo”: è invito a gioire, a guardare con fiducia alla patria celeste, liberi dalla condizione di schiavitù e protesi verso la comunione definitiva con il Signore. Ma per far ciò la mente e il cuore debbono “cercare le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgere il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. E allora, quando Cristo, nostra vita, sarà manifestato, anche noi appariremo con lui nella gloria” (Col 3,1-2.4). “La vostra liberazione è vicina”: è il nostro esodo, in cui celebreremo la nostra liberazione “non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità” (1Cor 5,8). Fissiamo lo sguardo su Gesù, perfezionatore della nostra fede e colui che la porta a compimento (Ebr 12,2) e scopriremo che “il leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria” (2Cor 4,17).

Lettura esistenziale

“Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. (…) Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina” (Lc 21, 20.28). Il Vangelo di oggi sembra dar voce alla paura più profonda che si trova nel cuore di ogni uomo. Gerusalemme rappresenta ciò che conta di più nella vita. Ognuno di noi ha la sua Gerusalemme, e sarebbe interessante scoprire qual è il suo vero nome proprio rispetto alla nostra vita. Fatto questo ci accorgeremo che la paura più grande è perdere ciò a cui teniamo di più.

Nel bel mezzo della paura un cristiano lo si riconosce quando prende sul serio la Parola di Gesù del Vangelo di oggi: “Risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”. La paura invece ci spinge ad abbassare il capo, a rinchiuderci, a raggomitolarci. Dobbiamo invece decidere di alzare lo sguardo, di metterci in piedi e di affrontare le cose che ci sono davanti, fosse anche la fine del mondo, o di un “mondo” che ci siamo costruiti da soli o che ci hanno costruito intorno. E la forza di questo gesto di coraggio ci viene da Gesù stesso, che proprio nel bel mezzo di ciò che ci spaventa si fa spazio e ci viene incontro. Ma se crediamo di più alla paura e al dolore allora non avremo occhi per riconoscerlo.

Non possiamo non provare paura, possiamo però gestirla, smettere di farla decidere al posto nostro. Il Vangelo ci narra che anche Gesù, ormai prossimo alla Passione, provò angoscia, tristezza e paura, ma non si lasciò determinare da esse. Il cristiano non è dunque un super uomo che non prova mai paura, ma uno che, con la Grazia di Dio, si sforza di non farla comandare. Solo in questo modo toglierà alla paura la possibilità di rovinare il presente e di guastare la vita.

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