Dodici uomini fino ai confini della terra

Dodici uomini fino ai confini della terra

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Sant’Agnese

Letture: 1Sam 24,3-21; Sal 56; Mc 3,13-19

Riflessione biblica

“Ne costituì Dodici perché stessero con lui, li inviasse a predicare e avessero il potere di scacciare i demòni” (Mc 3,13-19). “Sul monte” avviene l’elezione dei collaboratori di Gesù. Il luogo preferito da Dio per manifestare al suo popolo il progetto del suo amore per l’umanità; è il luogo preferito da Gesù per pronunciare il “discorso della montagna”, manifesto di grazia per il nuovo popolo di Dio; è il luogo della preghiera di Gesù prima di eleggere i suoi collaboratori: “In quei giorni egli se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio” (Lc 6,12). “Ne costituì Dodici”: il numero è storico: lo riportano tutti gli evangelisti, ma anche simbolico: sono rappresentanti del popolo di Dio, comunità ecclesiale degli ultimi tempi. Essi non sono la Chiesa, ma, uniti a Cristo, sono il fondamento della Chiesa: “Voi non siete più stranieri né ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù” (Ef 2,19-20). In Cristo e sotto la loro guida, siamo la Chiesa di Dio, il popolo santo di Dio. Essi sono “apostoli” secondo il carisma che Dio, nella forza dello Spirito, ha concesso loro: “Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, allo scopo di edificare il corpo di Cristo” (Ef 4,11-12). Tale carisma, per Marco, ha un triplice compito nell’economia della salvezza. “Stare con Gesù”: Gesù è il punto di riferimento della loro fede: “Se con la tua bocca proclamerai: «Gesù è il Signore!», e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo” (Rom 10,9), il centro essenziale del loro messaggio: “Noi annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio” (1Cor 1,23-24), il centro della vita ecclesiale: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20). Predicare il Vangelo: più che annunciare la buona novella, bisogna essere testimoni di Gesù: “Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni … fino ai confini della terra” (At 1,8). Scacciare i demoni: non tanto praticare gli esorcismi, quanto liberare i figli di Dio dal potere di Satana e guidarli nel combattimento spirituale contro il Maligno: “Prendete l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno cattivo e restare saldi dopo aver superato tutte le prove” (Ef 6,11-18).

Lettura esistenziale

“Ne costituì dodici – che chiamò apostoli – perché stessero con lui e per mandarli a predicare” (Mc 3, 14). Nel brano del Vangelo odierno, l’evangelista sottolinea una doppia motivazione nella scelta dei dodici, che costituisce un doppio movimento: lo stare con Gesù, nel silenzio, nell’ascolto della sua Parola e nella preghiera al Padre, e l’andare verso i fratelli, nell’annuncio della buona notizia e nella cura solidale e fraterna. Non sono due dinamiche contrapposte e neppure in alternativa. Scandiscono, invece, il ritmo della vita cristiana. Solo chi vive unito a Cristo è reso da lui capace di raggiungere i fratelli. Più ci stringiamo attorno a Cristo e più sapremo arrivare anche ai fratelli più lontani e più poveri.

Tra i dodici ci sono persone molto diverse tra loro. Il Vangelo ci fa anche conoscere qualche lato del loro carattere, per esempio l’impetuosità di Giacomo e Giovanni, detti “figli del tuono”, la paura e la debolezza di Pietro, la mancanza di fede di Tommaso, per non parlare poi del tradimento di Giuda. Gesù non ha scelto i dodici perché erano i migliori; è evidente che Egli ha scelto persone fragili, come noi, come tutti, perché la Sua onnipotenza si manifesti nella nostra debolezza.

Non lasciamoci dunque scoraggiare dalle nostre fragilità, ma confidiamo in Dio, nostra forza. Quello che noi non riusciamo a migliorare di noi stessi, purché ci mettiamo tutta la nostra buona volontà e il nostro impegno, lo farà il Signore a suo tempo. Alcune debolezze il Signore ce le lascia perché rimaniamo nell’umiltà.

Se il Signore ci ama così come siamo, perché non dovremmo farlo noi?

 

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