I Santi: distinti ma non distanti

I Santi: distinti ma non distanti

di don Filippo Centrella– Ieri l’altro Edith Stein, oggi SantaChiara…e così per ogni altro santo.
Abituati, giustamente, a valorizzare di queste figure i momenti epici della loro esistenza, le vittorie raggiunte e i trionfi conquistati, rischiamo di “dis-umanizzarle” col dimenticare le innumerevoli “sconfitte” che esse, come ogni essere umano vissuto in terra, hanno dovuto patire prima di vedere gli onori.
L’iconografia ci rappresenta i Santi, com’è ovvio che sia, nei principali momenti di gloria: la conversione, l’ostentata predicazione, un momento estatico…ma quello è stato un giorno; e gli altri giorni, gli altri mesi, gli altri anni, quel Santo come li ha trascorsi? Come li ha conclusi? Con quale amarezza, con quali contrarietà, con quali delusioni?
Personalmente, quando ripenso alla vita di un Santo da questa prospettiva totalmente umana, fatta di slanci e rallentamenti, di consolazione e desolazione, di “eterno” mescolato al presente, avverto un profondo senso di incoraggiamento ad emularlo. Al contrario, nelle rappresentazioni o nei racconti troppo “ieratici” che tendono a presentarlo come un “superuomo”, mi sento così lontano dal poterlo anche solo guardare.
Ritorniamo ad “umanizzare” i Santi, perchè la fede più grande si annida nel cuore dell’uomo ‘più umano’.
Renderli meno distanti è il modo più bello per sottolineare le virtù eroiche per mezzo delle quali si sono distinti, cioè, appunto, “resi santi”.
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