La salvezza rifiutata

La salvezza rifiutata

Commento di Fra Marcello Buscemi e Suor Cristiana Scandura

San Girolamo

Letture: Gb 38,1.12-21;40,3-5; Sal 138; Lc 10,13-16

Riflessione biblica

“Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! … E tu Cafarnao fino agli inferi precipiterai!” (Lc 10,13-16). Il tono sembra minaccioso, ma è quel parlare profetico che mira alla conversione: ad accogliere Gesù e il suo messaggio di salvezza, che illumina le menti e il cuore per intraprendere la via di Dio e così essere partecipi del suo Regno. Esso, pertanto, non deve suscitare paura, ma consapevolezza: anche noi abbiamo bisogno di attuare una reale conversione, un impegno ad accogliere Gesù, a collaborare con lui perché Dio regni nelle nostre menti e nei nostri cuori. L’invito di Gesù riguarda città importanti del passato, dove egli ha operato il suo primo apostolato. Betsaida: patria di Pietro, Andrea, Filippo; nelle sue vicinanze, Gesù operò la moltiplicazione dei pani (Mc 6,45); di essa non esiste quasi nulla: è scomparsa dalla storia. Corazin: vicino a Cafarnao, fu splendida città con una meravigliosa sinagoga in pietra basaltica; anch’essa scomparsa. Cafarnao: “la città di Gesù” (Mt 4,13); in essa Gesù guarì il paralitico, l’emorroissa, la suocera di Pietro, risuscitò la figlia di Giairo e in essa tenne il discorso sull’Eucaristia di Gv 6,24-60. Ora è città fantasma, meta di pellegrinaggi per visitare i ruderi della “casa di Pietro” e la splendida sinagoga del IV-V sec. Non conta essere abitanti di città importanti o che hanno visto i miracoli di Gesù: ciò che conta è convertirsi e seguire Gesù per le vie della verità, della giustizia e dell’amore. D’altra parte, la profezia di Gesù non riguarda tanto la distruzione di queste città o altre città: essa è un invito alla salvezza, a cambiare atteggiamento di vita, a lasciarsi guidare dall’amore per le vie della condivisione e della comunione, a formare “un solo corpo e un’anima sola” (At 4,32) nell’unità della fede e nello spezzare il pane (At 2,42-44; 1Cor 10,17). Non guardiamo alla distruzione di quelle città, ma all’atteggiamento di conversione del cuore che dobbiamo avere per ottenere la salvezza, togliendo di mezzo l’indifferenza e l’apatia e cercando la comunione con Gesù e con il Padre e nella forza dello Spirito operare il bene per conseguire la vita eterna. Richiamiamo alla mente le parole di Ap 3,19.20: “Sii zelante e convertiti. Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me”.

Lettura esistenziale

“Guai a te, Corazin, guai a te, Betsàida! Perché se a Tiro e Sidone fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite” (Lc 10, 13). Nel Vangelo odierno vediamo Gesù che rimprovera quelle città della Galilea in cui aveva predicato e compiuto il maggior numero di miracoli. In queste città egli aveva seminato abbondantemente, ma il raccolto non era sta stato buono. Le espressioni che il Signore usa nei loro confronti, esprimono la sua delusione e il suo rammarico per l’incredulità incontrata. Il messaggio evangelico non si impone con la forza, ma solo si offre, si propone e davanti ad esso possiamo chiuderci o aprirci, accettarlo o rifiutarlo. Non accogliere il Vangelo significa vivere come se Do non esistesse e forse non tanto a parole quanto con i fatti concreti di cui è intessuta la nostra quotidianità. Dio rispetta la nostra libertà. «Chi ascolta voi ascolta me» (Lc 10,16). Queste parole con cui si conclude il Vangelo sono una chiamata alla conversione e sono cariche di speranza. La conversione consiste nel fatto che l’amore superi progressivamente l’egoismo nella nostra vita e questo è un lavoro in continuo divenire, mai concluso. San Massimo ci dirà: «Non c’è nulla di così gradevole e amato da Dio come il fatto che gli uomini si convertano a Lui pentendosi sinceramente». Incominciamo subito.

 

 

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