La salvezza in una Parola

La salvezza in una Parola

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Lunedì della XXIV settimana del Tempo Ordinario

Letture: 1Cor 11,17-26.33; Sal 39; Lc 7,1-10

Riflessione biblica

 “Signore, non disturbarti, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito” (Lc 7,1-10). Parole che risuonano nei nostri orecchi, ma soprattutto nel nostro cuore: le parole del centurione sono divenute proclamazione della nostra fede nel ricevere l’Eucaristia. Anzi, Gesù stesso indicò il centurione come modello della nostra adesione piena alla fede in lui: “Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!” (Lc 7,9). Una fede, che non sia basa sul merito acquisito:Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano i capi della sinagoga -, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga” (Lc 7,4-5). Ma ha il suo fondamento nella potenza salvifica di Gesù: Non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito” (Lc 7.7). E la fede del centurione ha dei tratti di comportamento molto utili per vivere la nostra esperienza di fede: umiltà profonda, fiducia totale, abbandono confidente. L’umiltà profonda: fatta di rispetto per il suo servo, che tratta in maniera molto umana; per il popolo di Israele, di cui rispetta la religiosità fino a costruire per loro la sinagoga; verso Gesù: chiede la grazia, ma non pretende che egli si scomodi, si riconosce “subalterno”, disposto a rimettersi al comando di Gesù e alla sua misericordia. Fiducia totale in Gesù: basta una sua parola per ottenere la guarigione; la sua parola divina opera ciò che comanda. È l’insegnamento di Gesù: “Se avrete fede pari a un granello di senape, nulla vi sarà impossibile” (Mt 17,20). Seguiamo il suo esempio e “accostiamoci con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno” (Ebr 4,16). Abbandono confidente: si affidò totalmente a Gesù medico divino, che guarisce i corpi, ma soprattutto le nostre anime. E trovò la salvezza: “Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell’abbandono confidente sta la vostra forza” (Is 30,15).

Lettura esistenziale

“Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!” (Lc 7, 9). Il Vangelo odierno ci presenta la figura di un centurione, un uomo ben voluto dal popolo per la sua bontà di cuore e per il rispetto della religione altrui, che ha fatto pure costruire la sinagoga per gli Ebrei Egli cerca Gesù per chiedergli la guarigione di un servo a lui molto caro. Ancora un tratto, questo, che mostra come il centurione sappia vivere, nel rispetto altrui e nell’amore, il suo posto di responsabilità. Le buone qualità di questo ufficiale romano si esprimono però totalmente proprio nell’incontro con il Signore. Egli non va personalmente incontro a Gesù, perché non si ritiene degno, manda invece alcune autorità dei Giudei che si facciano latori della sua richiesta. Inoltre al Signore che si incammina verso la sua casa, egli manda a dire che non occorre che vada perché crede fermamente che Gesù, se lo vuole, possa operare il miracolo anche a distanza, soltanto con una sua parola. In questo atteggiamento viene alla luce l’umiltà del centurione, ma anche la sua grande fede, fede per la quale lo stesso Gesù rimane ammirato. L’amore misericordioso del centurione ha come ricompensa la prova d’amore di Gesù. La testimonianza di fede del soldato è elogiata da Cristo perché non è solo espressa verbalmente ma è posta in tono umile ed è confermata dalla carità.

Poniamoci anche noi in questo atteggiamento di umiltà e di fiducia e vedremo anche noi compiersi miracoli.

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