Diocesi di Catania, 1° maggio: “Dal dramma delle morti sul lavoro alla cultura della cura”

Diocesi di Catania, 1° maggio: “Dal dramma delle morti sul lavoro alla cultura della cura”

Presso la Pinacoteca del Museo Diocesano si è svolto l’incontro promosso dall’Azione Cattolica, dal Movimento Lavoratori di A.C. e dall’Ufficio di Pastorale Sociale e Lavoro della Diocesi di Catania centrato sul messaggio dei Vescovi Italiani per la festa dei lavoratori 2022.

Il 1° maggio non è nato come appuntamento religioso ma politico, e che nell’ottica della spiritualità propria della “Gaudium et spes” fa sentire i cristiani in sintonia con un mondo che rivendica giustamente i diritti dei lavoratori. Quando per la prima volta fu istituita come festa liturgica don Primo Mazzolari in una memorabile omelia disse “noi non vogliamo togliere il primo maggio a nessuno, vogliamo semplicemente consacrarlo”, perché il mondo cattolico non si faccia trovare insensibile davanti alle attese e rivendicazioni degli uomini. E da lì una tradizione fatta propria anche dalla CEI: vivere una giornata illuminata da una riflessione di Vescovi che pone l’attenzione su un tema, ogni anno diverso, inerente all’attualità del mondo del lavoro. “È doveroso che questo messaggio – esorta l’Arcivescovo Mons. Luigi Renna – non rimanga relegato all’1 maggio, ma accompagni voi uomini e donne di AC nei luoghi del vostro impegno formativo nelle vostre parrocchie. Mi fa piacere vedere i rappresentanti delle sigle sindacali con i quali è possibile sottoscrivere appieno ciò che testimoniamo. Al di là di ogni credo politico nel momento in cui sono cadute le ideologie ciò che rimane è la persona che sta a cuore a tutti noi”.

Apre i lavori la Vice Presidente dell’A.C. e moderatrice dell’incontro Lorenza Ciaramella, porgendo a tutti il saluto di benvenuto e un particolare ringraziamento per la presenza ai Segretari Generali delle OO.SS. di Catania Enza Meli della UIL, Maurizio Attanasio della CISL e Giovanni Musumeci dell’UGL, alla Segretaria della Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali Febronia Lamicela e ai rappresentanti della Commissione Diocesana di Pastorale Sociale.

Il Vicario Generale Mons. Genchi porge il saluto a nome della Diocesi e dell’Arcivescovo Mons. Luigi Renna in via di ritorno da Milano per la beatificazione di Armida Barelli.

Il Presidente dell’A.C. Toni Bonaventura nel porgere il saluto di benvenuti a tutti sottolinea le iniziative importanti e allora rivoluzionarie di Armida Barelli per le Donne nel mondo del lavoro.

La Relazione:

Don Piero Sapienza Direttore dell’Ufficio Diocesano di PSL nella sua relazione ha evidenziato in particolare:

La centralità, il valore e la dignità della persona perché creata ad immagine e somiglianza di Dio.

Il senso e valore del lavoro umano nei diversi contesti storici e culturali:

-Nell’antichità classica greco-romana il lavoro e il lavoratore erano considerati strumentali e affidati solo agli schiavi;

-Nella Sacra Scrittura tutta la creazione è considerata come il lavoro compiuto da Dio, il quale al settimo giorno completa il lavoro e si riposa;

-Con il peccato originale il lavoro diventa fatica e sudore.

-Nel Cristianesimo il lavoro viene ricondotto alla sua originalità, Cristo è chiamato “il figlio del falegname”; “il falegname”.

-I Padre della Chiesa parlano del lavoratore come la “Mano di Cristo” e considerano il lavoro una vocazione e una responsabilità.

-Nella Dottrina Sociale della Chiesa il lavoro si caratterizza per la sua visione antropologica personalista e assume valore etico perché il soggetto che lo realizza è l’uomo.

-Nel Magistero Sociale della Chiesa la persona ha il primato sul lavoro, sul capitale, sull’economia e pertanto il lavoro è per l’uomo e non viceversa e non può essere usato contro l’uomo perché la vera ricchezza nel mondo del lavoro sono le persone che rendono l’Impresa una Comunità di Persone.

-La sicurezza nel mondo del lavoro:

Nel 2021 vi sono stati 1221 morti sul lavoro.

-“Troppe sono le vittime di incidenti sul lavoro! Il sangue nei cantieri e nelle fabbriche deve impegnare tutti a trovare gli opportuni rimedi, perché tali luttuosi eventi non si ripetano più” (G.P.II).

-La sicurezza nel mondo del lavoro significa custodia delle risorse umane, lotta all’inquinamento ambientale, garantire un lavoro decente per tutti, evitare le discriminazioni presenti nel mondo del lavoro soprattutto nei confronti degli emarginati e delle donne per costruire insieme un nuovo umanesimo fraterno e solidale.

La testimonianza:

Il signor Marino Santo operaio edile, che ha subito un infortunio sul lavoro il 5 Agosto del 2015 ha offerto questa testimonianza:

Lavoravo in un cantiere edile presso l’Ospedale di Messina, mentre passavo sotto il ponteggio, un elemento del ponteggio mi cade in testa e resto per terra. Sono stati i medici del pronto soccorso che mi hanno risvegliato, non ricordavo nulla, sono stati i miei colleghi di lavoro a dirmi che cosa era successo. Sono rimasto due giorni in osservazione, un mese a casa con il condizionatore sempre acceso per evitare gli sbalzi di temperatura, tre volte ricoverato in terapia semi- intensiva perché svenivo dal forte dolore al collo e alla colonna vertebrale, nonostante i farmaci antidolorifici, che prendo ancora oggi.

Dopo sette anni dall’infortunio mi ritrovo a sessantasei anni senza lavoro e con forti dolori al collo, alla schiena e alle articolazioni di braccia e gambe e di notte sono costretto a dormire seduto sul letto.

Questo infortunio mi ha dolorosamente e profondamente cambiato: Mi ha tolto l’identità, la dignità e la gioia di essere un lavoratore. Mi fa sentire come un “cittadino scartato” dallo Stato e dalla Società. Mi costringe a continue terapie contro il dolore che mi scoraggiano e mi chiudono alla vita e alle relazioni.

Ringrazio mia moglie e i miei figli che mi hanno aiutato e mi sostengono in questo difficile percorso di alti e bassi, in questo mio calvario continuo dall’infortunio sul lavoro.

Gli interventi:

Mirko Viola, giovane imprenditore da sempre impegnato nel sociale con iniziative di cittadinanza attiva e di innovazione sociale, presente alcuni elementi delle profonde trasformazioni in atto nel mondo del lavoro:
Non ci sono solo le morti, recita il Messaggio dei Vescovi per la festa dei lavoratori di quest’anno: “Gli infortuni di diverse gravità esigono un’attenzione adeguata”. «Tra questi vi sono anche gli “infortuni psicologici” – ci ha esposto Mirko Viola – ossia quelle situazioni di disagio psicologico che negli ultimi due anni, con la pandemia, da latenti sono divenuti evidenti ai più, tanto da spingere le organizzazioni ad esplorare soluzioni per affrontarle. Il 76% dei 12.000 lavoratori, intervistati per uno studio condotto da Oracle e Workplace Intelligence in 11 Paesi, tra i quali l’Italia, ha infatti affermato di volere dalle aziende per le quali lavorano maggiore supporto per la propria salute mentale. E’ una vera e propria emergenza mondiale che riguarda anche il nostro Paese – ha aggiunto Mirko Viola – e la cui più evidente manifestazione è data dal fenomeno delle “Grandi Dimissioni”: nel 2021 negli USA 4 milioni di persone in più rispetto alla media annua hanno rassegnato le dimissioni ed il 40% dei lavoratori nel mondo vorrebbe fare lo stesso. Tutto questo può però rappresentare un’opportunità di cambiamento. Prendersi cura delle persone che hanno un impiego deve significare anche occuparsi della loro qualità di vita, migliorare la qualità del loro ambiente lavorativo, coinvolgerle negli obiettivi aziendali. Prendersi cura dei giovani significa aiutarli ad esplorare le loro potenzialità, incoraggiarli a farsi forza delle loro attitudini, accompagnarli nella loro crescita personale, fornire loro ausilio per divenire consapevoli dei loro talenti, coraggiosi e pronti a fronteggiare le sfide di un mercato del lavoro sempre più mutevole ed imprevedibile. Del resto – conclude Mirko Viola – come detto da Michel Foucault in una magistrale lezione al Collège de France nel 1979, gli storici sono ormai certi nel ritenere che il balzo in avanti dell’economia occidentale dagli anni ’30 in poi sia stato dovuto non tanto dall’accumulazione della terra, del lavoro e del capitale, ma dagli investimenti che le politiche economiche, sociali, culturali, educative dei Paesi occidentali hanno sostenuto a beneficio del capitale umano, “l’unico capitale – appunto – che sia vera ricchezza”».

-La revisione dell’identità del lavoratore nel tempo della pandemia con l’emergere dell’infortunio psicologico, un profondo disagio psicofisico che porta alla depressione e alla  rinuncia al lavoro per star meglio.

-Il disagio forte del “lavoro a casa” con l’aumento silenzioso ma pesante di circa 35 ore di lavoro in più al mese.

-La maggiore prevalenza rispetto al passato dell’imprevedibilità del futuro lavorativo dopo il percorso formativo.

-La necessità di una nuova politica nella formazione al lavoro per aiutare chi ha il lavoro a tenerselo e per i giovani ad orientarsi efficacemente nel mondo del lavoro con il supporto di operatori competenti.

-L’importanza di creare anche nel nostro territorio produttivo di Catania poli di innovazione (basati su forme di partenariato pubblico-privato e del Terzo Settore) che permettano l’emergere delle grandi potenzialità presenti e la nascita di nuove imprese.

Andrea Passanisi, Presidente Provinciale Coldiretti di Catania nel suo intervento sottolinea in particolare:

-La visione generale che sta alla base dell’attività della Coldiretti, cioè quella di porre al centro l’Agricoltore, l’Allevatore, la qualità e la finalità del suo lavoro per favorire il connubio tra l’uomo e la dignità del lavoro.

-L’importanza della formazione alla sicurezza sul lavoro soprattutto per i giovani e l’impegno a non lasciare soli chi subisce nel lavoro la piaga nefasta del caporalato.

A conclusione Mons. Luigi Renna esprime piena soddisfazione per la numerosa partecipazione a questa prima giornata diocesana di riflessione e preghiera legata al Messaggio dei Vescovi Italiani per la festa dei lavoratori 2022, ringrazia in particolare l’Azione Cattolica e l’Ufficio di Pastorale Sociale e Lavoro per l’organizzazione dell’incontro e i Segretari Generali delle Organizzazioni Sindacali per la loro gradita e significativa presenza.

Nel momento di preghiera che si è tenuto nella villetta adiacente alla Basilica Cattedrale, l’Arcivescovo ha consegnato ai presenti diversi spunti di riflessione: “Gli infortuni sul lavoro sono frutto di responsabilità umane, perché tante volte si dimentica la prudenza e, soprattutto, molte volte si dimentica che la vera ricchezza del lavoro sono le persone”. Questa citazione è di un discorso di Papa Francesco del 20 gennaio scorso in un’udienza data a degli imprenditori, dove si sottolinea, con forza, che la vera ricchezza sono le persone e non l’economia del profitto.

L’imprenditore a volte, vessato dalle tasse, impreparato davanti alla legislazione, o funestato dalla situazione economica che si è venuta a creare con la pandemia, tralascia di assicurare tutto ciò che può permettere un normale svolgimento del lavoro, assumendosi una responsabilità davvero molto grande.

Non dimentichiamo che accanto ai morti che sono stati ufficializzati dall’INAIL ci sono i tanti morti o infortunati che sono nel numero dei ‘dimenticati’, cioè di coloro che non hanno nessun diritto perché non dichiarati (in regime di lavoro nero); ci sono tanti morti nelle campagne, cioè gli immigrati che nessuno conta, ricordati solo dai loro cari, che molte volte non hanno i soldi per far rimpatriare la salma.

Per la complessità dell’argomento il messaggio pone l’accento soprattutto sulla necessità di non sovrapporre il capitale umano al capitale economico; anche in una visione liberale, non è possibile sacrificare tutto al dio denaro. Di contro non si deve cadere nell’errore opposto: combattere il capitale economico come se non fosse il frutto giusto di tanto lavoro.

La visione della dottrina sociale della chiesa crea invece ‘alleanze’ tra il capitale umano e il capitale economico. La strada maestra in una azienda è adottare indicatori giusti orientati al conseguimento di un profitto giusto, con i diritti del lavoratore riconosciuti. Il nostro impegno deve cercare di diffondere una ‘cultura della cura’, che riguarda le persone, ma anche la salute di una società.

Per cultura della cura si intende l’impegno, a livello politico, ad adoperarsi in materia legislativa per far sì che i dovuti controlli dello Stato divengano momento efficace per la prevenzione. Significa, inoltre, far sì che gli imprenditori, soprattutto cattolici, diffondano la cura della prevenzione e la cura delle persone che, una volta incappate in un incidente di lavoro, vengano, poi, accompagnate perché non si sentano lasciate sole senza diritti.

Facciamoci uomini e donne che diffondono una cultura della cura, perché non accada che tanti nostri fratelli perdano la vita proprio nel luogo dove cercano di vivere con grande dignità l’avventura del lavoro. Alla preghiera segua il vostro impegno cari fratelli e sorelle laici che state accanto alle persone che queste situazioni le vivono o ne sono esposte.

L’incontro si è concluso con la piantumazione di un albero d’ulivo.

(Foonte:  Prospettive – Piero Quinci)

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