Messa in mare: le scuse di Don Mattia, grande lezione a chi sa solo puntare il dito

Messa in mare: le scuse di Don Mattia, grande lezione a chi sa solo puntare il dito

di Fra Pé – Gli scribi e farisei hanno scomodato Pilato, è il mio primo pensiero quando ho letto che la Procura della Repubblica di Crotone ha aperto un fascicolo avviando indagini per “offesa a una confessione religiosa» nei confronti di Don Mattia Bernasconi, in relazione “all’episodio di una presunta celebrazione religiosa svolta nel mare antistante la spiaggia cittadina e le cui immagini sono state diffuse dai mass-media”, come informa una nota dello stesso ufficio giudiziario calabrese.

Gli accertamenti sono stati delegati non alla legione romana ma alla Digos di Crotone.

La Procura vuole fare chiarezza… a me pare un pochetto esagerato, però per chi ha esposto denuncia va bene così.

Ma  poi chiarezza su cosa, su un atto di ingenuità, di leggerezza, dove alla fine non ha recato danno a nessuno, se non a se stesso? Qual è la colpa di don Mattia, di aver dimenticato che anche lui è un agnello in mezzo ai lupi? Che doveva essere prudente come i serpenti? Che i figli delle tenebre sono più scaltri dei figli della luce? Sicuramente si, assieme agli articoli del diritto canonico, delle norme sulla Liturgia doveva considerare le conseguenze di quel celebrare troppo fuori i canoni.

Ma ciò che invece dobbiamo imparare da questa vicenda è sicuramente l’umiltà di don Mattia e imparare a non imitare tutti quelli scandalizzati dal “grande peccato” commesso da questo prete milanese.

Ha sbagliato, si è reso conto di aver fatto una bischerata, ha spiegato le ragioni e ha chiesto umilmente scusa. Nella lettera di scuse pubblicata sul sito della sua parrocchia di San Luigi Gonzaga di Milano, Don Mattia chiarisce fermamente che “non era assolutamente mia intenzione banalizzare l’Eucarestia né utilizzarla per altri messaggi di qualunque tipo, si trattava semplicemente della Messa a conclusione di una settimana di lavoro con i ragazzi che hanno partecipato al Campo e il contesto del gruppo (ragazzi che per una settimana hanno celebrato e lavorato con me) mi è sembrato sufficientemente preparato per custodire la sacralità del Sacramento anche nella semplicità e nella povertà dei mezzi”. Tuttavia, riconosce don Mattia, “i simboli sono forti, è vero, e parlano, a volte anche in maniera diversa da come vorremmo. È stato ingenuo da parte mia non dare loro il giusto peso. Vi assicuro che non sono mancate l’attenzione e la custodia alla Parola e all’Eucarestia, ma fuori contesto la forma è più eloquente della sostanza e un momento di preghiera vissuto con intensità e significato dai ragazzi lì presenti ha urtato la Fede di molti: ne sono profondamente amareggiato”  

La lettera termina con il riconoscimento di aver sbagliato e le scuse: “Riconosco di aver mancato nell’attenzione necessaria alla valorizzazione di un Mistero così grande e così indegnamente affidato alle nostre umili mani. Ho sempre vissuto la celebrazione eucaristica con profonda consapevolezza dell’immenso Mistero di amore che esso cela e veicola e in otto anni di ordinazione quella è stata la prima volta che non ho indossato almeno camice e stola. Ma mi rendo conto che anche solo una volta è di troppo. Chiedo umilmente scusa dal profondo del cuore anche per la confusione generata dalla diffusione mediatica della notizia e delle immagini: non era assolutamente mia intenzione che avesse tale risalto, tanto che per la celebrazione avevamo scelto un luogo inizialmente isolato e lontano dagli ombrelloni (anche se poi qualche persona, avendoci visti da lontano, si è aggiunta alla celebrazione)». Un ultimo episodio aggiunge don Mattia a conclusione della sua lettera. «Nella Messa che lunedì pomeriggio ho celebrato in chiesa in parrocchia a San Luigi ho chiesto perdono al Signore per la mia superficialità che ha fatto soffrire tanti. Spero che possiate comprendere le mie buone intenzioni, macchiate da troppa ingenuità, e accettare la mia sincera richiesta di perdono. Con una preghiera per la nostra Chiesa e per tutti noi. Don Mattia”.

Però caro don Mattia credo che a chiederti scusa siamo noi cattolici, preti, religiosi, battezzati che non ti abbiamo custodito, che non ti abbiamo voluto bene come si vuol bene ad un fratello. Abbiamo gridato allo scandalo, ti abbiamo messo in croce, quando poi ognuno di noi è vittima delle sue incoerenze, dei suoi peccati, dei suoi sacrilegi… altro che messa sul materassino. Siamo bravi a nascondere, ad insabbiare, a spostare certi problemi… importante è apparire perfetti…

Con te è stato facile puntare il dito, ma tu ci hai dato la lezione più bella, affidarti alla misericordia di Dio chiedendo scusa ai superiori e ai fratelli.

Sono sicuro che se avessi portato i tuoi ragazzi in piazza  a cantare e ballare come fanno a volte i religiosi o religiose, o magari li portavi in chiesa ad un concerto di organo, o gli facevi fare il trenino per le navate magari con un bel canto religioso, o magari li costringevi a partecipare a quei interminabili pontificali tra incensi, candelabri, ascoltando canti gregoriani e ammirare i pizzi e i merletti dei celebranti.. nessuno avrebbe detto nulla. Tu avresti perso i tuoi ragazzi e non avresti imparato la lezione… e neppure noi… forse!

San Paolo diceva che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio.

Mia zia diceva: “sbagliando si impara”. Ciò che conta davvero nella vita è amare è tu hai dimostrato di saperlo fare.

Grazie don Mattia

 

 

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