Scuola, la scommessa dei ragazzi della serale: racconti di un prof

Scuola, la scommessa dei ragazzi della serale: racconti di un prof

di Nicola Antonazzo – La parola d’ordine per il nuovo nuovo anno scolastico appena iniziato è “ricominciare”. Tutti sentono il bisogno di lasciarsi alle spalle questi ultimi due anni, risvegliandosi da un incubo che ha cambiato, nel bene e nel male, le loro esistenze e ha ricalibrato il loro futuro. Ricominciare, però, sembra significare un ritorno “al tale e quale” del pre-pandemia. Ricominciare sembra far rima con ripristinare tutto esattamente come prima dell’uragano covid. Siamo alla ricerca di un punto di ripristino che ci permetta di riavviare il sistema lì dove tutto era andato in crash. Viene espresso in ogni occasione il desiderio di riavvolgere  il nastro delle nostre vite per tornare all’inverno del 2020 quando la Cina sembrava molto più  lontana e l’influenza una scusa per saltare giorni di scuola.  Invece, come più volte richiamato da Papa Francesco, il rischio più grande di questi anni è stato quello di perdere occasioni di rinascita.

Siamo tutti lì a raccogliere i cocci di un’esistenza andata in frantumi o anche solamente un po’ ammaccata. Eppure c’è chi quest’anno ricomincia sul serio. Penso agli studenti e alle studentesse della scuola serale incontrati qualche giorno fa. Per loro si tratta realmente di ricominciare, di riprendere il filo di un discorso interrotto ma mai spezzato. Nelle loro vite, ricominciare significa riprendersi quanto perso per strada per uno o mille motivi. E di banco in banco ci sono storie che meriterebbero di essere narrate ma che purtroppo, o per fortuna, rimarranno ben custodite nei cuori dei protagonisti. C’è Piero( questo, come gli altri, è un nome frutto della fantasia per tutelare i protagonisti di queste storie) che ha ripreso in mano quei libri che aveva lasciato, dopo la morte del padre, per aiutare la famiglia lavorando e portando il pane a tavola e che oggi vuole giocarsi fino in fondo il secondo tempo della sua partita personale. C’è Carmela che dopo tanti piccoli lavori adesso vuole fare il salto di qualità ma ha bisogno del pezzo di carta per realizzare il suo sogno. Lì in fondo c’è Tarek che dopo un lungo, interminabile,  viaggio in mare ha appeso i suoi sogni ad un furgone e, ogni mattina, macina chilometri da una capo all’altro della città. Tra quei sogni c’era una passione per la matematica. Le equazioni e le formule geometriche gli hanno ridato il benvenuto a scuola. Bruno, invece, ha avuto tanto tempo ma lo ha sprecato. Adesso, dopo tanti giorni bui a brancolare nel nulla, quando pensava di essere fuori tempo massimo, ha rispolverato quello zainetto ancora in buono stato in fondo ad un armadio, con dentro un quaderno e una penna. Adesso vuole ricominciare. Marisa, ha negli occhi la trama di una film già visto tante volte e nelle mani i segni di chi si prende cura di anziani soli. Coglie l’opportunità di imparare quello che nessuno è stato mai capace di donarle. E non importa se la campana suona alle dieci di sera. Fuori c’è sempre qualcuno ad aspettarli e a farli sentire meno soli in questo nuovo splendido viaggio.

C’è chi la scuola la riprende da grande, chi dopo appena qualche anno da corso normale. Tutti accomunati dalla voglia di ricominciare a studiare, tutti accomunati dal desiderio di vincere quella scommessa che sembrava ormai perduta. Senza nulla togliere ai tanti ragazzi che ogni giorno si impegnano sui banchi della scuola illuminata dalla luce del giorno, i veri eroi della ripresa sono loro e la loro scuola illuminata dalla luna e dalle stelle che fanno a gara con i lampioni delle strade. Una luce, la loro, che brilla nell’oscurità di questi tempi e che offre al cuore una speranza tanto desiderata. La speranza di ricominciare.

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