Sei venuto a rovinarci?

Sei venuto a rovinarci?

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Martedì della I settimana del Tempo Ordinario

Letture: 1Sam 1,9-20; Salmo (1Sam 2,1.4-8); Mc 1,21-28

Riflessione biblica

“Gesù insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi” (Mc 1.21-28). Lapidario ed essenziale, S. Marco nel presentare la figura di Gesù. Due pennellate, che qualificano il suo insegnamento: insegnava con autorità. non come gli scribi. Insegnava con autorità: perché il suo insegnamento viene direttamente dal Padre, non predica una dottrina che “sa di imparaticcio di precetti umani” (Is 29,13), ma insegna ed agisce in perfetta sintonia con il Padre: “La parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato” (Gv 14,24). E per questo, Gesù può dire “chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” (Gv 5,24). E proprio perché viene da Dio, essa opera ciò che annuncia: la guarigione e la salvezza di tutto l’uomo: “Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!” (Mc 1,27). Il suo insegnamento non era come quello degli scribi: essi è vero scrutavano le Scritture, ma non possedevano quello Spirito che cambia il cuore e purifica i nostri pensieri, parole e azioni, ci fa pensare ed agire alla maniera di Dio; cambia la vita, se esse penetrano in noi fino a divenire “spirito e vita” (Gv 6,63): “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio” (Gv 6,68-69). Gesù è il Maestro che insegna la verità, che illumina la mente e il cuore di chi lo segue: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). Di più: egli è la “Parola che si è fatta carne” (Gv 1,14) e “dalla sua pienezza riceviamo grazia su grazia” (Gv 1,16). Essa è parola “viva, efficace, più tagliente di ogni spada a doppio taglio, penetra nel nostro spirito, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore” (Ebr 4,12).

Lettura esistenziale

“Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi” (Mc 1, 22). Una persona parla davvero con autorità, quando trasmette, attraverso le parole, un contenuto che muove il cuore di chi ascolta. E ancora, quando si può riscontrare nella vita di chi parla, la verità di ciò che dice. Spesso per l’uomo l’autorità significa possesso, potere, dominio, successo. Per Dio, invece, l’autorità significa servizio, umiltà, amore; significa entrare nella logica di Gesù che si china a lavare i piedi dei discepoli, che cerca il vero bene dell’uomo, che guarisce le ferite, che è capace di un amore così grande da dare la vita. L’autorità divina è il potere dell’amore.

La parola che Gesù rivolge agli uomini rivela con semplicità e immediatezza la volontà del Padre e la verità di se stessi. Non così, invece, accadeva agli scribi, che dovevano sforzarsi di interpretare le Sacre Scritture con innumerevoli riflessioni e giri di parole. Gesù non parla come gli altri. Egli parla con l’autorità di chi crede in quello che dice e per questo dà un peso completamente diverso alle parole, un peso che chi ascolta percepisce.

Inoltre, all’efficacia della parola, Egli unisce quella dei segni di liberazione dal male. Se noi cristiani talvolta manchiamo di autorità dobbiamo chiederci se crediamo fino in fondo a ciò che predichiamo e se la nostra vita è una conferma o una smentita a ciò che diciamo.

Per esempio se annunciando la Buona Novella del Vangelo, lo facciamo con un volto e un tono di voce triste, depresso o poco convinto, chi crederà a questo annuncio?

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