Dio si consegna all’uomo

Dio si consegna all’uomo

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

Sabato della XXV settimana del Tempo Ordinario

Letture: Qo 11,9-12,8; Sal 89; Lc 9,43-45

Riflessione biblica

“Mettetevi bene in mente: il Figlio dell’uomo sta per esser consegnato in mano agli uomini” (Lc 9,43-45). Difficile accettare queste parole di Gesù, anzi qualche volta desideriamo un Messia trionfante e glorioso, che lotta contro le potenze del male, opera per ristabilire l’onore di Dio, la vendetta contro i nemici di Dio. Siamo invitati, invece, a riflettere, perché su di esse poggia la nostra fede. Gesù è il crocifisso, che è stato consegnato per noi, che ha patito molto, è morto per noi offrendo la sua vita, è risuscitato per la nostra salvezza. Per questo, Non vogliamo sapere altro se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso” (1Cor 2,2). Questa è la vera identità di Gesù secondo il progetto salvifico di Dio: Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria? E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui” (Lc 24,26-27). Fatichiamo a comprendere tale progetto di amore, carico di sofferenza, ma è decisivo per la fede e per il nostro cammino spirituale: I Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio (1Cor 1,23-24). Egli è il “Messia sofferente”, che si addossa le nostre sofferenze, i nostri dolori, “consegnato nelle mani degli uomini”, che hanno fatto e continuano a fare di lui “l’uomo dei dolori” (Is 53,3-4). La croce di Gesù segna le nostre giornate, ma ci conduce alla gloria:Ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi” (Rom 8,18). La Croce assume tanti aspetti nella nostra vita di ogni giorno: umiliazioni, sofferenze fisiche e morali, maldicenze e persecuzioni: “Sappiamo checome abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione; così, la nostra speranza è salda: siete partecipi delle sofferenze, lo siete anche della consolazione” (2Cor 1,5.7). Così, con Paolo, ciascuno di noi può dire: “Mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 2,10). 

Lettura esistenziale

“Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento” (Lc 9, 45). I discepoli facevano fatica a comprendere la profezia di Gesù, non perché le sue parole non fossero chiare, ma perché ciò che predicono è misterioso e oscuro. Le concezioni messianiche degli apostoli erano ben diverse da quelle di Gesù. Le loro speranze avevano per oggetto la grandezza politica e materiale. Invece Gesù afferma che dovrà soffrire ed essere consegnato negli uomini. Perché la via di Gesù passa attraverso il dolore per giungere alla gloria? Perché questa deve essere anche la via dei suoi discepoli e della sua Chiesa? Gesù non è venuto sulla terra per sedurre con miracoli e prodigi, ma per salvare il mondo attraverso la sua passione, morte e risurrezione. I discepoli temevano di interrogarlo su questo argomento, perché non capivano e non accettavano la via della croce. Finché vivremo sulla difensiva rispetto a questa logica nuova potremmo solo rendere più difficile la manifestazione del Signore nella nostra vita. Di Gesù non bisogna prenderci solo ciò che ci piace e che ci sembra convenire. Di lui dobbiamo imparare a prendere anche tutto ciò che rigettiamo perché scardina alla base le nostre convinzioni. Ma alla fine proprio lì si gioca il meglio della vita.

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