Parenti stretti

Parenti stretti

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Santi Andrea Kim Tae-gon, sacerdote, Paolo Chong Ha-sang e compagni

Letture: Pr 21,1-6.10-13; Sal 118; Lc 8,19-21

Riflessione biblica

“Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8,19-21). Per essere familiari di Gesù, non basta la parentela di sangue: essi sono al margine della familiarità con Gesù e qualche volte contro Gesù: I suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: È fuori di sé” (Mc 3,21). Ecco i lineamenti fondamentali che contraddistinguono i familiari di Gesù: ascoltare la parola di Dio e metterla in pratica. Ascoltare la parola di Dio: essa ci genera alla fede: “la fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo (Rom 10,17). La fede ci apre all’intimità con Gesù: Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime” (1Pt 1,8-9). E soprattutto ci immette alla comunione con Gesù e i fratelli:Quello che abbiamo veduto e udito (Gesù, Parola eterna di Dio), noi lo annunciamo a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo” (1Gv 1,3). “E la mettono in pratica”: la fede senza l’amore è vuota, per questo “ciò che conta è “la fede agente mediante la carità” (Gal 5,6). Senza la pratica, la fede diviene ideologia; senza la fede, la pratica è vuota e senza senso. La pratica della fede è l’amore: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). E ancora: Siate di quelli che mettono in pratica la parola e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi” (Gc 1,22). La pratica della fede è l’amore: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). E l’amore ci rende simili a Gesù: “Chi dice di rimanere in lui, deve comportarsi come lui si è comportato” (1Gv 2,6). Se agiamo con amore, gioiamo con i fratelli, soffriamo con essi, ci interessiamo di loro: Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui” (1Cor 12,26). Di più: ciò che abbiamo fatto di bene ad un fratello, l’abbiamo fatto a Gesù (Mt 25,40). 

Lettura esistenziale

“Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8, 21). L’unica cosa che ci mette in rapporto con Cristo è l’ascolto della sua Parola e la sua accoglienza che diventa osservanza. Maria è colei che più di tutti ha ascoltato la Parola del suo divin Figlio e l’ha messa in pratica. In lei vediamo che l’ascolto diventa carne, concretezza, fatto. Ognuno di noi può dire di essere davvero di Cristo solo se fa altrettanto. L’ascolto attento della Parola di Dio e la sua osservanza compie in noi il miracolo di farci diventare familiari di Dio, madre, fratello, sorella di Gesù. Mistero che ci avvolge, incontro tra ciò che è infinitamente grande e ciò che è infinitamente piccolo. La Parola ascoltata e messa in pratica genera in noi una nuova mentalità e ci rende più conformi a Gesù, riproducendo in noi i suoi tratti, i suoi sentimenti. Inoltre la Parola ascoltata, accolta e incarnata, non solo ci rende familiari di Cristo, ma ci unisce di più gli uni agli altri. Chi ascolta la Parola e la accoglie stabilisce con gli altri fratelli legami più autentici e profondi di quelli di sangue. nella consapevolezza di essere figli dello stesso Dio, di fare la stessa esperienza di fede e di appartenere alla stessa comunità di vita. Viceversa, la peggiore pubblicità che possiamo fare a Cristo è quella di ascoltare la sua Parola, ma poi di fare delle scelte che vanno in tutt’altra direzione. Credere e vivere sono due verbi che non dovrebbero mai essere disgiunti. Se crediamo davvero in Cristo, non ci rimane altro da fare che vivere ciò in cui crediamo.

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