Fondati sulla roccia

Fondati sulla roccia

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Sabato della XXIII settimana del Tempo Ordinario

Letture: 1Cor 10,14-22; Sal 115; Lc 6,43-49

Riflessione biblica

Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia” (Lc 6,43-49). La roccia è Gesù (1Cor 10,4). Egli è il fondamento stabile della nostra vita spirituale:Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo” (1Cor 3,11). A Gesù dobbiamo essere intimamente uniti: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,6). Non basta invocare Gesù come il Signore, bisogna porlo come fondamento essenziale del nostro pensare, agire e sentire. Da qui le conseguenze per la vita spirituale: rinnovare il nostro cuore, essere in comunione con Gesù, produrre frutti buoni di vita eterna. Rinnovare il nostro cuore: è il luogo dell’incontro con Dio e della nostra fede in Gesù: Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Ef 3,17-19). Ma il cuore è anche un abisso, in cui opera il male (Sal 64,7): “Dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza” (Mc 7,21-22). Per questo bisogna essere in comunione con Gesù: fondati sull’amore, Gesù è la “roccia” incrollabile da cui sgorga copiosa la pace intima del cuore: La pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E la parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza: istruitevi con ogni sapienza e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori” (Col 3,15-16). Produrre frutti buoni di vita eterna”: ciò avverrà, se rimaniamo fedeli al Signore e la sua parola alberga con amore nel nostro cuore: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23).

Lettura esistenziale

“L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda” (Lc 6, 45). Il bene del nostro cuore sono i frutti che noi produciamo. Come l’albero buono si riconosce dai suoi frutti, così anche l’uomo si riconosce dalle sue opere. Come spesso accade, le parole di Gesù ci aiutano a fare una verifica del nostro essere suoi discepoli. Il vero cristiano può essere riconosciuto dalle azioni che compie e che l’evangelista aveva indicato nei versetti precedenti, cioè dalla carità verso il prossimo, dall’amore verso i nemici e dalla misericordia.

L’autenticità del nostro essere cristiani si valuta dal nostro vivere e operare come Cristo. La parabola della casa costruita sulla roccia conclude nel modo migliore tutto il discorso. La salvezza non consiste solo nel riconoscere Gesù come il Signore, ma anche e soprattutto nel compiere la sua volontà. Dalla parola ascoltata, accolta e custodita nel cuore, scaturiscono le opere buone della fede. Il cristiano che vive radicato e fondato nella fede nutrendo salde e profonde convinzioni che si traducono in un serio impegno di vita, non teme di crollare davanti alle contrarietà e alle prove. Viceversa un cristianesimo fatto solo di belle parole, di bei gesti, di belle celebrazioni liturgiche, non resiste alle immancabili persecuzioni e alle avversità della vita.

 

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