Pienezza della legge è la carità

Pienezza della legge è la carità

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Sabato della XIX settimana del Tempo Ordinario

Letture: Ez 18,1-10.13.30-32; Sal 50;  Mt 19,13-15

Riflessione biblica

Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli” (Mt 19.13-15). Mi immagino la scena: Gesù attorniato da bambini allegri e forse anche un po’ rumorosi, e lui gioioso li benedice. Gesto meraviglioso di Gesù, gesto da imitare. La loro presenza fra noi è segno della bontà di Dio:Eredità del Signore sono i figli, è sua ricompensa il frutto del grembo” (Sal 127,3). Essi non vanno respinti, ma accettati, curati e amati. Condurre i bambini a Gesù è compito sicuramente dei genitori, ma anche di tutta la comunità cristiana. Non importa se non riescono a stare fermi o se portano qualche disturbo sonoro. L’importante è che incontrino Gesù e siano da lui benedetti. “Ma i discepoli li rimproveravano”: a differenza di loro, papa Francesco ci invita a non allontanare i bambini, ma a sorridere con loro e a gioire con loro:Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli” (Mt 18,10). Essi sono la presenza del Regno di Dio fra noi, coloro che posseggono la vera intimità con Dio per la loro semplicità: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25). Sono modelli di quella umiltà che prepara a divenire partecipi del Regno di Dio: “In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli” (Mt 18,3). Sono il segno dell’amore di Dio per l’umanità, dono di speranza e di grazia, e per noi un richiamo ad essere come loro: semplici, umili e fiduciosi nella bontà del Signore. Per questo, bisogna aver cura dei bambini: non dare scandalo ad essi con la pedofilia e altre malvagità, come fanno tanti, compresi dei preti: Chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare” (Mt 18,5-6). Al contrario, educhiamoli nella via dei comandamenti di Dio e soprattutto nell’osservanza del comandamento dell’amore, perché “pienezza della legge è la carità” (Rom 13,10)

Lettura esistenziale

“Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli” (Mt 19, 14). I bambini, al tempo di Gesù, non godevano di grande considerazione. I rabbini, intenti a spiegare i misteri del regno, ne erano infastiditi. È comprensibile allora il timore degli apostoli che vogliono allontanarli perché non disturbino il Maestro. Egli invece li accoglie con grande simpatia, anzi li propone come esempio ai discepoli. Per essere cittadini del regno dei cieli, bisogna essere come loro, non certo però nell’imitare i loro atteggiamenti infantili, ma nell’assumere la loro capacità di abbandono e di fiducia, di semplicità e di apertura, di stupore e di meraviglia. Tutte caratteristiche che l’età e la disillusione, spesso, spengono in noi.

Il bambino vive completamente affidato a quanti si prendono cura di lui, è incapace di ansietà per il futuro e pur nella sua debolezza e fragilità, ha una grande sicurezza e serenità non perché conta sulle proprie forze, ma su quelle di chi lo ama.

Lo Spirito Santo faccia rifiorire in noi tutte le qualità che avevamo da bambini e che ora, da adulti, abbiamo nascosto da qualche parte in fondo al cuore.

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